Fino alla fine del Mondo

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Mauro Gervasini dice che I gioielli di Madame de... è il film da salvare oggi in TV.
Su IRIS alle ore 02:20.

Dove sono finite le sex symbol? Dal nostro archivio, una riflessione del 2012 di Roy Menarini.

Rick Alverson (in concorso a #Venezia75 con The Mountain ) è un comico da prendere decisamente sul serio. Lo avevamo segnalato negli Scanners.

Manca poco per la quinta stagione (su Netflix dal 14 settembre). Il cavallo più (o meno) famoso di Hollywoo sta per tornare.

Tra i 30 registi italiani più votati del nostro sondaggio pubblicato su FilmTv n° 34 c'è lui. Noi lo conosciamo bene, e voi?

Per festeggiare David Cronenberg che verrà premiato con il Leone alla carriera a Venezia 75 abbiamo pensato di rendere disponibili tutti gli articoli archiviati nella nostra collezione Locandine. A partire da La zona morta.

La citazione

«Noi siamo orfani della Rivoluzione. E spesso pensiamo che non c'è più una vittoria possibile, che il mondo è disincantato e alla fine ci rassegniamo. Il cinema, al contrario, ci dice, a suo modo, che ci sono vittorie possibili anche nel mondo peggiore.... Non bisogna disperarsi. È quel che il cinema ci racconta, io credo. Ed è per questo che dobbiamo amarlo. (Alain Badiou)»

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Mariuccia Ciotta

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Fino alla fine del Mondo


Strange Days di Kathryn Bigelow

Locandina pubblicata su FilmTv 35/2008

Ultimi giorni del 1999 a Los Angeles. come Cyrus in I guerrieri della notte, Jeriko One, un rapper ispirato in egual misura a Tupac Shakur e a Ice T, denuncia la violenza della polizia (ricordatevi di Rodney King) e tenta di negoziare la pace tra le varie gang cittadine. La città ribolle. Ma Lenny Nero, “il miglior poliziotto che sia mai stato buttato fuori dalla buoncostume”, non s’accorge di nulla. Lui sa solo che la domanda di Squid è altissima e che gli manca da morire Faith (una umidissima Juliette Lewis white trash che anticipa la sua conversione al rock). Lo Squid (Superconducting Quantum Interference Device – Dispositivo di Interferenza del Superconduttore Quantum) è un casco che si applica al cranio permettendo così la registrazione di pensieri, emozioni, ricordi e altro direttamente dal cervello del soggetto che le vive. Queste clip di “vita vera” possono essere fruite poi da altri soggetti che si fanno trip da paura senza rischiare niente. Il fascino indiscreto di quell’oscuro oggetto del desiderio. Oltre le porte della percezione in chiave parasnuff. Un oscuro scrutare, in tutti i sensi. Peccato che su uno di questi dischetti sia inciso l’omicidio di Jeriko One. Dietro le apparenze di un frenetico dynamovie, Kathryn Bigelow firma nel 1995 con Strange Days uno dei titoli chiave degli anni 90. Presentato alla Mostra di Venezia, sacrificato sullo schermo dell’Excelsior, non viene salutato con grande favore dalla critica che, probabilmente obnubilata da un tasso ritmico altissimo pari solo all’incandescente temperatura melodrammatica, non accoglie la riflessione della regista sulle trasformazioni del dispositivo di riproduzione. Straordinaria regista di uomini, muscolare quanto Walter Hill, attenta come una discepola di Leigh Brackett nel raccontare la lotta dei sessi, sedotta dall’hardware come James Cameron (che scrive e produce), Kathryn Bigelow è stata una delle presenze più appassionanti del cinema statunitense che a partire dalla fine degli anni 80, attraverso titoli come Il buio si avvicina, Blue Steel e Point Break, ha posto le basi per una personalissima poetica virile. L’oggetto d’indagine di Strange Days è la verità (filmica e non) che viene posta nel cuore stesso della macchina cinema. Il nesso ontologico che lega un corpo-oggetto e la sua immagine risiede nel valore di “cosa vista”. Dato di un’esperienza empirica potenzialmente verificabile all’infinito, testimoniata dalla riproduzione stessa. La Bigelow, attraverso l’idea dello Squid, individua nella deriva della percezione determinata tecnologicamente uno spostamento del rapporto di fiducia che lega il fruitore alla realtà delle immagini prodotte. La grande abilità della regista risiede nell’evitare che il film diventi un pamphlet e, muovendo da queste premesse teoriche, mette in piedi un clamoroso action movie che si imprime nella memoria grazie a straordinari set piece e a una commozione genuina che si esalta in un finale mozzafiato. Volando sulle ali della steadycam di Jim Muro (sì, proprio lui...), Strange Days vive grazie a una serie di contributi tecnici esemplari come la fotografia di Matthew F. Leonetti e il montaggio chirurgico di Howard Smith. «Preferisco il troppo al troppo poco» dice la Bigelow del film. «In definitiva il mio obiettivo è quello di usare il cinema come uno strumento sociale. Mi sento molto vicina a registi come Martin Scorsese, Akira Kurosawa, Walter Hill e Sam Peckinpah. Quando ho iniziato a occuparmi di cinema vedevo di tutto: da Bruce Lee a Orson Welles». 

Strange Days (1995)
Titolo originale: Strange Days
Regia: Kathryn Bigelow
Genere: Fantascienza - Produzione: USA - Durata: 139'
Cast: Ralph Fiennes, Angela Bassett, Juliette Lewis, Tom Sizemore
Soggetto: Jay Cocks, James Cameron
Musiche: Peter Gabriel, Graeme Revell
Montaggio: Howard E. Smith
Fotografia: Matthew F. Leonetti

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Giona A. Nazzaro

Delegato generale Settimana Internazionale della Critica di Venezia. Programmatore Visions du Réel di Nyon (Svizzera). Collaboratore Festival del Film di Locarno. Autore di libri e saggi. Dischi, libri, gatti, i piaceri. Il resto, in divenire.

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