Genesi del noir perfetto

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Genesi del noir perfetto


Chi ucciderà Charley Varrick? di Don Siegel

Locandina pubblicata su FilmTv 41/2020

Il 1° ottobre di un secolo fa nasceva a New York da padre ucraino e madre lituana, entrambi di origine ebraica, Walter Matthau. Per celebrare la ricorrenza il critico francese Thierry Barnaudt ha lanciato online un sondaggio su quale fosse il suo film più amato dal pubblico. Ha vinto un po’ a sorpresa Sciarada di Stanley Donen, dove non è neanche protagonista, ma con altrettanta sorpresa è arrivato secondo Chi ucciderà Charley Varrick? di Don Siegel. Curiosamente nessuno dei due è una commedia, anche se il film di Donen è intriso di atmosfere giallo-rosa, Varrick invece è un neo-noir stupefacente e in controtendenza rispetto al genere. Matthau non lo amava. Siegel si lamentò pubblicamente del suo disinteresse nella fase di lancio del film e l’attore rispose con una lettera in cui con sarcasmo lamentava di non aver capito un granché della trama: «L’ho visto tre volte e nonostante possa dire di avere un quoziente intellettivo superiore alla media (QI 120) ho continuato a domandarmi cosa diavolo accadesse». Amen. L’importante è che sia fantastico nel film. Charley Varrick nasce da un un romanzo di John H. Reese, The Looters, di cui Siegel aveva acquistato i diritti. Copione dello sceneggiatore di fiducia della Malpaso (la società del regista e di Clint Eastwood) Dean Riesner (L’uomo dalla cravatta di cuoio, Ispettore Callaghan: il caso Scorpio è tuo!, Brivido nella notte) con Howard Rodman, tagliato su misura per Clint che però decide di non partecipare perché «senza redenzione» il personaggio. Questo clamoroso errore di valutazione regalerà al cinema la straordinaria interpretazione di Walter Matthau nei panni di un rapinatore imperturbabile (se fosse un cartone animato sarebbe senz’altro Droopy di Tex Avery) che svaligia una banca e senza saperlo porta via 765.118 dollari («per la precisione») a un’organizzazione criminale mezza americana e mezza cinese che gli mette alle calcagna un sicario sadico e violento, sorta di Anton Chigurh ante litteram, che però si chiama Molly e quindi induce di primo acchito al sorriso. Varrick invece è un ex pilota acrobatico convertitosi alle disinfestazioni aeree e il cui motto è «last of the independents» («l’ultimo degli indipendenti, buona questa, è l’ultimo davvero» dirà Molly). La sua donna, Nadine, resta ferita a morte durante la rapina dopo aver seccato un vice sceriffo con un colpo di pistola alla testa. Il complice superstite è interpretato da Andy Robinson, già Scorpio in Ispettore Callaghan: il caso Scorpio è tuo!, ma più o meno tutto il cast è di (superbi) caratteristi siegeliani a partire dal grande John Vernon contabile della mala e dalla grandissima Marjorie Bennett, la vecchietta squinternata vicina di Varrick che canticchia «trifoglio trifoglio lo sai che cosa voglio son tutta in calore facciamo l’amore». Ma non divaghiamo. Come scrive Roberto Vaccino in quel testo sacro che è il Castoro dedicato a Don Siegel (1984), «con il suo personaggio centrale e una fila di comprimari individuati da precisi dettagli, presenta un’abbondanza tale di motivi e nuove soluzioni da chiedere allo spettatore ben altra attenzione e complicità» rispetto, s’intende, a quella rivolta ai film di genere più convenzionali e commerciali. Chi ucciderà Charley Varrick? è infatti il noir perfetto, con sequenze magistrali (la rapina è tra le migliori della storia del cinema, succede di tutto senza dover ricorrere ai ralenti, di cui Siegel non ha mai avuto bisogno per essere epico o lirico), dialoghi pazzeschi (anche il doppiaggio italiano, con le sue libertà, non è male) e personaggi tutti memorabili: il paralitico ricettatore/informatore, la fotografa della mala, lo sceriffo, il mafioso cinese, l’entraîneuse e il direttore di banca istigato al suicidio dalle parole di Vernon in una formidabile scena tra le vacche di un recinto in aperta campagna. Musiche al solito eccezionali di Lalo Schifrin alla quarta collaborazione con Siegel (ce ne sarà una quinta,Telefon, nel 1977).

il Focus di questo numero: Controlocandina n° 41/2020

Un’automobile accosta davanti all’ingresso di una banca. Siamo a Tres Cruces, un paesino di poche anime, non distante da Albuquerque, New Mexico. Scena bucolica per una rapina destinata a finire male. Due bambini si divertono sull’altalena, e già ci viene in mente come avrebbe costruito la sequenza un regista come Sam Peckinpah. L’automobile gialla si arresta in uno spazio vietato. Sfiga vuole che proprio in quell’istante passi una pattuglia della polizia a ricordarglielo. Nadine, una giovane donna, si scusa, indicando l’anziano signore al suo fianco: il marito con una gamba ingessata. Devono solo cambiare un assegno. Come negare un favore simile? Così, mentre la pattuglia si allontana, all’interno il distinto signore dai capelli bianchi, con lenti da fondo di bottiglia e un grosso neo sulla guancia destra, cerca di intascare l’assegno. A fatica. Ex pilota d’aereo acrobatico in fiere paesane caduto in malora, usa ora l’aereo per disinfestare i campi agricoli. Ma si mantiene organizzando rapine in minuscole banche di campagna. Stavolta però ha scelto la banca sbagliata. Fuori, la targa dell’auto insospettisce uno dei poliziotti. Chiede un controllo. Così, mentre dentro il distinto signore estrae la rivoltella spalleggiato da due complici mascherati, fuori la polizia fa un’inversione a U. Stiamo solo trascrivendo quanto Siegel ci mostra con una messa in scena secca. All’osso. Proprio l’opposto di Peckinpah. Ed è proprio per questo che, quando Nadine innesca una sparatoria con la legge, i due bambini sull’altalena non vengono proprio contemplati nel gioco delle inquadrature. Forse Siegel aveva fretta. Si permette solo un efficace gioco di riflessi dentro alla banca, mentre tutto sta andando in vacca. In una sola inquadratura cattura due azioni contemporaneamente. Finisce che uno dei complici resta sul pavimento. Nadine ha invece freddato i due poliziotti. Ferita a morte guida veloce fino al luogo stabilito, mentre il vecchio comincia a levarsi il trucco, lasciando emergere la faccia inespressiva di Walter Matthau. Spostano tutto sul camioncino che usa come disinfestatore. Lasciano Nadine senza vita sull’auto. Sistemano polvere da sparo per farla saltare in aria. Sfuggono a un controllo della polizia grazie alla detonazione. Il poliziotto si dirige verso quella nuvola nera che si alza in cielo. In questo film amaro, senza svenevolezze, Walter Matthau, con la sua faccia inespressiva, bofonchia il suo ultimo saluto alla donna: «Addio Nadine». Come si fa a non amarlo?

Rinaldo Censi

Chi ucciderà Charley Varrick? (1973)
Titolo originale: Charley Varrick
Regia: Don Siegel
Genere: Azione - Produzione: USA - Durata: 97'
Cast: Walter Matthau, Joe Don Baker, Felicia Farr, Andrew Robinson, Sheree North, Norman Fell, Benson Fong, Woodrow Parfrey, William Schallert, Jacqueline Scott
Sceneggiatura: Dean Riesner, Howard Rodman
Musiche: Lalo Schifrin
Montaggio: Frank Morriss
Fotografia: Michael C. Butler

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Mauro Gervasini

Firma storica di Film Tv, che ha diretto dal 2013 al 2017, è consulente selezionatore della Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia e insegna Forme e linguaggi del cinema di genere all'Università degli studi dell'Insubria. Autore di Cuore e acciaio - Le arti marziali al cinema (2019) e della prima monografia italiana dedicata al polar (Cinema poliziesco francese, 2003), ha pubblicato vari saggi in libri collettivi, in particolare su cinema francese e di genere.

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