I Taviani brava gente

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Ilaria Feole dice che Due per la strada è il film da salvare oggi in TV.
Su Cine Sony alle ore 10:10.

Dove sono finite le sex symbol? Dal nostro archivio, una riflessione del 2012 di Roy Menarini.

Rick Alverson (in concorso a #Venezia75 con The Mountain ) è un comico da prendere decisamente sul serio. Lo avevamo segnalato negli Scanners.

Manca poco per la quinta stagione (su Netflix dal 14 settembre). Il cavallo più (o meno) famoso di Hollywoo sta per tornare.

Tra i 30 registi italiani più votati del nostro sondaggio pubblicato su FilmTv n° 34 c'è lui. Noi lo conosciamo bene, e voi?

Per festeggiare David Cronenberg che verrà premiato con il Leone alla carriera a Venezia 75 abbiamo pensato di rendere disponibili tutti gli articoli archiviati nella nostra collezione Locandine. A partire da La zona morta.

La citazione

«Life... don't talk to me about life...»

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Alice Cucchetti

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I Taviani brava gente


Padre padrone di Paolo Taviani, Vittorio Taviani

Locandina pubblicata su FilmTv 48/2003

Se qualcuno vi dice che il cinema è una grande famiglia, non credetegli, non è vero. È vero invece che, come accade per farmacisti e notai, anche le professioni del cinema si tramandano spesso di padre in figlio. È un bene o un male? Dipende, in sé non significa molto. Fa piacere però notare come certe dinastie (Risi, Comencini) facciano ancora bella figura. Ma una famiglia vera è da sempre quella che fa capo ai fratelli Taviani. Non solo per l'impiego di congiunti stretti (dalla bravissima costumista Lina Nerli alle nuove generazioni impegnate su molti fronti) quanto per l'aria, diciamo così, domestica che ha sempre circondato il loro lavoro e che abbiamo respirato in tanti. anche senza gradi di parentela. In via Donizetti, a Roma, nella seconda metà degli anni '60, c'erano gli uffici dell'Ager Film di Giuliani G. De Negri e da lì siamo passati un po' tutti, specie se giovani, disoccupati e senza una lira. Erano di casa Lizzani e Maselli, Orsini e Ferrero. Ma I'Ager era il regno di Paolo e Vittorio, là si montavano i loro film (nel duplice senso che s'impostava la produzione e si tagliava in moviola), là capitava di girare qualche interno, con gente di passaggio s'improvvisavano i rumori in sala o qualche battuta di doppiaggio. Di uno dei due fratelli forse sono stato anche assistente per uno spot pubblicitario (erano entrambi Jeckyll e Hyde, niente accomuna il loro cinema e i loro Caroselli) per qualche settimana mi sono intrufolato di nascosto in un loro film, per vederli lavorare, tenendomi a distanza anche delle comparse, che erano tutte in costume. Sarà dunque per ragioni private che Sotto il segno dello scorpione resta, tra i loro film, il mio preferito. Più di Padre Padrone, più della Notte di San Lorenzo o di San Michele aveva un gallo, a cui molti siamo debitori. Nell'estate del '68, vicino a un paese del Lazio che si chiama Guadagnolo, i Taviani inventarono metà del mitico paesaggio della loro impervia vicenda, dove Storia e Utopia si scontrano con alterne fortune. Il film, che ho rivisto più volte, mi piace perché ti chiude le porte in faccia quando credi di aver capito tutto e, quando invece credi di non aver capito niente, ti offre la soluzione più semplice, senza intellettualismi. Ma non è solo la bellezza del film che dura nel tempo. È la "grande famiglia" di quel set che, almeno per una volta, mi sembrò, non utopisticamente, realizzarsi nel lavoro di tutti i giorni. Nacquero belle amicizie, alcune delle quali vivono ancora. E non faccio nomi, ma ripeto dentro di me i titoli di testa.

il Focus di questo numero: Padri qui o altrove

Potrà sembrare anacronistica l'Italia rurale raccontata dai Taviani in Padre padrone. Tuttavia, in diversi contesti socioculturali il tema padre-figlio, vissuto quasi sempre in modo conflittuale, è ancora dominante nel cinema italiano. Il caso recente più interessante e drammatico è Pater Familias di Francesco Patierno tratto da un libro di Massimo Cacciapuoti. Le figure paterne nel film sono responsabili del progressivo disorientamento dei protagonisti giovani, soprattutto sono radiografate nella loro assoluta mancanza di valore, a volte non una presenza ma un'assenza. Siamo però in luoghi di massimo degrado: diverso invece il caso dell'uomo maturo, professore universitario, rispettabile borghese, che in Giovani dei fratelli Mazzieri sfugge alla sua responsabilità di padre costringendo la studentessa-amante ad abortire. È un tema, questo, affrontato nel film con una certa durezza e, cosa importante, attraverso gli occhi della ragazza. Più articolate, invece, "le" paternità di Non è giusto di Antonietta De Lillo. L'altra faccia di Napoli, rispetto a Pater Familias: non la periferia ma la zona borghese, non il degrado economico-esistenziale ma il disadattamento psicologico di quarantenni separati e smarriti. Nel film della De Lillo un tema molto importante, quello del genitore capace di stare accanto al figlio più come amico che come padre, facendogli così mancare una componente di equilibrio e autorità anche morale fondamentale nel processo di crescita dei piccoli. È ancora più sintomatico che a sviluppare l'argomento sia un'autrice donna, che però sceglie un'ottica precisa e non giudicante: quella dei bambini. È un film certamente meno riuscito di quelli citati sopra, ma con una figura paterna molto interessante Quello che cerchi di Marco Puccioni, dove il padre è un detective sulle tracce di un figlio nascosto in un mondo tutto da decifrare (per chi non appartiene alla stessa generazione). Ed è infine molto profondo il ritratto del papà nel Miracolo di Edoardo Winspeare: sa essere vero e mai soltanto esemplare di quanto il ruolo di padre sia complicato oggi.

Mauro Gervasini

Padre padrone (1977)
Titolo originale: -
Regia: Paolo Taviani, Vittorio Taviani
Genere: Drammatico - Produzione: Italia - Durata: 120'
Cast: Saverio Marconi, Omero Antonutti, Marcella Michelangeli, Nanni Moretti

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