L'ora più buia

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Sergio M. Grmek Germani dice che I cento cavalieri è il film da salvare oggi in TV.
Su RaiMovie alle ore 18:10.

Hirokazu Kore-eda torna a Venezia dopo due anni: il suo La vérité aprirà infatti #Venezia76. Il film presentato in concorso a Venezia 74 era stato The Third Murder, tuttora inedito in Italia, fatta eccezione per una proiezione allo Spazio Oberdan di Milano del mese di febbraio 2019. Ne riproponiamo qui la recensione.

Nel 2011, in occasione dell’uscita in sala del film di Jean-Jacques Annaud Il principe del deserto , con Antonio Banderas e Tahar Rahim, avevamo voluto ripercorrere la storia del Sahara al cinema. Vi riproponiamo oggi questo percorso.

Il cibo, la tradizione, il vino... ma la birra? Piccolo excursus su una bevanda popolare, ma non così tanto al cinema.

Al cinema da giovani è una raccolta di scritti di Maurizio Ponzi, appena uscita, da cui abbiamo tratto l'intervista che Ponzi fece a Jean-Pierre Melville negli anni '60, pubblicata su FilmTv n° 33. Per accompagnare quella lettura vi proponiamo il testo di Emanuela Martini su Lo spione .

Il 21 agosto arriva su Sky Atlantic la settima e ultima stagione di Veep . Riprendiamo il filo con la recensione della stagione 6.

La citazione

«Certainly it constitutes bad news when the people who agree with you are buggier than batshit.»

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Lorenza Negri

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L'ora più buia


Zero Dark Thirty di Kathryn Bigelow

Locandina pubblicata su FilmTv 11/2015

Dieci anni: dall’11 settembre 2001 al 2 maggio 2011, il tempo trascorso tra l’attacco alle Torri gemelle e l’uccisione di Osama bin Laden da parte di una squadra speciale dei Navy Seals. Dieci anni di indagini, interrogatori (spesso, cioè, torture), appostamenti, false piste, altri attentati sanguinosi, come quello alla stazione Atocha di Madrid (2004), a un autobus nel centro di Londra (2005), al Marriott Hotel di Islamabad (2008), alla stessa base Chapman della CIA in Afghanistan (2009). Nel 2012 Kathryn Bigelow affronta con coraggio un’impresa difficilissima: raccontare la storia recente, descrivere il trauma che ha aperto il nuovo millennio, affrontare il pasticcio culturale, geografico, ideale nel quale oggi (nel 2015) siamo più che mai immersi. Quello che l’autrice ci racconta non è una vittoria, non è la fine di una caccia all’uomo: è solo un inizio, l’inizio di un mondo nuovo e irriconoscibile, come si riflette nelle pulsioni contrastanti e nello sguardo di Maya (Jessica Chastain), protagonista ostinata e assoluta (che la narrazione non molla mai) e specchio di tutti i dubbi morali e le certezze culturali che, dall’11 settembre, non hanno smesso di tormentarci. Maya è Kathryn Bigelow, è l’America (di Bush e Obama), è il mondo occidentale di fronte a una sfida per la quale non è equipaggiato. I codici di giustizia, l’umanità, persino la razionalità laica cozzano contro un furore ideale che non conosce sfumature, un arcaismo che non sappiamo interpretare, un sistema di valori che non possiamo condividere, una serie pressoché infinita, “storica”, di errori commessi. Non sappiamo più che pesci prendere. Maya anche meno: perché è una donna. Zero Dark Thirty (termine militare che significa più o meno “dopo mezzanotte e mezzo”, le ore più buie della notte) è uno straordinario film femminile sulla guerra e sul presente, dove la parola chiave è proprio “femminile”. Accompagnato da polemiche pretestuose (sulla faccenda Afghanistan e sulla tortura, che la Bigelow mostra con durezza e pietà, senza compiacimenti), sostenuto dalla sceneggiatura perfetta di Mark Boal, che prende spunto da dati reali e non si sposta mai dall’obiettivo principale, non si concede mai (né concede alla protagonista) deviazioni romanzate, il film ha il nerbo, l’onestà e il coraggio dei grandi film di guerra (che comunque un punto di vista, una soggettiva, una “parte” dalla quale stare devono averla) e il puntiglio nervoso di un reportage, di un file segreto, di una sventagliata di news. Dai primi minuti di buio nei quali echeggiano le voci e le telefonate (vere) che s’intrecciarono quell’11 settembre, alla lunga sequenza finale dell’incursione nel fortino di Abbottabad e dell’uccisione di Bin Laden, i 157 minuti di Zero Dark Thirty scorrono con velocità secca e disadorna, con scene per lo più brevi, stacchi e cambi di location frequenti, date e luoghi a scandire il passaggio del tempo e il procedere o lo stallo delle ricerche. E Maya è sempre là, all’inizio una figura nera e incappucciata che assiste, appena arrivata in Pakistan, a un interrogatorio, poi a viso scoperto, decisa ad affrontare apertamente, con i propri sfacciati capelli rossi, qualsiasi scelta orribile le si pari davanti, ostinata sulla pista che condurrà alla preda maggiore. Sempre più provata, e isolata, lontana dalla logica maschile, spesso dolorante, tesse e delinea un percorso nell’angoscia morale. Alla fine del quale c’è ancora il nero di un suo sguardo interrogativo, il buio di un aereo che la riporta a casa. Sola.

Zero Dark Thirty (2012)
Titolo originale: Zero Dark Thirty
Regia: Kathryn Bigelow
Genere: Guerra - Produzione: Usa - Durata: 157'
Cast: Jessica Chastain, Reda Kateb, Jason Clarke, Kyle Chandler, Jennifer Ehle, Harold Perrineau, Jeremy Strong, J.J. Kandel, Wahab Sheikh, Alexander Karim
Sceneggiatura: Mark Boal
Musiche: Alexandre Desplat
Montaggio: William Goldenberg, Dylan Tichenor
Fotografia: Greig Fraser

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Emanuela Martini

Capelli rossi, lettrice forte, brutto carattere (dicono). La prima volta mi hanno portata al cinema che avevo tre anni. Ci stavo dalle 2 alle 8, orario continuato. Praticamente, non ne sono più uscita: adesso ci sto anche dalle 8 alle 20, e a volte pesa. Ma la passione resta e non mi annoio (quasi mai). Onnivora: mi piace tutto (quando mi piace). Autori di culto: Michael Powell e Robert Altman. Serie: Twin Peaks e I Soprano forever. Rimpiango il cinema americano anni ’70 e il metabolismo dei trent’anni. Vivo in un disordine "escheriano", tra libri, oggetti, dvd, foto, abiti e scarpe, con Lucrezia, gatta petulante di 19 anni. Credo allo Stregatto (quello di Alice): qui in giro aleggia il sorriso di Blimp, Sibella e Oreste.

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