La madre dei sospiri

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La madre dei sospiri


Suspiria di Dario Argento

Locandina pubblicata su FilmTv 04/2017

Benché circondato dalla più assoluta segretezza, è lecito sospettare che Suspiria di Luca Guadagnino, in lavorazione, sarà molto diverso dall’originale di Dario Argento, tanto da rendere improprio il termine “remake”. Di sicuro però condivide la folgorazione artistica per lo stile liberty, che già Argento aveva dimostrato di amare fin dai tempi di L’uccello dalle piume di cristallo (1970), nelle scene girate al quartiere Coppedè di Roma. Guadagnino ha scelto come principale location il Grand hotel Campo dei fiori sulla montagna che sovrasta Varese, opera dell’architetto Giuseppe Sommaruga, principale esponente del liberty milanese. Nell’albergo, riaperto e riadattato per l’occasione dopo quasi cinquant’anni di chiusura, è stata ricostruita la scuola di danza tedesca dove approda Susy Benner, nel film nuovo interpretata da Dakota Johnson e nell’originale del 1977 da Jessica Harper. L’impatto visivo è l’aspetto più affascinante di Suspiria di Dario Argento, giustamente considerato seminale per come ha saputo derivare dalle linee creative di uno stile architettonico un’estetica horror straordinaria. In Suspiria linguaggio e iconografia combaciano con gli aspetti narrativi più fiabeschi, dovuti al contributo di Daria Nicolodi alla sceneggiatura. Sua l’idea di recuperare anche nell’immagine, fin dalla corsa nel bosco della prima vittima a inizio film, quasi disneyana, il legame con l’archetipo fiabesco del genere, al quale fa esplicito riferimento la figura della Mater Sospiriorum Elena Markos, la più anziana delle tre madri dell’omonima trilogia cinematografica (composta, oltre a Suspiria, da Inferno del 1980 e La terza madre del 2007). Parliamo quindi di una strega, conosciuta anche come la Regina nera, che nel 1895 (l’anno di nascita del cinema e del mito letterario di Dracula, coincidenza) fonda la Tanz Akademie di Friburgo dove giovinette da tutto il mondo giungono per danzare, sotto il suo potere occulto. Argento pensa in un primo momento di girare un film con sole adolescenti e una protagonista tredicenne. Poi, su consiglio dei produttori, cambia idea pur mantenendo un che di infantile nei rapporti tra le ragazze, oltre a dimensioni di alcuni oggetti interni sfalsate o ingrandite dalla prospettiva, per far sembrare più piccoli, e sovrastati, i personaggi. Inquadrature: grandioso il lavoro del direttore della fotografia Luciano Tovoli, il quale, con una modalità artigianale divenuta leggendaria, sovrapponendo al posto della normale gelatina panni colorati alle lenti anamorfiche, riesce a dare l’effetto di volti e corpi schiaffeggiati dalle dominanti cromatiche (tra le quali, ça va sans dire, il rosso). Argento, da parte sua, cura in modo maniacale ogni singola inquadratura («Volevo non ce ne fossero due uguali in tutto il film» dichiara negli extra del dvd Eagle distribuito nel 2004); gira il film in sequenza (ovvero in continuità con la storia) così da ridurre al minimo il lavoro in post produzione. E riesce, anche grazie alla perizia di Tovoli e al lavoro dello scenografo Giuseppe Bassan, a rendere claustrofobici esterni pazzeschi come la Königsplatz di Monaco di Baviera, dove Flavio Bucci viene sbranato dal suo cane lupo, e agorafobici certi interni come i corridoi dell’accademia. Soprattutto all’estero Suspiria ha alla sua uscita un successo colossale. In Giappone è addirittura adorato, tanto che Profondo rosso, realizzato prima ma nel Sol Levante distribuito dopo, viene reintitolato Suspiria 2, così da sfruttare il “culto” della Mater Sospiriorum.

il Focus di questo numero: Controlocandina n° 04/2017

Quando nel 1977 Dario Argento realizza Suspiria, l’Haus zum Walfisch di Friburgo, il palazzo tardo gotico che nel film accoglie la prestigiosa accademia di danza, è da tempo sede di una banca tedesca. Costruito nel 1517, sembra abbia ospitato Erasmo da Rotterdam. Possibile che qualche pagina del suo Elogio della follia sia stata scritta lì? Sia quel che sia, l’impatto con la sua struttura non lascia indifferenti. La facciata è dipinta di rosso acceso. Una tinta omicida. Inquietante. Fuori diluvia. Susy Benner vi è appena giunta col taxi, e fa giusto in tempo a incrociare un’altra allieva dell’Accademia, Pat, che proprio da lì sta fuggendo. Deve essere colpa del rosso. La sua presenza minacciosa è il residuo di un incubo che si abbatte sulla storia. Il rosso lavora il film in maniera emorragica, circola inquieto. Senza memoria, è una sostanza che si attacca agli oggetti e ai corpi. Guardate il palazzo in cui Pat si rifugia. Osserviamo l’atrio d’ingresso: l’inquadratura è frontale, tutto un florilegio geometrico, un incrocio tra art déco e art nouveau. Le pareti sono coperte da forme romboidali, cerchi, colonne. Sul fondo una sorta di cuspide, a dividere due scalinate. Il rosso domina, tra linee blu e ocra chiaro. Pat vacilla frastornata in questo ambiente . Stacco. Facciamo in tempo a notare il soffitto a vetro: un rebus “gestaltico” animato da forme geometriche blu rosso giallo. Poi percorre l’atrio. Giunge all’ascensore. Entra, schiaccia il tasto per salire. Le porte si chiudono. Siamo solo all’inizio del film. E questa è una semplice sequenza di raccordo. Una ragazza transita per uno spazio, entra in ascensore. Che fine farà? Non è difficile indovinarlo. Siamo in un film di Dario Argento. Le pratiche stregonesche all’interno del palazzo innescano questo versamento di rosso, che si propaga sulle pareti e all’interno del film in maniera intensiva, per variazione e ritornello. Il sangue avvolge ogni cosa. Avanza, si ritrae: crea insomma una coreografia, di cui il film segue il movimento. Ma quel dettaglio sui tre colori primari? Nel film il rosso il blu il giallo si attaccano alla superficie, saturano a turno l’inquadratura, per strati monocromi. Oppure si mescolano: formano arancioni, viola, verdi. Ne esce una macabra fantasmagoria cromatica. Blu rosso giallo: Suspiria è forse l’ultimo film realizzato grazie alla tecnica sottrattiva del Technicolor. Mai finale è stato così pirotecnico.

Rinaldo Censi

Suspiria (1977)
Titolo originale: -
Regia: Dario Argento
Genere: Horror - Produzione: Italia - Durata: 100'
Cast: Jessica Harper, Stefania Casini, Alida Valli, Flavio Bucci, Miguel Bosé
Sceneggiatura: Dario Argento, Daria Nicolodi
Musiche: Dario Argento, Goblin
Montaggio: Franco Fraticelli
Fotografia: Luciano Tovoli

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Mauro Gervasini

Mauro Gervasini è direttore editoriale di Film Tv e di questo sito (filmtv.press) e consulente selezionatore della Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia. Insegna Linguaggi audiovisivi all'Università dell'Insubria ed è autore della prima monografia italiana dedicata al "polar" ("Cinema poliziesco francese", 2003). Ha pubblicato vari saggi in libri collettivi, in particolare sul cinema francese. John Ford, Anthony Mann, Jean-Pierre Melville, Michael Mann, Julien Duvivier, Michael Cimino e Akira Kurosawa i suoi cineasti preferiti, ma è convinto che il film da rivedere almeno una volta all'anno sia La dolce vita di Federico Fellini.


Mauro Gervasini

Mauro Gervasini è direttore editoriale di Film Tv e di questo sito (filmtv.press) e consulente selezionatore della Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia. Insegna Linguaggi audiovisivi all'Università dell'Insubria ed è autore della prima monografia italiana dedicata al "polar" ("Cinema poliziesco francese", 2003). Ha pubblicato vari saggi in libri collettivi, in particolare sul cinema francese. John Ford, Anthony Mann, Jean-Pierre Melville, Michael Mann, Julien Duvivier, Michael Cimino e Akira Kurosawa i suoi cineasti preferiti, ma è convinto che il film da rivedere almeno una volta all'anno sia La dolce vita di Federico Fellini.

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