La magnifica ossessione

facebook_0.png
twitter.png
vimeo.png
Instagram.png
Oggi Free
Matteo Marelli dice che Blackhat è il film da salvare oggi in TV.
Su IRIS alle ore 02:35.

Una serie tv da cominciare? Attenzione, perché secondo Alice Cucchetti è magnetica e non potrete fare a meno di finirla.

La figura del Papa è stato oggetto di recente di una delle nostre liste. Ma se il Papa, più che una presenza, fosse una specie di fantasma irraggiungibile? Ovviamente, secondo Marco Ferreri.

L'ultimo film di Paul Schrader, First Reformed , esce direttamente in dvd, ma per noi è il film della settimana. Ripercorriamo la carriera di questo regista con un ritratto di Roberto Manassero.

Il blu è un colore caldo, soprattutto se si tratta di un giallo di Simenon raccontato da Amalric.

Quando Rete 4 fu mandata sul satellite. Dialogo tra un canale televisivo e Tommaso Labranca.

La citazione

«sarà mica la maniera di lavorare… non si lavora così dai… ogni lavoro anche il più banale necessita di un minimo di regia»

scelta da
Andrea Bellavita

cinerama
8277
servizi
2826
cineteca
2656
opinionisti
1776
locandine
1000
serialminds
755
scanners
477

La magnifica ossessione


Gangs of New York di Martin Scorsese

Locandina pubblicata su FilmTv 24/2013

Ha la triste fama del “capolavoro mancato” Gangs of New York, ma non importa. Resta un grande film nonostante le oggettive imperfezioni: un calo di ritmo nella parte centrale, dovuto probabilmente alle traversie produttive incontrate da Martin Scorsese, non sempre in sintonia con i fratelli Weinstein della Miramax, e una evidente sproporzione tra lo spessore di Bill Cutting detto “il Macellaio”, impersonato da un Daniel Day-Lewis imperiale, e il più scialbo Amsterdam, che nell’interpretazione di Leonardo DiCaprio (ma è un problema di sceneggiatura) non fa mai sentire “a pelle” l’urgenza della sua vendetta. Perché poi come in ogni romanzo tragico è proprio di questo che parla il film: vendetta. Il più abusato dei meccanismi narrativi. Fallendo suo malgrado il richiamo empatico Scorsese finisce per eccellere nel dettaglio e nell’affresco, primissimo piano e campo lunghissimo, il particolare e il totale di un mondo in ebollizione dal quale nacque sì una nazione, che ha però mantenuto il caos del proprio imprinting. Gli Stati Uniti d’America, ma soprattutto New York, di cui si scorgono nell’inquadratura finale le Torri Gemelle destinate a cadere, è come fossero rimasti, dopo gli eventi narrati, materia instabile, pronta all’esplosione o all’implosione. In questo, Gangs of New York è uno dei più politici film del Nostro. Anche perché individua nella civilizzazione il processo di corruzione di un mondo la cui immagine arcaica è totalmente dimenticata (paradossale che i Nativi siano solo gli anglosassoni nati su suolo americano, contrapposti alle altre etnie, irlandesi e “negri” in primis). Lo scontro in atto è (anche) europeo. Lo dice con parole chiare Monk (Brendan Gleeson): «Mio padre è morto combattendo in strada, in Irlanda, contro quelli che ci opprimono da sempre. Una guerra vecchia di mille anni: pensavamo di essercela lasciata alle spalle e invece ci ha preceduti qui, già ci aspettava quando siamo sbarcati». E da un punto di vista storico la vecchia Europa, in particolare l’Inghilterra ovviamente, non giocò del tutto di rimessa nella Guerra civile che fa da sfondo all’intera vicenda e fu causa dell’intruppamento coatto degli irlandesi di New York e della successiva, sanguinosa rivolta contro la leva obbligatoria. Bill Cutting parla come il reverendo Ian Paisley, agitatore dell’Ulster protestante che nel 1988 gridò a Giovanni Paolo II «tu sei l’Anticristo!» ed è persona non grata in Italia per epiteti anche più gravi rivolti a Giovanni XXIII. Un furore e una rabbia antichi che Scorsese non ha interesse a spiegare didascalicamente (solo accennati gli scontri di classe che facevano ribollire la Grande Mela), bensì visivamente. Ricostruiti a Cinecittà, i Five Points sono lo scenario di spettacolari battaglie. In particolare la prima, dalla leggendaria realizzazione. Scorsese disegnò di suo pugno lo storyboard sul quale si è basato il regista della seconda unità Vic Armstrong per girare la guerra tra i Dead Rabbits irlandesi di Liam Neeson e i Nativi di Day-Lewis, spezzettando ogni fase in altrettanti set dove Martin si spostava a bordo di una macchinetta da caddy. Tre settimane di riprese. Poi altre sei in sala di montaggio, dove il regista e Thelma Schoonmaker hanno cercato di riprodurre la plasticità di La corazzata Potëmkin di Ejzenstejn, in alcuni casi alla lettera come già fecero per il combattimento finale di Jake LaMotta in Toro scatenato, montato con le stesse angolazioni della scena della doccia di Psyco. La magnifica ossessione di Marty per il cinema.

Gangs of New York (2002)
Titolo originale: Gangs of New York
Regia: Martin Scorsese
Genere: Drammatico - Produzione: Usa/Germania/Italia/Gran Bretagna/Olanda - Durata: 168'
Cast: Leonardo DiCaprio, Daniel Day-Lewis, Cameron Diaz, Jim Broadbent
Sceneggiatura: Jay Cocks, Steven Zaillian, Kenneth Lonergan
Musiche: Howard Shore
Montaggio: Thelma Schoonmaker
Fotografia: Michael Ballhaus

Articoli consigliati


Gangs of New York» Cineteca (n° 40/2008)
Crolla in 18 minuti la cultura di...» Servizi (n° 02/2011)
Gangs of New York» Cinerama (n° 05/2003)

Mauro Gervasini

Mauro Gervasini è direttore editoriale di Film Tv e di questo sito (filmtv.press) e consulente selezionatore della Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia. Insegna Linguaggi audiovisivi all'Università dell'Insubria ed è autore della prima monografia italiana dedicata al "polar" ("Cinema poliziesco francese", 2003). Ha pubblicato vari saggi in libri collettivi, in particolare sul cinema francese. John Ford, Anthony Mann, Jean-Pierre Melville, Michael Mann, Julien Duvivier, Michael Cimino e Akira Kurosawa i suoi cineasti preferiti, ma è convinto che il film da rivedere almeno una volta all'anno sia La dolce vita di Federico Fellini.


Mauro Gervasini

Mauro Gervasini è direttore editoriale di Film Tv e di questo sito (filmtv.press) e consulente selezionatore della Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia. Insegna Linguaggi audiovisivi all'Università dell'Insubria ed è autore della prima monografia italiana dedicata al "polar" ("Cinema poliziesco francese", 2003). Ha pubblicato vari saggi in libri collettivi, in particolare sul cinema francese. John Ford, Anthony Mann, Jean-Pierre Melville, Michael Mann, Julien Duvivier, Michael Cimino e Akira Kurosawa i suoi cineasti preferiti, ma è convinto che il film da rivedere almeno una volta all'anno sia La dolce vita di Federico Fellini.

FilmTv è una pubblicazione di Tiche Italia s.r.l. - p.iva 05037430963
Credits - Contatti
Privacy Policy