La rana e lo scorpione

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La citazione

«Smettete di pensare che la scienza possa aggiustare tutto se le date 3 miliardi di dollari. (Kurt Vonnegut)»

scelta da
Simone Arcagni

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La rana e lo scorpione


Drive di Nicolas Winding Refn

Locandina pubblicata su FilmTv 20/2013

Cominciamo dalla fine. Ci sono quei soldi che svolazzano, nel parcheggio desolato di un ristorante cinese, lasciati al proprio triste destino di MacGuffin: hanno causato un’imprecisata quantità di guai, e alla fine nessuno se li è tenuti. Le banconote rubate da Standard tramite un piano di Nino, messe in salvo da Blanche, restituite a Bernie: tutta gente che nel frattempo ci ha lasciato le penne. Quelle banconote che fremono nella brezza lieve del tramonto losangelino sono il suggello di un film il cui romanticismo è l’unico motore: del complesso groviglio di circostanze che porta quei dollari nelle mani del Driver (debiti accumulati in prigione, arroganza di pesci piccoli troppo ambiziosi, una rapina pilotata e parecchio sangue versato) non importa letteralmente a nessuno. Perché l’unica cosa che lui voleva era lei, Irene, ed è l’unica cosa che perde. Per questo Drive non si cura di tenere il ritmo con le auto rombanti di Shannon (seppure le sequenze di inseguimento automobilistico, tre in tutto, siano magistrali): segue piuttosto quello del cuore del Driver, capace di stasi infinite e di accelerazioni da cardiopalma. Se nella volubile storia dell’immaginario collettivo si sono incisi subito i titoli rosa shocking, la giacca con lo scorpione ricamato, il martello, la maschera e il pestaggio nell’ascensore, sono i dettagli a raccontare l’unica trama degna di attenzione: quella dell’infatuazione quasi adolescenziale tra Driver e Irene, un amore che regista e interpreti hanno sfrondato di dialoghi e inezie per lasciarlo pulsare sulle note di canzoni spesso diegetiche, sempre mimetiche. «I don’t eat, I don’t sleep, I do nothing but think of you», ritornello di rimbambimento amoroso firmato dai Desire, trapela da un muro all’altro unendo gli sguardi assenti dei due protagonisti, ognuno nel proprio appartamento. Ci sono gli sguardi, quasi solo quelli, che Nicolas Winding Refn filma in tutta la loro estensione; con le battute ridotte all’osso, il Driver si esprime soltanto per impercettibili movimenti dei muscoli facciali (merito di un eccellente Ryan Gosling) e per dettagli sonori, uno su tutti lo scricchiolio inequivocabile dei guanti da autista che si stringono attorno al volante (merito di uno straordinario montaggio sonoro nominato all’Oscar). C’è quel modo trasognato in cui Carey Mulligan stenta a distogliere gli occhi dal vicino di casa, perfino di fronte al marito, davanti alla porta di casa; c’è quel tocco assurdamente lieve con cui Gosling la accompagna nell’angolo dell’ascensore per l’unico bacio di tutto il film. Dalle pagine del libro di James Sallis e dalla sceneggiatura di Hossein Amini il regista ha scavato nelle figure archetipiche dell’uomo d’azione e della femme fatale per portarle al ribaltamento: lui fa della stasi la sua arma vincente ed eccetto le menzionate sequenze di inseguimento, vediamo il Driver cristallizzato in pose: al volante in attesa, stagliato davanti alla finestra, mascherato fuori dalla pizzeria. Lei è l’oggetto del desiderio svuotato della seduzione, acqua e sapone in ogni movenza: l’amore impossibile tra i due non contempla tradimento né scorrettezze. Come sottolinea Shannon (Bryan Cranston): «Ce ne sono tanti di uomini che si mettono nei guai con donne sposate, ma tu sei l’unico che conosco che organizza una rapina per rimborsare suo marito». Nel post noir di Refn solo i cattivi sono riconoscibili a occhio nudo (i grandissimi Albert Brooks e Ron Perlman): sono squali (come nel cartone animato che Gosling guarda sul divano col bimbo), sono scorpioni, come quelli della favola con la rana, uccidono con eleganti coltelli da collezione. E lo fanno per i soldi: gli stessi soldi che il Driver lascia svolazzare in un parcheggio deserto.

Drive (2011)
Titolo originale: Drive
Regia: Nicolas Winding Refn
Genere: Noir - Produzione: Usa - Durata: 95'
Cast: Ryan Gosling, Carey Mulligan, Ron Perlman, Oscar Isaac, Christina Hendricks, Bryan Cranston, Albert Brooks, Tina Huang, Joe Pingue, Tiara Parker
Sceneggiatura: Hossein Amini
Musiche: Cliff Martinez
Montaggio: Mat Newman
Fotografia: Newton Thomas Sigel

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Ilaria Feole

Ilaria Feole è nata nell’anno di Il grande freddo, Il ritorno dello Jedi e Monty Python – Il senso della vita e tutto quello che sa l’ha imparato da questi tre film. Scrive di cinema e televisione per Film Tv e  Spietati.it. È autrice della monografia Wes Anderson - Genitori, figli e altri animali edita da Bietti Heterotopia.

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