Meridiano di sangue

facebook_0.png
twitter.png
vimeo.png
Instagram.png
Oggi Free
Sergio M. Grmek Germani dice che I cento cavalieri è il film da salvare oggi in TV.
Su RaiMovie alle ore 18:10.

Hirokazu Kore-eda torna a Venezia dopo due anni: il suo La vérité aprirà infatti #Venezia76. Il film presentato in concorso a Venezia 74 era stato The Third Murder, tuttora inedito in Italia, fatta eccezione per una proiezione allo Spazio Oberdan di Milano del mese di febbraio 2019. Ne riproponiamo qui la recensione.

Nel 2011, in occasione dell’uscita in sala del film di Jean-Jacques Annaud Il principe del deserto , con Antonio Banderas e Tahar Rahim, avevamo voluto ripercorrere la storia del Sahara al cinema. Vi riproponiamo oggi questo percorso.

Il cibo, la tradizione, il vino... ma la birra? Piccolo excursus su una bevanda popolare, ma non così tanto al cinema.

Al cinema da giovani è una raccolta di scritti di Maurizio Ponzi, appena uscita, da cui abbiamo tratto l'intervista che Ponzi fece a Jean-Pierre Melville negli anni '60, pubblicata su FilmTv n° 33. Per accompagnare quella lettura vi proponiamo il testo di Emanuela Martini su Lo spione .

Il 21 agosto arriva su Sky Atlantic la settima e ultima stagione di Veep . Riprendiamo il filo con la recensione della stagione 6.

La citazione

«Alice Harford: I do love you and you know there is something very important we need to do as soon as possible. - Dr. Bill Harford: What's that? - Alice Harford: Fuck.»

scelta da
Fabrizio Tassi

cinerama
8787
servizi
3215
cineteca
2884
opinionisti
1971
locandine
1040
serialminds
850
scanners
494

Meridiano di sangue


Il buio si avvicina di Kathryn Bigelow

Locandina pubblicata su FilmTv 03/2017

Il buio si avvicina (azzeccato per una volta il titolo italiano), datato 1987, è il primo film di una trilogia scritta a quattro mani da Kathryn Bigelow e Eric Red. Seguono Blue Steel - Bersaglio mortale (1990) e Preso in trappola (1996), quest’ultimo diretto da Red. Il quale diventa celebre a Hollywood dopo avere firmato la sceneggiatura di uno dei successi del decennio, The Hitcher - La lunga strada della paura (1986). Rispetto al “suo” cinema tutto al maschile (da citare anche l’apprezzabilissimo Le strade della paura, 1988, altro road movie) la trilogia bigelowiana ha al centro figure femminili. La vampira Mae di Il buio si avvicina, in originale Near Dark (il periodo forse migliore della cineasta coincide con i titoli di due parole “ritmicamente complementari”). La poliziotta Megan di Blue Steel. La “prigioniera” Willie di Preso in trappola. La prima è predatrice, la seconda e la terza prede: il denominatore comune è la lotta per determinare il proprio destino, in un ambiente mitico che rappresenta lo scenario ideale del conflitto. Restando a Il buio si avvicina: Bigelow voleva in verità realizzare un western puro, senza elementi soprannaturali, ma l’incontro con Eric Red modifica l’idea di partenza. I due autori fondano una società di produzione (la Near Dark Joint Venture) e allettati dall’inatteso successo del teen horror Ammazzavampiri di Tom Holland (1985) mischiano i generi seguendo le scorribande tra Oklahoma e Kansas di una famiglia di vampiri. Da un punto di vista produttivo il film è altresì influenzato dalla frequentazione tra la regista e James Cameron, all’epoca fidanzati (si sposeranno due anni dopo). Tre protagonisti - Lance Henriksen, Jenette Goldstein, Bill Paxton - arrivano dal cast di Aliens - Scontro finale (1986), peraltro proiettato nel cinema della cittadina dove approda Caleb (Adrian Pasdar), da poco vampirizzato dall’amante Mae. La successione narrativa gioca (è il caso di dirlo) ironicamente con gli elementi antipodali dei generi di riferimento, anche se in effetti la mitologia western, in quanto tale, è senza tempo come i non-morti. Una dicotomia sublime sintetizzata dalla battuta più bella. Quando Caleb chiede a Jesse (Henriksen) quanti anni abbia, lui risponde: «Mettiamola così. Ho combattuto per il sud. E abbiamo perso». Questa caratteristica del racconto, letteralmente esplosiva nella scena del saloon, la più horror ma anche la più western di tutte (massacro degli avventori a colpi di speroni, lame e ovviamente fauci), trova perfetta sintesi visiva nella messa in scena, molto basata sui contrasti. Prima di tutto quelli fotografici (il direttore della fotografia è il grande Adam Greenberg di Terminator, autentico “pittore” dei lividi colori della notte) che valorizzano l’antinomia sole/buio, dal valore ribaltato (il sole uccide, il buio salva). Poi i contrasti iconici. Pali della luce trasformati in ombre che si stagliano (non può essere un caso) come lugubri crocifissi sul terreno. Pompe di petrolio nel deserto a suggellare scene di passione vorace tra Mae e Caleb, lei trasfigurata in un quasi-amplesso mentre lui le succhia linfa vitale per sopravvivere in mancanza di prede. A Kathryn Bigelow non sfugge quanto la metafora del vampirismo possa essere applicata alla modernità (il tema della malattia e dell’AIDS, per dire: qui i succhiasangue tornano umani con una trasfusione!) ma ad affascinare maggiormente regista e spettatore è il piacere carpenteriano della contaminazione tra i generi, la capacità di rendere comunque originali, e memorabili, personaggi plasmati nei cliché.

il Focus di questo numero: Controlocandina n° 03/2017

Sono almeno due le invenzioni che hanno reso famoso Harold Eugene Edgerton: lo stroboscopio e il flash elettronico. Il primo permette di osservare un oggetto in moto, cogliendolo immobile, testandone pure la velocità. Il secondo lo conoscete: esplode una luce sincrona all’apertura dell’otturatore nelle macchine fotografiche. Entrambi permettono di fissare immagini al buio. Edgerton aveva brevettato il flash negli anni 30. La Kodak si rifiutò di produrlo. Non poteva immaginare che durante la Seconda guerra mondiale l’esercito americano avrebbe utilizzato la tecnologia stroboscopica di Edgerton per la fotografia aerea, illuminando obiettivi a grande distanza. Immaginiamo allora una pioggia di lampi che si scarica nella notte, un fenomeno temporalesco artificiale, come quello che vediamo nella sequenza notturna che anticipa il finale di Il buio si avvicina. Guerra e cinema hanno sempre avuto uno stretto rapporto. È notte. La gang dei vampiri moderni ha raggiunto la casa dove vivono Caleb, il padre e la sorellina Sarah. In giardino Mae tenta di convincerlo a seguirli di nuovo. Lui rifiuta, mentre i tuoni cominciano a farsi sentire. Rientra in casa. Si accorge che Sarah è stata rapita. Corre fuori, nota che le gomme dei due pick-up sono state bucate. L’inquadratura è frontale, in campo lungo, con un movimento verso destra a seguire Caleb. I tuoni crescono di intensità. Contiamo quattro inquadrature (sopra), dettagli velocissimi, come i lampi che si scaricano sullo schermo: Caleb sella il cavallo. Nuovo stacco. Lo vediamo avvicinarsi al galoppo, in campo lungo. L’atmosfera è carica di elettricità: i riflessi di un albero creano strane forme sul terreno. Caleb esce di campo. Stacco. La macchina da presa lo segue mentre si allontana. L’inquadratura è esasperata da una fonte luminosa intermittente. L’effetto è ipnotico. Solo pochi secondi. Quest’attività elettrica in surplus, questo temporale artificiale che altera la nostra percezione visiva, è ottenuta creando un potente effetto luminoso stroboscopico. Un effetto “flicker”. Cioè quel disturbo che si manifestava agli albori del cinema, quando nel proiettore la striscia della pellicola non scorreva alla medesima velocità dell’otturatore, producendo uno scintillio luminoso. Ma ai nostri vampiri moderni (un po’ romantici: la notte gli appare come una presenza assordante) che effetto volete che faccia qualche lampo intermittente? E poi lo sanno. Loro c’erano: quel disturbo luminoso è solo il cinema intento a mostrare se stesso.

Rinaldo Censi

Il buio si avvicina (1987)
Titolo originale: Near Dark
Regia: Kathryn Bigelow
Genere: Horror - Produzione: USA - Durata: 95'
Cast: Bill Paxton, Adrian Pasdar, Jenny Wright, Lance Henriksen, Jenette Goldstein
Sceneggiatura: Kathryn Bigelow, Eric Red
Musiche: Tangerine Dream
Montaggio: Howard E. Smith
Fotografia: Adam Greenberg

Mauro Gervasini

Mauro Gervasini è direttore editoriale di Film Tv e di questo sito (filmtv.press) e consulente selezionatore della Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia. Insegna Linguaggi audiovisivi all'Università dell'Insubria ed è autore della prima monografia italiana dedicata al "polar" ("Cinema poliziesco francese", 2003). Ha pubblicato vari saggi in libri collettivi, in particolare sul cinema francese. John Ford, Anthony Mann, Jean-Pierre Melville, Michael Mann, Julien Duvivier, Michael Cimino e Akira Kurosawa i suoi cineasti preferiti, ma è convinto che il film da rivedere almeno una volta all'anno sia La dolce vita di Federico Fellini.

FilmTv.Press è una pubblicazione di Tiche Italia s.r.l. - p.iva 05037430963 - Registrazione Tribunale di Milano n° 109 del 6 maggio 2019
Credits - Contatti
Privacy Policy