Novecento senza fine

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Su IRIS alle ore 12:35.

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Ricordiamo il grande cineasta francese, autore del monumentale Shoah , che ha dedicato la vita a indagare il possibile ruolo dell’immagine nella rappresentazione della storia.

La citazione

«Noi siamo orfani della Rivoluzione. E spesso pensiamo che non c'è più una vittoria possibile, che il mondo è disincantato e alla fine ci rassegniamo. Il cinema, al contrario, ci dice, a suo modo, che ci sono vittorie possibili anche nel mondo peggiore.... Non bisogna disperarsi. È quel che il cinema ci racconta, io credo. Ed è per questo che dobbiamo amarlo. (Alain Badiou)»

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Mariuccia Ciotta

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Novecento senza fine


Novecento: Atto I di Bernardo Bertolucci

Locandina pubblicata su FilmTv 40/2001

«Ci sono film che sono destinati a materializzare le fantasie infantili di onnipotenza del regista, che hanno tempi di ripresa tanto lunghi da essere paradossali, e di conseguenza problemi di montaggio quasi insolubili a causa della mole del materiale girato. La storia del cinema è piena di questi film che cercano di assomigliare alla vita e Novecento è uno di questi, come lo sono stati certi film di Stroheim o Apocalypse Now. Mentre giravo Novecento tutto cambiava lentamente: il paesaggio, le stagioni, gli attori, la troupe, la mia faccia. La vita andava avanti e il film continuava come se non avesse dovuto mai più fermarsi. Dopo un anno di riprese, senza rendermene conto, non desideravo più che il film finisse». Bernardo Bertolucci rifletteva così sul suo film, quasi vent'anni fa, in una lunga conversazione con Enzo Ungari ('Scene madri, Ubulibri, 1982: da leggere e rileggere). A me aveva raccontato, durante le ultime settimane di riprese, della difficoltà di trovare un finale. «l finali - mi disse - per me sono sempre un problema». Non so se ne avesse chiara la causa già allora, penso proprio di sì: Bertolucci i suoi film non vorrebbe finirli mai, perché vivere e filmare sono per lui una cosa sola; e ogni volta che smette è come se entrasse in una lunga insopportabile apnea. Per alcuni il set è un luogo di tensione e di battaglia, per lui è il luogo dell'armonia. L'ho visto spesso al lavoro e ho trovato fin troppo contagiosa la sua complicità con la macchina da presa. Ci sono registi che la muovono così bene da non sapere più quando fermarla: Bertolucci la piega naturalmente allo sguardo, come se fosse un terzo occhio docile e familiare. C'è sempre una sorpresa in fondo a ogni sua inquadratura, ma non arriva per stupire, semmai per scompaginare la prevedibilità di un'emozione. È per questo che i suoi film non possono chiudersi, perché l'ultima immagine si lascia dietro il bisogno di guardare ancora, perché oltre la curva di un carrello può esserci la scoperta di quello che non sai, della verità che stai cercando. «La macchina da presa contiene, dentro di sé, la memoria del mondo che filma, una memoria che viene catturata e poi impressionata sulla pellicola. La macchina da presa filma sempre molto più di quello che c'è scritto in sceneggiatura, di quello che nasce sul set, di quello che è nella testa di chi la dirige». È ancora Bertolucci che parla. E dice - e lo sa - una cosa meravigliosamente falsa, sorprendentemente vera. 

Novecento: Atto I (1976)
Titolo originale: -
Regia: Bernardo Bertolucci
Genere: Mélo - Produzione: Italia/Francia/Germania Ovest - Durata: 155'
Cast: Gérard Depardieu, Robert De Niro, Burt Lancaster, Sterling Hayden

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