Quei cattivi ragazzi

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Su IRIS alle ore 02:35.

Una serie tv da cominciare? Attenzione, perché secondo Alice Cucchetti è magnetica e non potrete fare a meno di finirla.

La figura del Papa è stato oggetto di recente di una delle nostre liste. Ma se il Papa, più che una presenza, fosse una specie di fantasma irraggiungibile? Ovviamente, secondo Marco Ferreri.

L'ultimo film di Paul Schrader, First Reformed , esce direttamente in dvd, ma per noi è il film della settimana. Ripercorriamo la carriera di questo regista con un ritratto di Roberto Manassero.

Il blu è un colore caldo, soprattutto se si tratta di un giallo di Simenon raccontato da Amalric.

Quando Rete 4 fu mandata sul satellite. Dialogo tra un canale televisivo e Tommaso Labranca.

La citazione

«Se una rana avesse le ali non sbatterebbe tante volte il culo per terra (John McCabe)»

scelta da
Emanuela Martini

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Quei cattivi ragazzi


The Wolf of Wall Street di Martin Scorsese

Locandina pubblicata su FilmTv 32/2014

È veloce, ilare, cattivo: va come una fucilata The Wolf of Wall Street, storia della fulminea ascesa e della rovinosa caduta di Jordan Belfort, broker, guru, imbonitore, miliardario a ventisei anni, soci e dipendenti che lo adorano, una moglie perfettamente bionda e sinuosa, una casa da sogno, uno yacht che era appartenuto a Coco Chanel, soldi e droga a fiumi (qualsiasi droga in circolazione, compreso il Quaalude, un antidepressivo di moda negli anni 50, del quale più tardi si scoprirono gli effetti collaterali euforici). Ispirato ai due libri di memorie di Belfort (scritti dopo che, incriminato nel 1998, aveva scontato ventidue mesi di carcere per riciclaggio e frode - pochi, ma una volta incastrato collaborò con l’FBI), il film segna l’esplosivo ritorno di Martin Scorsese alla struttura narrativa e ai temi che gli sono cari: tre ore che scorrono in un flusso adrenalinico, senza soluzione di continuità, come un’unica ininterrotta sequenza fatta di parole sovreccitate, sguardi in macchina, accelerazioni, ralenti, zoom, carrelli, feste, grida, sesso, colonna musicale da urlo, tutto mixato dal montaggio mozzafiato della grande Thelma Schoonmaker. Una confessione a viso aperto di Belfort/DiCaprio agli spettatori, per raccontare l’ennesima storia di un gruppo di compari stranamente assortiti che si mettono insieme con un unico scopo: fare soldi, una montagna di soldi. Sono gli anni 80 delle follie della Borsa; peccato che Belfort diventi broker proprio il 19 ottobre 1987: il “lunedì nero”, data del peggior crollo dopo quello del 1929. Ma Jordan non si scoraggia, s’impiega in una scalcagnata agenzia di Long Island, insegna a tutti il mestiere di venditore, crea la propria società, la Stratton Oakmont, guadgana miliardi gonfiando e rivendendo robaccia, vive come un nababbo; anzi, come un ragazzino che è riuscito a entrare nella fabbrica di cioccolato di Willy Wonka (parole sue). Adocchiato dall’FBI, decide di mettere al sicuro il proprio denaro in Svizzera e finisce per farsi beccare (per inciso, oggi fa lo speaker motivazionale e insegna come avere successo rispettando le norme etiche). Era dai tempi di Quei bravi ragazzi e di Casinò che Scorsese non realizzava una “sinfonia corale” tanto avvolgente e travolgente; i pacchi di coca e le valigie di dollari di quei film tornano a materializzarsi, come puro, incosciente entertainment. Qui non ci sono padrini e clan con i quali fare i conti; l’unico “maestro” di Jordan è l’esangue Matthew McConaughey, re di Wall Street, che in una delle prime scene, tra un Martini e l’altro, gli insegna le regole di vita dei broker (almeno due seghe al giorno se no implodi e tanta cocaina da farti stare sulla ruota del luna park per ventiquattrore). Qui non ci sono merci che passano di mano, regni di cemento e neon da conquistare: qui tutto è aria, parole, mezze verità, l’eterna seduzione della ricchezza improvvisa e immateriale che un buon venditore sa esercitare. Scorsese entra a gamba tesa nella nascita del millennio costruito sul nulla, e lo fa con lucidità e ironia graffianti: addio al fascino degli antieroi mafiosi e “onorati”, benvenuti a Jordan & Co., eterni ragazzi in un campo giochi scintillante, senza morale, senza vergogna, senza memoria. The Wolf of Wall Street è una commedia; ma la sua risata è quella fredda di un osservatore distaccato. Che si ferma, con rispetto, solo davanti a un agente dell’FBI che torna a casa in metropolitana con un abito da quattro soldi e il sudore di una giornata appiccicato addosso.

The Wolf of Wall Street (2013)
Titolo originale: The Wolf of Wall Street
Regia: Martin Scorsese
Genere: Biografico/Grottesco - Produzione: Usa - Durata: 180'
Cast: Leonardo DiCaprio, Jonah Hill, Margot Robbie, Matthew McConaughey, Kyle Chandler, Rob Reiner, Jon Bernthal, Jon Favreau, Jean Dujardin, Joanna Lumley
Sceneggiatura: Terence Winter
Montaggio: Thelma Schoonmaker
Fotografia: Rodrigo Prieto

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Capelli rossi, lettrice forte, brutto carattere (dicono). La prima volta mi hanno portata al cinema che avevo tre anni. Ci stavo dalle 2 alle 8, orario continuato. Praticamente, non ne sono più uscita: adesso ci sto anche dalle 8 alle 20, e a volte pesa. Ma la passione resta e non mi annoio (quasi mai). Onnivora: mi piace tutto (quando mi piace). Autori di culto: Michael Powell e Robert Altman. Serie: Twin Peaks e I Soprano forever. Rimpiango il cinema americano anni ’70 e il metabolismo dei trent’anni. Vivo in un disordine "escheriano", tra libri, oggetti, dvd, foto, abiti e scarpe, con Lucrezia, gatta petulante di 19 anni. Credo allo Stregatto (quello di Alice): qui in giro aleggia il sorriso di Blimp, Sibella e Oreste.


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