Senza Respiro

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Pier Maria Bocchi dice che Stregata dalla luna è il film da salvare oggi in TV.
Su Sky Romance alle ore 21:00.

Si sta trasformando il dibattito su un tema maledettamente serio come il razzismo nella solita farsa. Per una volta, però, non siamo solo noi italiani a sfidare il senso del ridicolo, visto che una catena di supermercati svizzera ha deciso di ritirare i mitici Moretti solo perché si chiamano così. Ai Moretti Tommaso Labranca dedicò un suo Collateral nel 2011, urgente e formidabile oggi più di ieri.

Su Film Tv n° 23 abbiamo dedicato un Serial Graffiti all'universo di True Detective . Qui vi riproponiamo la recensione della prima stagione.

L'esorcista di William Friedkin è in streaming su Prime Video

Scompare a 90 anni l'attore feticcio di Ingmar Bergman, indimenticabile in Il settimo sigillo , in seguito “rubato” da Hollywood per ruoli memorabili. A cominciare da padre Merrin in L’esorcista. Riproponiamo l'articolo di carriera pubblicato su Film Tv in occasione del suo ottantesimo compleanno

Una delle uscite (annullate) del mese è un film di un autore spesso segnalato nella nostra rubrica Scanners. Doppia pelle di Quentin Dupieux era programmato per il 19 marzo. Recuperiamone un altro, tra i suoi, mai arrivato in Italia.

La citazione

«Quando la leggenda diventa realtà, si stampi la leggenda (John Ford)»

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Emanuela Martini

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Senza Respiro


Fa' la cosa giusta di Spike Lee

Locandina pubblicata su FilmTv 23/2020

A un certo punto, Fa’ la cosa giusta si prende una pausa. Nell’aria rovente del pomeriggio, mentre il caldo sale, friggendo, verso il cielo al tramonto, Mookie fa una scappata a casa per una doccia gelida, Mother Sister si sventaglia seduta alla finestra, il terzetto di pettegoli sta finalmente zitto, il quartetto di teenager ciondola sbadigliando sulle scale antincendio, mentre alla radio la voce di Mister Señor Love Daddy snocciola come un bene di conforto una lunga lista di nomi: dai Boogie Down Productions a Mary Lou Williams, in mezzo Miles Davis, Aretha Franklin, John Coltrane, Marvin Gaye, Prince ed Ella Fitzgerald, una litania d’amore e resistenza, 74 nomi di gruppi, cantanti e musicisti a cui rendere grazie, amen. Non è l’unica lista in Fa’ la cosa giusta, anzi, e nemmeno l’unica pausa di un film che cambia spesso ritmo, come una rap battle o una jam session. Come in un musical, fin dai titoli di testa ispirati a Bye Bye Birdie con la furiosa coreografia di Rosie Perez su tutta Fight the Power dei Public Enemy, le strade del quartiere (in realtà un solo incrocio di Bedford-Stuyvesant a Brooklyn, Bed-Stuy per fare prima, su cui già incombe la gentrificazione rappresentata dall’hipster con la maglietta di Larry Bird) sono un palcoscenico, che sempre più spesso si inclina di lato, in inquadrature sghembe, minacciando di far cadere fuori i suoi attori; ripitturato di colori primari così che la sensazione d’insostenibile calore possa colare fuori dallo schermo, abitato da accenti, cadenze e parlate diverse che si incrociano, si sfidano, si sovrastano, in una metrica della dialettica e, inevitabilmente, dell’insulto. È un copione pronto all’a parte quando necessario. Lo fa Radio Raheem, raccontando l’eterna lotta Amore vs Odio, nei secoli dei secoli, con il monologo omaggio a La morte corre sul fiume. Lo fa Smiley offrendoci le sue foto di Martin Luther King e Malcolm X. Lo fanno Mookie, Pino, il ragazzo portoricano, lo sbirro bianco, il commerciante coreano, passandosi a turno un ideale microfono a cui vomitare offese razziste in rima direttamente in macchina. Anche questi sono elenchi. Anche le celebrità nere che Pino ammira. Anche la Hall of Fame della pizzeria di Sal che ospita solo foto di “american-italian”, Bob De Niro, Sylvester Stallone, Sophia Loren, Frank Sinatra, perché è Sal il capo, è Sal il padrone, e, in quanto padrone, decide chi ha diritto di vedersi sul muro, e chi no. Come una pièce tutta in un giorno, quello più caldo dell’anno, si susseguono i dialoghi, e intanto si alza inesorabilmente la temperatura: una comunità che suda, ansima, sbuffa, cerca respiro, intrappolata tra luci roventi e le ombre taglienti di persiane, tende, pale di ventilatori, impegnata uno scontro dopo l’altro in una battaglia contro un nemico che non si vede ma si sente, proprio come la canicola. La cosa giusta si stritola in una stretta di mano, tra due filosofie ugualmente condivisibili e inconciliabili, la resistenza non violenta e la necessità dell’autodifesa. C’è un’ultima lista, ed è fatta di altri nomi. Quelli cui è dedicato il film, pronunciati anche dalla folla attonita, davanti alla pizzeria di Sal, dopo che un poliziotto ha soffocato a morte Radio Raheem: Eleanor Bumpurs, Michael Griffith, Arthur Miller, Edmund Perry, Yvonne Smallwood, Micheal Stewart. Un elenco incompleto, che cola fuori dallo schermo, come quel caldo che asfissia, fino al pestaggio di Rodney King, alla rivolta di Los Angeles 1992, come una premonizione. A Trayvon Martin, Michael Brown, Sandra Bland, Philando Castile, Alton Sterling, e altri centinaia. Ad Ahmaud Arbery e Breonna Taylor. A - l’ha sottolineato lo stesso Spike Lee su Twitter, con il corto 3 Brothers - Eric Garner, strozzato dalla polizia di New York, un quarto di secolo dopo Fa’ la cosa giusta, e a George Floyd, che, ancora oggi, non ha potuto respirare.

il Focus di questo numero: Controlocandina n° 23/2020

«Nell’aria c’era un’incredibile energia allo stato puro che durò per due-tre anni buoni. Era l’hip hop, un movimento che comprendeva la musica rap e i deejay che scratchavano, muovevano cioè il disco avanti e indietro producendo una sorta di rumore elettronico causato dal grattare della puntina sul vinile. Al movimento hip hop appartenevano anche la break dance e i graffiti: questi ultimi erano l’equivalente visivo della musica». Keith Haring sta parlando dell’estate del 1983, quella in cui inizia a inserire nei disegni, nei graffiti tutti questi elementi legati alla cultura afroamericana. Figure che roteano sulla loro testa per esempio. Sei anni dopo ritroviamo questa esplosione in Fa’ la cosa giusta, amplificata da Spike Lee e dai Public Enemy, sparati a tutto volume dal Ghetto Blaster di Radio Raheem. Fa’ la cosa giusta rasenta la perfezione. Difficile fare meglio quando si alza l’asticella a queste altezze. Perfettamente costruito, articolato come un meccanismo a orologeria, il film non ha perso nulla del suo fascino. In un quartiere di Brooklyn si intrecciano le vicende di alcuni personaggi che incarnano vari “tipi”; “caratteri” che Lee sposta, muove, fa interagire, elaborando una favola morale incendiata dal sole estivo, e non solo da quello. Grandangoli, inquadrature inclinate, camminate, carrelli, dialoghi al fulmicotone, un certo straniamento (l’inserimento di una specie di “distanza” tra noi e i personaggi): quello che Spike Lee mette superbamente in scena è una sorta di apologo. I colori accesi, le foto di Malcolm X e Martin Luther King che Smiley personalizza con il pennarello per poi venderle a qualche dollaro (sopra King disegna una corona, simile a quella che avrebbe disegnato Basquiat), le frizioni con la comunità degli italiani, impersonata da Sal e i suoi due figli: ogni elemento riverbera, si pone in posizione dialettica, giunge a una risoluzione. Prendete la sequenza in cui Sal chiede al figlio Pino di spazzare davanti alla pizzeria. Pino sposta l’incombenza sul fratello Vito. Poco dopo è a Mookie (rider senza bicicletta) che Pino ordina di impugnare la scopa. Mookie risponde che non è compito suo (conosce i suoi polli: Sal deve sicuramente aver dato l’incombenza a lui). Così giunge il Sindaco, vecchio beone: sarà lui a spazzare il marciapiede per un dollaro di mancia. Una ramazza circola, e, spostandosi, ci permette di cogliere alcuni caratteri, il movimento delle dinamiche di potere. Tutto il film funziona così. Impossibile fare meglio. 

Rinaldo Censi

Fa' la cosa giusta (1989)
Titolo originale: Do the Right Thing
Regia: Spike Lee
Genere: Drammatico - Produzione: Usa - Durata: 120'
Cast: Danny Aiello, Spike Lee, John Turturro, Rosie Perez, Ossie Davis
Sceneggiatura: Spike Lee
Musiche: Bill Lee
Montaggio: Barry Alexander Brown
Fotografia: Ernest R. Dickerson

Alice Cucchetti

Nasce a Busto Arsizio, studia a Bologna, vive a Milano. I suoi genitori le hanno sempre detto di non guardare i telefilm, inevitabilmente indirizzandola verso un consumo appassionato e compulsivo di serialità televisiva. Tra gli autori storici di Serialmente.com e co-fondatrice di Mediacritica.it, ha curato la rubrica Cinetv di "Nocturno" e ha collaborato, tra gli altri, con Best Movie, Best Serial, Abbiamoleprove, Grazia.it, Osservatorio Tv. Ama le canzoni con i finali tristi, gli androidi paranoici, i paradossi temporali, i gatti e il cioccolato. Oltre che sulle pagine di Film Tv, dove cura le rubriche Serial Minds e Telepass, chiacchiera ai microfoni di "Pilota - Un podcast sui telefilm", il programma sulle serie tv di Querty.it.

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