Il re del mondo

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La citazione

«We want our film to be beautiful, not realistic.»

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Il re del mondo


Titanic di James Cameron

Locandina pubblicata su FilmTv 04/2009

Titanic è molto più di un film. Qualcuno l’ha definito il “film-novecento” per eccellenza. Ossia l’opera che riassume in sé il senso di tutto ciò che è stato il secolo che si è appena concluso e il ruolo che il cinema ha ricoperto in esso. Un film impossibile, il trionfo che tutti sappiamo essere stato - ed è ancora - mentre executive che paventavano la disfatta economica avevano già messo mano alla pistola nel cassetto o poggiato i piedi sul davanzale della finestra all’ultimo piano. «Sono il re del mondo!» ha urlato James Cameron mentre l’Academy lo gonfiava di Oscar. Impagabile Arnold Schwarzenegger che nel presentarlo ha dichiarato divertito che lui aveva avuto la fortuna di conoscerlo quando faceva film a piccolo budget come i due Terminator o True Lies! E inevitabile pensare alla faccia di Ovidio Assonitis che lo ha licenziato quando lavorava su Piranha paura («Se lasciavo fare a lui, stavamo ancora a girare!», ha dichiarato serafico, e da un certo punto di vista, come dargli torto?). Dopo l’indigestione mediatica e i fantastilioni di dollari incassati, che avrebbero travolto chiunque, il re del mondo ha taciuto, s’è ritirato nel suo mondo fatto di tecnologia e abissi. Il fantasma del Titanic ha continuato ad agitare i sogni di James Cameron, incurante delle prefiche che apparentemente disperate, ma sotto sotto strapazzate da sadica passione («come si permette questo di essere così bravo, così arrogante e così ricco?»), piangevano la prematura scomparsa del genio. Cose che capitano sotto le tristi stelle dello showbiz. Ma se ci fate caso, lo stesso copione della vigilia del Titanic si sta verificando ora alla vigilia di Avatar. Anche se questa volta la sfida cameroniana riguarda tutto il cinema. Dove le trovano, negli Usa e nel mondo, sale adatte alla complessità tecnologica del film? Staremo a vedere, è il caso di dire. D’altronde, chi avrebbe scommesso una sola lira che Titanic sarebbe diventato il film campione d’incassi per eccellenza? Ci vuole coraggio per fare del cinema e bisogna amare le proprie ossessioni. Tutte. Eppure, rifletteteci bene, Titanic è “scomparso”. L’abbiamo visto e rivisto (Sam Mendes lo evoca trasversalmente in Revolutionary Road) ma il film, l’oggetto, è come se fosse sparito. Morto come pellicola - che dire infatti ancora del lungometraggio che tutti hanno visto almeno una volta? - il capolavoro di James Cameron s’è inabissato nel nostro immaginario collettivo per risorgere come mero fantasma industriale, il fantasma di un lavoro – il cinema – che non c’è più anche se ovviamente continua a esistere (è l’epoca della compresenza, baby). E ancora: Avatar - incarnazione. Un’immagine per un corpo. E quindi l’immagine Titanic come segno di un’industria che Avatar (il film che dobbiamo ancora vedere e diventare) ha già superato (ne siamo già sicuri). Percorrendo la filmografia cameroniana, non si fa altro che incontrare macchine che ci raccontano di altre macchine che stanno per terminare. La carne (umana), ossia la morbida macchina cameroniana, diventa così il software che ci guida nelle transmutazioni dell’hardware. E non è sublime che Titanic, alla luce di tutte le letture che ha affrontato, non sia altro che una magnifica storia d’amore come avrebbero potuto dirigerla Douglas Sirk o Raffaello Matarazzo? Piangendo da solo una mattina all’Anica, ultima proiezione stampa, pensavo: «Che film magnifico! Questo è I cancelli del cielo di Cameron! Che peccato che non farà più nulla!». Mi sbagliavo. Ma si sa che i critici non capiscono niente di cinema.

Titanic (1997)
Titolo originale: Titanic
Regia: James Cameron
Genere: Catastrofico/Mélo - Produzione: Usa - Durata: 194'
Cast: Kate Winslet, Leonardo DiCaprio, Billy Zane, Kathy Bates
Sceneggiatura: James Cameron
Musiche: James Horner
Fotografia: Russell Carpenter

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Giona A. Nazzaro

Delegato generale Settimana Internazionale della Critica di Venezia. Programmatore Visions du Réel di Nyon (Svizzera). Collaboratore Festival del Film di Locarno. Autore di libri e saggi. Dischi, libri, gatti, i piaceri. Il resto, in divenire.


Giona A. Nazzaro

Delegato generale Settimana Internazionale della Critica di Venezia. Programmatore Visions du Réel di Nyon (Svizzera). Collaboratore Festival del Film di Locarno. Autore di libri e saggi. Dischi, libri, gatti, i piaceri. Il resto, in divenire.

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