Capre, cavoli e canoni

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Su IRIS alle ore 12:20.

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La mia vita con John F. Donovan è l'ultimo film di Xavier Dolan, in arrivo (speriamo) a breve nelle nostre sale per Lucky Red. A lungo i film di Dolan sono stati invisibili in Italia, ma poi hanno cominciato ad avere una distribuzione in sala, homevideo e streaming. Oggi vi consigliamo di recuperare Laurence Anyways .

La citazione

«Se una rana avesse le ali non sbatterebbe tante volte il culo per terra (John McCabe)»

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Emanuela Martini

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Servizio pubblicato su FilmTv 10/2019

Capre, cavoli e canoni


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Casa di carte - La letteratura italiana dal boom ai social di Matteo Marchesini (il Saggiatore, pp. 276, € 23) ha avuto una vicenda editoriale travagliata insolita per una raccolta di saggi, alimentando discussioni precedenti l’uscita del libro. In questa sede, però, mi interessa il ruolo che vuole recitare Marchesini: anticonformista con ampia cultura accademica ma al tempo stesso antiaccademico revisore dei canoni; polemista duro e puro ma al tempo stesso media friendly e giornalisticamente citabile. Perché Marchesini è uno che nelle classifiche ci sguazza. Rivalutiamo Foscolo, Saba, Bassani, Cassola, Moravia. Opponiamoli a Gadda, Montale, Calvino, Pasolini, sopravvalutati dal conformismo professorale. Basta con la dittatura di semiologia e decostruzione: basta con Barthes, torniamo a Debenedetti. In parte sono cose che trent’anni fa sentivo da Franco Brioschi alla Statale di Milano - lezioni che ritengo tuttora decisive per la mia formazione. Ma il metodo di Marchesini mi sembra molto meno raziocinante. Vediamo per esempio come smonta Gadda: dandogli del «goliarda» e del «dannunziano». Uhm. A Calvino invece contesta la «rimozione stilistica del caos e del dolore». Sembra che Marchesini, come molti critici, non abbia familiarità con la teoria dell’argomentazione e con classici della filosofia del linguaggio come Logica e conversazione - Saggi su intenzione, significato e comunicazione di Paul Grice, secondo cui il contributo di chi parla deve essere improntato kantianamente a pertinenza e chiarezza e deve essere sorretto da prove: altrimenti si insulta, si insinua e si manipola. Marchesini è spesso apodittico, si innamora della definizione a effetto e non fornisce prove. Calvino rimuove caos e dolore? E Gli amori difficili? E, comunque, chi ha detto che la presenza di caos e dolore debba essere un metro di giudizio? E ancora: Marchesini se la prende con il «teppismo degli stroncatori» del Gruppo 63 avverso a Cassola: «Il teppismo, per dirla con Gramsci, di chi spacca le finestre per conto delle industrie del vetro». Bellissima citazione. Poi leggo la sua stroncatura di La ferocia di Nicola Lagioia: la sua «estetica viene dai fondi di magazzino del primitivismo decadente, illuminati con le strobo di un paninaro». Gratuito e teppista, mi pare (e il sottoscritto non è stato certo tenero con Lagioia). Ma il peggio è quando Marchesini, preso da furore antiaccademico, fa di ogni erba un fascio. Per esempio accomuna Eco, Derrida e Severino, attribuendo loro un’«attitudine a mettere in relazione i fenomeni più diversi» che «diventa un modo per eludere le differenze, e per affogare ogni oggetto in un’oratoria uniformemente irenica o minacciosa, divulgativa o barocca» (il barocco è una cosa brutta, per Marchesini). Ecco un classico caso di capre e cavoli: se c’è stato un razionalista capace di opporre un argine alle derive ermeneutiche di Derrida è stato proprio Eco. Che Marchesini ignori o finga di ignorare I limiti dell’interpretazione, equipara il suo discorso a un superficiale post da Facebook. Alla fine, da questa lista di buoni e cattivi (dove i cattivi sono anche Genna, Wu Ming, Scarpa, Moresco ma non, curiosamente, Siti) si ricava solo una lezione: i canoni non vanno rifondati e capovolti, si cadrà sempre dalla padella alla brace. I canoni vanno proprio ignorati. Beata la cultura che non ha bisogno di canoni.


Alberto Pezzotta

Alberto Pezzotta si è occupato di cinema italiano (Ridere civilmente. Il cinema di Luigi Zampa; Il western italiano; Regia Damiano Damiani; Mario Bava; la curatela, con Stefania Parigi, di Il lungo respiro di Brunello Rondi), di storia della critica (La critica cinematografica; la curatela, con Anna Gilardelli, di Alberto Moravia, Cinema italiano. Recensioni e interventi 1933-1990), di cinema orientale (Tutto il cinema di Hong Kong). Ha collaborato alla Storia del cinema mondiale di Gian Piero Brunetta e alla Storia del cinema italiano del CSC, oltre che a riviste come “Bianco e Nero”, "Imago", “8 1/2”. Scrive di cinema e musica su "Blow Up". Ha tradotto libri, tra gli altri, di Chinua Achebe, Eric Bogosian, Harry Crews, James Dickey, Barry Gifford, Jim Harrison, Hanif Kureishi, Lorrie Moore, Joyce Carol Oates, Hugues Pagan, Derek Raymond, Colm Tóibín.
Twitter: @APezzotta.


Alberto Pezzotta

Alberto Pezzotta si è occupato di cinema italiano (Ridere civilmente. Il cinema di Luigi Zampa; Il western italiano; Regia Damiano Damiani; Mario Bava; la curatela, con Stefania Parigi, di Il lungo respiro di Brunello Rondi), di storia della critica (La critica cinematografica; la curatela, con Anna Gilardelli, di Alberto Moravia, Cinema italiano. Recensioni e interventi 1933-1990), di cinema orientale (Tutto il cinema di Hong Kong). Ha collaborato alla Storia del cinema mondiale di Gian Piero Brunetta e alla Storia del cinema italiano del CSC, oltre che a riviste come “Bianco e Nero”, "Imago", “8 1/2”. Scrive di cinema e musica su "Blow Up". Ha tradotto libri, tra gli altri, di Chinua Achebe, Eric Bogosian, Harry Crews, James Dickey, Barry Gifford, Jim Harrison, Hanif Kureishi, Lorrie Moore, Joyce Carol Oates, Hugues Pagan, Derek Raymond, Colm Tóibín.
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