Cell Block 99 - Nessuno può fermarmi

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Pier Maria Bocchi dice che Stregata dalla luna è il film da salvare oggi in TV.
Su Sky Romance alle ore 21:00.

Si sta trasformando il dibattito su un tema maledettamente serio come il razzismo nella solita farsa. Per una volta, però, non siamo solo noi italiani a sfidare il senso del ridicolo, visto che una catena di supermercati svizzera ha deciso di ritirare i mitici Moretti solo perché si chiamano così. Ai Moretti Tommaso Labranca dedicò un suo Collateral nel 2011, urgente e formidabile oggi più di ieri.

Su Film Tv n° 23 abbiamo dedicato un Serial Graffiti all'universo di True Detective . Qui vi riproponiamo la recensione della prima stagione.

L'esorcista di William Friedkin è in streaming su Prime Video

Scompare a 90 anni l'attore feticcio di Ingmar Bergman, indimenticabile in Il settimo sigillo , in seguito “rubato” da Hollywood per ruoli memorabili. A cominciare da padre Merrin in L’esorcista. Riproponiamo l'articolo di carriera pubblicato su Film Tv in occasione del suo ottantesimo compleanno

Una delle uscite (annullate) del mese è un film di un autore spesso segnalato nella nostra rubrica Scanners. Doppia pelle di Quentin Dupieux era programmato per il 19 marzo. Recuperiamone un altro, tra i suoi, mai arrivato in Italia.

La citazione

«Noi siamo orfani della Rivoluzione. E spesso pensiamo che non c'è più una vittoria possibile, che il mondo è disincantato e alla fine ci rassegniamo. Il cinema, al contrario, ci dice, a suo modo, che ci sono vittorie possibili anche nel mondo peggiore.... Non bisogna disperarsi. È quel che il cinema ci racconta, io credo. Ed è per questo che dobbiamo amarlo. (Alain Badiou)»

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Mariuccia Ciotta

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Servizio pubblicato su FilmTv 16/2018

Cell Block 99 - Nessuno può fermarmi


Il titolo originale dell’opera seconda di S. Craig Zahler, fuori concorso a Venezia 2017, fa eco a Siegel e al suo Rivolta al blocco 11, ma ha molto più da spartire con John Carpenter, Eli Roth, Walter Hill e Joe R. Lansdale: tutti in una volta.

Il titolo originale dell’opera seconda di S. Craig Zahler, fuori concorso a Venezia 2017, fa eco a Siegel e al suo Rivolta al blocco 11, ma ha molto più da spartire con John Carpenter, Eli Roth, Walter Hill e Joe R. Lansdale: tutti in una volta. Questo perché Zahler, scrittore di fantascienza e crime, batterista heavy metal e sceneggiatore a lungo adulato da Hollywood che ha faticato anni per vedersi prodotti gli script finendo per dirigerne uno nel 2015 - il brutalissimo Bone Tomahawk, western cannibalico con un’impennata di violenza inaudita nel terzo atto -, è un allievo accorto e sapientemente disciplinato di una narrativa di genere contaminata, rimaneggiata formalmente con passione e spinta fino a un punto di non ritorno in un crescendo parossistico e caricaturale senza soluzione di continuità, senza via d’uscita da se stessa e dai propri stilemi. Un gioco, quello di Zahler, che è smorfia distorta, lontana da tarantinismi di riporto, condotto con mano ironica e abile a lavorare sulla fisicità mascolina dei suoi protagonisti; lì Kurt Russell, qui un irriconoscibile Vince Vaughn, mai così bravo, nei panni catatonici di Bradley, gigante buono ed ex pugile tutto casa e bandiera americana. Uno che, tanto per dire, a cinque minuti dall’inizio del film fa letteralmente a pezzi l’auto della moglie di cui ha appena scoperto il tradimento per poi condurre con lei una placida autoterapia di coppia sul divano. Bradley torna suo malgrado a fare il corriere della droga, e mal gliene incoglie: durante una sparatoria con la polizia, per evitare una strage blocca gli uomini del boss Eleazar, viene arrestato, si becca sette anni di prigione e un ricatto da parte del cattivissimo inviato di Eleazar (Udo Kier, necessariamente), che promette un incontro ravvicinato tra la bimba che la moglie di Bradley ha in grembo e un abortista, se l’uomo non ucciderà un tipaccio detenuto nel penitenziario di massima sicurezza Red Leaf, fortezza fra Azkaban e Guantánamo. Per arrivarci, il benintenzionato Bradley deve tramutarsi nel peggior carcerato di sempre. Vaughn, corpo bronsoniano e maschera di gomma come Wile E. Coyote, sagoma americana fustigata eppur incorruttibile (da un’alterità nemica: messicani, tedeschi, coreani...), scende laconico e imperturbabile i gradini di gironi infernali via via più assurdi, fino a oltrepassare i confini del prison movie e svoltare con gusto nella zona liberatoria del gore e di un’exploitation grindhouse trucidamente cristologica. Se il buon esordio di Zahler mancava di compattezza, in Cell Block 99 la progressiva deformazione dell’ambiente narrativo, la tecnica dello spaesamento e il deragliamento surreale sono da applausi. E la chicca è il guardiano degli inferi Don Johnson, inseparabile sigaro e aura leggendaria a carico.


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Fiaba Di Martino

Fiaba riceve in fasce un nome lezioso che le profetizza l'amore per le storie, nel cinema, sul cinema e del cinema: a dieci anni vota i film disegnando a matita i pollici di Film Tv accanto ai biglietti della multisala più bella di sempre, l'Arcadia; di lì a poco si innamora delle finestre di Hitchcock, degli occhi di Jean Gabin e dell'aplomb di Lauren Bacall, e lo urla al mondo prima dal giornalino scolastico del classico poi dai siti web (MyMovies, Players, PositifCinema, BestMovie.it), mentre frequenta corsi di scrittura alla Scuola Civica di Cinema milanese e scrive un libro su Xavier Dolan con la collega positivista Laura Delle Vedove. Lost in translation nello stereo totale, ritrova se stessa nella pioggia di Madison County, nelle lettere di Gramsci, nelle ferite di David Grossman, nelle urla liberatorie di Sion Sono, nelle risate di Shosanna Dreyfus, nei silenzi di Antonioni, nelle parole di Frances Ha («non sono ancora una vera persona») e nello spazio tra i titoli di testa e quelli di coda.

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