Geografia emotiva

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Adriano Aiello dice che Nikita è il film da salvare oggi in TV.
Su Cielo alle ore 21:15.

Quest'anno la regista argentina Lucrecia Martel sarà la presidentessa di giuria alla Mostra del cinema di Venezia. Ne approfittiamo per riproporre la recensione di Zama , suo capolavoro.

Una delle sezioni del Cinema Ritrovato si chiama Le serate in Piazza Maggiore: proiezioni di capolavori della storia del cinema su uno schermo gigante. Quest'anno tra i film proiettati ci sarà il capolavoro di Francis Ford Coppola, di cui vi riproponiamo la locandina di Mariuccia Ciotta.

Se non eravate ancora riusciti a vederla, niente paura: dal 25 giugno Sky Atlantic la ripropone in seconda serata, e vi consigliamo di non farvela scappare. Stiamo parlando della prima stagione di Kidding .

Dopo l’elezione di Donald Trump del 2016, Mauro Gervasini realizza una ricognizione sui film e i cambiamenti a Hollywood durante i due mandati del primo presidente americano nero, Barack Obama. Vi riproponiamo le sue riflessioni.

Siamo gli Oscar, e per rispondere a #OscarsSoWhite ora sì che ci preoccupiamo di dare visibilità agli artisti Neri e Donna! Ma in modo meccanico, superficiale e tutto sommato dannoso. Un'analisi di Ilaria Feole del 2018, pienamente attuale.

La citazione

«Il cinema è come un uomo a cavallo che arriva in una cittadina del West, e noi non sappiamo niente di lui. (Jean-Claude Carrière)»

scelta da
Marianna Cappi

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Geografia emotiva


Adele Nigro ci racconta le coordinate del suo nuovo album con il progetto Any Other.

Nel 2015 aveva sorpreso tutti, con i suoi 21 anni, una voce che non lascia indifferenti, il nome Any Other per rappresentare un trio indie rock e dare alle stampe Silently. Quietly. Going Away. Adele Nigro (classe 1994) era riuscita, con quell’album, a dare linfa improvvisa nel rock italiano a melodie cantate in inglese, con irruenza e disincanto. Per lei, nel tempo, centinaia di concerti, tour in giro per l’Europa, la collaborazione con l’Infedele Orchestra: band che ha accompagnato Colapesce nel suo lungo tour. Il 14 settembre è uscito il suo secondo lavoro, Two, Geography (per 42 Records, assieme al musicista Marco Giudici e una formazione rinnovata): un viaggio fatto di sospensioni sentimentali, inserti di pianoforte e sax, toccanti ballate acustiche come Mother Goose. Un vero percorso di maturazione artistica.

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Ascoltando il tuo nuovo lavoro si avverte un’evoluzione netta rispetto al tuo esordio.
Mi trovi concorde, mi sarei anzi sorpresa della mancanza di un’evoluzione. Sono passati tre anni dal mio primo disco, e nonostante non siano certo un’eternità, a vent’anni sono un periodo che si fa sentire, soprattutto per come uno impara a vivere il tempo e a maturare in fretta. Questo mio cambiamento è avvenuto anche rispetto alla musica: ho suonato con altre persone, provato strumenti diversi; variato il mio approccio alla composizione, scoprendo aspetti che prima non avevo considerato.

Un elemento di maggior continuità con il passato sembra essere la tua voce.
In realtà, anche nella scrittura delle melodie sento una grande differenza rispetto a prima. Quando riascolto il mio primo lavoro, le linee vocali mi riportano spesso ai gruppi cui avevo preso ispirazione. Two, Geography, invece, in questo senso, mi appartiene di più. I riferimenti ci sono sempre, ma credo di esser riuscita a portare il mio modo di cantare verso un esito più distintivo. Essendo poi un album incentrato su mie esperienze personali, è giusto che la voce emerga così chiaramente.

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Una voce che risalta anche nell’atmosfera ariosa e in movimento di un brano come A Grade.
Sensazioni come “aria” e “apertura” erano davvero ciò che stavo cercando nel suono. Durante la registrazione e il mixaggio ho dedicato molta attenzione a questi aspetti.

Nel videoclip di Walkthrough sei seduta davanti a una parete spoglia, mentre senti le note della tua canzone. Il video sembra quasi voler catturare il volto di un musicista nel momento in cui ascolta, privatamente, un suo brano: semplice ascoltatore di se stesso.
Mi piace questa interpretazione. Non l’avevamo pensato in questo modo, però m’interessa sempre sapere le impressioni altrui. Un brano autobiografico è sempre una parte di te, una volta tirato fuori, però, è rivolto alle percezioni di tutti. Da quel momento non è più solo tuo.

Racconteresti la genesi del brano Geography?
Inizialmente era un pezzo completamente diverso: tipicamente indie rock, con chitarra e batteria regolari. Riascoltando i provini, però, non ci soddisfaceva. Dopo aver aspettato alcuni giorni, ho deciso in un solo momento di cancellare tutto e ricominciare da capo. È stato bello cambiare drasticamente visione, e trovare una sintesi così chiara e improvvisa di quel che volevo. Il ritornello si è trasformato quasi in un mantra, e la canzone è diventata una delle mie preferite.

AnyOther4_MattiaSavelli_LR.jpgChe significato assume la geografia, posta nel titolo dell’album?
Mi permette di pensare astrattamente alla connessione con i luoghi, anche attraverso il rimando, nel disco, allo spostarsi. È però anche un nesso tra corpo e spazio, da un punto di vista emotivo e relazionale. La mia prima idea, associata alla geografia, era la conoscenza intima di un altro corpo: la capacità di orientarsi con esso. La fine di una relazione, e il conseguente distacco da una persona, mi hanno fatto riflettere sulla distanza che s’instaura: è per me simile a quella che si crea nei confronti di un luogo che sentivo mio - magari nell’infanzia - e che ora gradualmente dimentico.

Questi temi sono ricorrenti nei testi, ma incontrano anche l’atmosfera distesa e consapevole di un brano come Capricorn No.
Pur non avendo scritto un concept album, mi sono resa conto di come anche la scelta della tracklist mi aiutasse a mettere ordine nei vari momenti emotivi in cui ero immersa: l’impossibilità di un rapporto, il distacco. Negli ultimi tre brani, tra cui Capricorn No, c’è quindi, effettivamente, un senso di superamento.

Pensi che i sentimenti espressi nelle tue canzoni trovino affinità con la musica intorno a te, nella moltitudine dei generi e artisti attuali?
Avendo allargato i miei orizzonti, mi è capitato di trovare molto forti, dal punto di vista emotivo ed espressivo, alcune cose che apparentemente non lo sembrano. L’ambient, per esempio, che per caratteristiche non si associa immediatamente all’emotività, è in grado, a volte, di commuovermi profondamente. Mi piacciono brani legati all’elettronica, oppure stilisticamente affini all’hip hop: Frank Ocean ha scritto delle cose incredibili, vicinissime a me, anche se lontane a livello formale. Una cosa di cui sono fermamente convinta è come la musica, come le altre forme artistiche, resti un mezzo e non un fine. Ciò che va espresso esiste anche oltre.

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