Il cinema dentro la letteratura dentro un baule

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La citazione

«You Cannot Be Serious! (John McEnroe)»

scelta da
Rinaldo Censi

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Servizio pubblicato su FilmTv 02/2020

Il cinema dentro la letteratura dentro un baule


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Nella grandezza quasi inaffrontabile di Casa di foglie, poderoso primo romanzo di Mark Z. Danielewski, uscito nel 2000 e ora ritradotto da 66thand2nd (pp. 722, € 29, traduzione italiana di Sara Reggiani e Leonardo Taiuti) dopo che per anni l’edizione Mondadori del 2005 risultava introvabile, c’è l’essenza della distanza fra cinema e letteratura: l’impossibilità di raccontare l’immediatezza delle immagini. Come molti libri di una stagione poi etichettata come “realismo isterico”, anche Casa di foglie «è una macchina in perpetuo movimento» (James Wood), un romanzomondo che aspira alla totalità, che alterna piani narrativi per costruire un congegno che evochi la confusione tra l’esperienza soggettiva della lettura e quella totalizzante della realtà. Casa di foglie è composto dal resoconto di un film inventato, La versione di Navidson, esempio di cinemaverità sull’incubo vissuto da una famiglia in una casa maledetta, contenuto in un manoscritto rinvenuto in un baule dopo la morte del suo autore, l’anziano signore cieco Zampanò, a sua volta redatto e commentato da un giovane sbandato e psicologicamente fragile di Hollywood, Johnny, che interpretando il testo originale finisce anch’egli in un gorgo di follia e paranoia. Alla base della struttura tripartita del romanzo, che Danielewski riempie di lettere, note, descrizioni, citazioni vere e inventate, collage, parole cancellate, passaggi di poesie, font diversi e tre colori (nero, blu, rosso), alla base di questo delirio controllato c’è l’idea che la parola possa tutto: contenere il mondo, trasmettere la psiche, replicare l’immagine. Nonostante ciò - e in maniera consapevole, stando all’epigrafe che recita «questo non è per te» - il libro fallisce: nel tentativo di raccontare La versione di Navidson come un romanzo, manca in questo modo il tempo del cinema, approfondisce ciò che il montaggio mette in sequenza. Ed è un paradosso, perché cercando nuove vite della letteratura Casa di foglie non fa che esaltarne l’essenza. 


Roberto Manassero

Roberto Manassero lavora come selezionatore al Torino Film Festival, è capo-redattore del sito www.cineforum.it e collaboratore delle riviste Film Tv e Doppiozero. Ha scritto un libro su P.T. Anderson, uno su Hitchcock e uno sul melodramma hollywoodiano. Tra i curatori del programma del Circolo dei lettori di Novara, tiene lezioni di cinema in scuole, musei e associazioni cultura.

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