Inno alla gioia da intonare sottovoce

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Simone Emiliani dice che Qualcosa di personale è il film da salvare oggi in TV.
Su IRIS alle ore 08:10.

Il segreto dei suoi occhi di Juan José Campanella è il film di oggi, visibile in streaming su RaiPlay

È arrivata su Amazon Prime Video la seconda stagione di Jack Ryan , ve lo raccontiamo con un'intervista a uno dei suoi due ideatori, pubblicata in occasione dell'uscita della prima stagione.

Callisto Cosulich salvava, in una rubrica su FilmTv, visioni e ricordi che prendevano spesso la forma di bellissime storie. Qui ci racconta di Taking Off di Forman e di come quella scena, anzi LA scena, in cui tutti fumano marijuana, gli diede qualche problemino quando decise di inserire il film in una rassegna sulla New Hollywood per la Rai.

La nona stagione dell'acclamata serie antologica creata da Ryan Murphy arriva su Fox il 7 novembre. Ripeschiamo la recensione di una delle stagioni passate per ricordarci/vi i motivi del suo successo.

Di recente l'abbiamo vista e ammirata in Fosse/Verdon , ma ci sono molti ruoli per cui apprezziamo il talento di Michelle Williams. Questo è un esempio.

La citazione

«Se una rana avesse le ali non sbatterebbe tante volte il culo per terra (John McCabe)»

scelta da
Emanuela Martini

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Inno alla gioia da intonare sottovoce


Il ritorno dei Wilco in Italia con un tour che promuove l'uscita, il 4 ottobre, del nuovo album Ode to Joy. Il nostro report della data milanese.

C’è un uomo dalla voce vagamente adolescenziale, canta accompagnandosi con una chitarra acustica che pare provenire da altre epoche del folk americano. Indossa sul palco, negli ultimi anni, un cappello da gentleman statunitense del sud, quasi a richiamare la tradizione da cui trae ispirazione: il songwriting di padri putativi come Woody Guthrie, mescolato a inquietudini che lasciano il segno in un musicista degli anni 90 e tradotto in brani che, dal country alla sperimentazione dissonante, variano senza perdere la loro essenza; sostituendo le forme di protesta dei tempi lontani con sentimenti privati, oscuri o languidamente romantici.

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Jeff Tweedy – nato in Illinois nel 1967, cresciuto artisticamente a Chicago – possiede inoltre due caratteristiche fondamentali: non ha mai scritto una canzone che non fosse significativa, ed è attorniato, da molti anni, da una band (la sua) che si afferma come una delle ultime super corazzate del rock alternativo mondiale, i Wilco. L’impressione è confermata assistendo, lo scorso 19 settembre, a un loro concerto al Fabrique di Milano, prima fra le due date italiane (l’altra si è tenuta a Padova, il giorno dopo) del tour europeo con cui il gruppo sta promuovendo l’imminente uscita (il 4 ottobre) dell’undicesimo disco in studio, intitolato Ode to Joy (dBpm Records). Sul palco, cinque musicisti a sostenere gli accordi accarezzati di Tweedy, in un trionfo di chitarre e tastiere volte alle note in sottrazione, con la comparsa fugace di un banjo tra le mani del polistrumentista Pat Sansone e la crescita vivida e graduale di ogni canzone suonata: semplici accordi da cui si sviluppano sfumature, contrappunti al piano, ritmi sospesi e brusche interruzioni, in un approccio che guarda da sempre al folk come materia di dissertazione e riscrittura inquieta. Dopo i primi due brani, Bright Leaves e Before Us, tratti dal nuovo lavoro, per il pubblico milanese è già il momento della magnetica I Am Trying to Break Your Heart e di War on War, entrambe contenute nell’iconico Yankee Hotel Foxtrot (2002).

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Un disco dalle innumerevoli peripezie, compositive e distributive, che segnò il vero punto di svolta nello stile e nella storia della band: un libero gioco, una sfida rivolta da vicino alla forma canzone classica, come forse nessun altro ha più saputo fare negli anni Zero. Le bizzarre torri gemelle di Marina City (Chicago), ritratte e rese famose dalla copertina di quell’album, sono ora nel video del loro ultimo singolo Everyone Hides, suonato live, quella sera, assieme all’altro brano di punta di questa nuova uscita: Love Is Everywhere, finora il più convincente. L’intensità dei Wilco cresce però con le distorsioni di Bull Black Nova, nella bellezza di Carlifornia Stars (scritta nel 1998 assieme a Billy Bragg, su testo di Woody Guthrie), nella libertà concessa alle incursioni di un chitarrista come Nels Cline. Un virtuoso delle sei corde, un jazzista che ha deciso di volgere il proprio amore verso il noise rock. Cline è la linea obliqua nelle strutture di Jeff Tweedy, è capace di imitare, con un gioco di volume, il suono di un violino nella notevole Via Chicago, salvo poi deturparne la dolcezza con assalti rumoristici di grande effetto. Il suo momento designato, però, è Impossible Germany. Oltre a essere il brano più atteso, è forse uno dei migliori omaggi mai scritti alle linee di chitarra di Tom Verlaine e dei Television, dentro il quale Cline s’immerge con un assolo d’immutata meraviglia.

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Scorrono così oltre 2 ore e trenta di concerto, tra il ritorno sul palco con il classico Misunderstood, l’ironia caustica di Tweedy e la calma imperscrutabile del gruppo. Gente cui calza bene l’espressione «far parlare la musica», e che, nel carisma semplice di chi svolge il proprio credo, permette di immaginare l’equipaggio di una nave fantasma, tetra e scintillante, mentre veleggia sulle acque di una contemporaneità musicale da cui ogni tanto è anche bello assentarsi.

(Fotografie di Fabio Izzo)

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Matteo Bailo

Una laurea in filosofia e una passione per la musica che lo porta a inseguire concerti in giro per la regione, e a procurarsi strumenti troppo impegnativi rispetto alla sua chitarra.
Lavora per Film Tv dall'agosto 2012, per il quale cura la rubrica Muzik - L'impero dei suoni, e redige i listini dei palinsesti.

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