Jazz e altri suoni che abbiamo intorno

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Sergio M. Grmek Germani dice che Triple agent - Agente speciale è il film da salvare oggi in TV.
Su Rai3 alle ore 01:20.

Scompare a 90 anni l'attore feticcio di Ingmar Bergman, indimenticabile in Il settimo sigillo , in seguito “rubato” da Hollywood per ruoli memorabili. A cominciare da padre Merrin in L’esorcista. Riproponiamo l'articolo pubblicato su Film Tv in occasione del suo ottantesimo compleanno.

Si sta trasformando il dibattito su un tema maledettamente serio come il razzismo nella solita farsa. Per una volta, però, non siamo solo noi italiani a sfidare il senso del ridicolo, visto che una catena di supermercati svizzera ha deciso di ritirare i mitici Moretti solo perché si chiamano così. Ai Moretti Tommaso Labranca dedicò un suo Collateral nel 2011, urgente e formidabile oggi più di ieri.

Su Film Tv n° 23 abbiamo dedicato un Serial Graffiti all'universo di True Detective . Qui vi riproponiamo la recensione della prima stagione.

L'esorcista di William Friedkin è in streaming su Prime Video

Una delle uscite (annullate) del mese è un film di un autore spesso segnalato nella nostra rubrica Scanners. Doppia pelle di Quentin Dupieux era programmato per il 19 marzo. Recuperiamone un altro, tra i suoi, mai arrivato in Italia.

La citazione

«Solo chi lascia il labirinto può essere felice, ma solo chi è felice può uscirne (Michael Ende - Lo specchio nello specchio)»

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Articolo pubblicato esclusivamente su questo sito

Jazz e altri suoni che abbiamo intorno


Si è da poco conclusa l'11ª edizione di Jazz:Re:Found. Festival di richiamo internazionale che da anni avvicina il genere all'elettronica e alle nuove tendenze. Dal borgo di Cella Monte (AL), nelle colline del Monferrato, musica di ricerca e intrattenimento.

Le immagini e i suoni scorrono sullo schermo senza soluzione di continuità: ragazzi vestiti di rosso che ballano nei sobborghi di una città caraibica, il fruscio delle onde del mare, frasi rap pronunciate da un volto che emerge dal buio, file di alberi riprese da un’auto di passaggio.

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Sono visioni proiettate dietro al palco, mentre le tastiere del francese Christophe Chassol e la batteria di Mathieu Edward eseguono dal vivo idee musicali in movimento, ritmi incalzanti, pause che assecondano il canto dolce e incerto di una donna ritratta di profilo. Il live di Chassol – affermato produttore in ambito pop, grazie alle collaborazioni con Phoenix, Frank Ocean e Solange, oltre che compositore in grado di orientarsi tra musica classica, jazz ed elettronica – ha chiuso degnamente l’ultima edizione di Jazz:Re:Found, un festival sperimentale e itinerante, tenutosi quest’anno, per la prima volta, nel bel borgo di Cella Monte, tra le colline del Monferrato (in provincia di Alessandria), dal 20 al 23 giugno.

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Christophe Chassol.jpg(foto di Lorena Florio)

Un concerto immersivo, dicevamo, capace di affascinare e condurre il pubblico dell’antica piazzetta situata nel cuore del paese in un fitto dialogo fatto di ritmo, tastiere e una varietà di rumori, esotici o familiari, provenienti dalla lunga serie di frammenti video proiettati alle spalle dei musicisti. Chassol definisce questo progetto Ultrascores, dal nome dato a due dei suoi album. Frasi di pianoforte seguono così le parole di una donna che parla al mercato, rumori di clacson sono assorbiti nel suono, frasi concitate si uniscono a tempi hip hop, mentre le riprese che spaziano da New Orleans, all’India, all’isola caraibica di Martinica (luogo nativo del musicista) compongono una sinfonia urbana. La musica suonata dal vivo è quindi un vispo corredo alle immagini e al loro sottofondo; un messaggio armonico che si eleva di fronte al respiro caotico del mondo, riconoscendo però, al tempo stesso, i propri limiti. Questo live, per la capacità di porre la musica al servizio di quei suoni contrastanti che caratterizzano spesso il nostro intorno, può forse ben rappresentare l’idea stessa di Jazz:Re:Found.

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Un festival che pone al centro della propria ricerca la contaminazione e la contemporaneità, scontentando al massimo chi intende la musica jazz secondo canoni già ampiamente costituiti. Un’attitudine che guarda anche al mondo del pop, cercando un equilibrio tra richiamo e ricerca, tenendo saldo il filone della musica black e i suoni degli strumenti a fiato; dialogando con l’elettronica, l’hip hop e il blues. Inaugurato nel 2008, organizzato per diverse edizioni a Vercelli, ha ritrovato quest’anno la dimensione di evento estivo, dopo essersi svolto per alcuni anni, con alterne fortune organizzative, nei locali di Torino (e con appuntamenti anche a Milano). La scelta di Cella Monte, inserito nella lista de I borghi più belli d’Italia, è il chiaro intento di instaurare un dialogo tra musica e territorio, grazie anche ai cortili delle aziende locali, rimasti aperti agli utenti per permettere la degustazione di prodotti tipici rimirando le colline. La musica, anche in questa cornice, è rimasta però il vero punto di forza. Il palco di Chassol ha visto esibirsi, il giorno prima, gli Area Open Project, a 40 anni dalla scomparsa di Demetrio Stratos, in un concerto guidato da antichi temi mediorientali, dalla voce di Claudia Tellini e dalla perizia alle tastiere del leader Patrizio Fariselli. Sul palco principale, tra gli altri, il dj set acido e pulsante di Gilles Peterson, icone vecchie e nuove dell’hip hop romano come Colle der Fomento e Noyz Narcos, il live torrenziale di I hate my village: Alberto Ferrari (Verdena) alla voce, Fabio Rondanini (Afterhours, Calibro 35) alla batteria e Adriano Viterbini (Bud Spencer Blues Explosion) alla chitarra, per un blues dilagante, tra le influenze di Bombino e una cover lisergica di Don’t Stop ‘Til You Get Enough di Michael Jackson.

I hate my village.jpg(foto di Lorena Florio)

La serata di sabato 22 si è chiusa invece con l’attesa esibizione del collettivo di giovani musicisti londinesi Kokoroko: un solo ep all’attivo, il singolo Abusey Junction che ha superato i 30 milioni di ascolti su Youtube, e una resa live più ballabile che malinconica, grazie all’energia di un trio femminile che è sia comparto voci che sezione di fiati. Il jazz non è certo un genere che necessita d’essere ridefinito. Porlo in dialogo con realtà vicine e lontane può però rivelarsi un esercizio fruttuoso.

 

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(questa foto e quella di copertina sono di Lorena Florio)


Matteo Bailo

Una laurea in filosofia e una passione per la musica che lo porta a inseguire concerti in giro per la regione, e a procurarsi strumenti troppo impegnativi rispetto alla sua chitarra.
Lavora per Film Tv dall'agosto 2012, per il quale cura la rubrica Muzik - L'impero dei suoni, e redige i listini dei palinsesti.

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