L'alfa privativo della musica

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Luca Pacilio dice che Cose nostre - Malavita è il film da salvare oggi in TV.
Su RaiMovie alle ore 19:15.

Quanto vale l’altra metà del cielo, sul grande schermo? Quanto potere hanno le registe e le maestranze al femminile a Hollywood? Uno sguardo alle cifre e ai nomi, resistenti o emergenti, del gentil sesso al cinema.

Tempi duri per i grandi della nuova Hollywood. Quando essere un autore di culto tipo Brian De Palma non basta come garanzia per partire con una nuova produzione. Un'analisi di Giulia D'Agnolo Vallan.

Film di culto, pilastro della storia del cinema, capolavoro assoluto. E... Mel Gibson si prepara a rifarlo. Con un ricco cast, come vi raccontiamo nella prossima newsletter. Rileggiamo le parole di Gianni Amelio.

Arriva il 31 maggio su Prime Video una delle nuove serie più attese dell'anno. Si chiama Good Omens, ed è tratta dal romanzo di Neil Gaiman e Terry Pratchett Buona Apocalisse a tutti! Impossibile non ripensare a American Gods , egualmente tratta da un romanzo dello scrittore inglese.

Tra i film che abbiamo già visto dell'edizione 2019 del Festival di Cannes c'è La Gomera di Corneliu Porumboiu, che non ci ha convinto. Vi invitiamo a confrontare le parole di Roberto Manassero con quelle di Sangiorgio, che con questa recensione, qualche anno fa, nella rubrica Scanners, presentava quest'autore della Nuova onda rumena.

La citazione

«All work and no play makes Jack a dull boy»

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L'alfa privativo della musica


Fino a domenica 1 luglio a Milano, Contaminafro - Identità in evoluzione è la rassegna che esplora le identità africane anche in contesto alieno. Spicca, tra le proposte, quella di Moses Sumney, che coniugando jazz e folk getta il cuore oltre l'ostacolo, in costante evoluzione...

Aromanticism: in quell’alfa privativo a cui ricorre Moses Sumney per inventare la parola che dà il titolo al suo album d’esordio, c’è tutto il segreto della sua musica. Coniare un vocabolo negandone un altro. Mettere un prefisso che toglie un significato e genera in questo modo un significato nuovo, nella consapevolezza che quello di dare un nome alle cose è un atto complesso e gravido di conseguenze. Perché, si sa, è dando un nome alle cose che le facciamo nostre, le maneggiamo, le esponiamo al potere terapeutico della parola. Così Sumney racconta l’amore mentre ne canta l’assenza, mettendo in discussione l’idea dell’amore romantico come completamento necessario e obbligato dell’individuo, altrimenti carente (o costretto a trasformarsi in aragosta, se fossimo in un film di Lanthimos). Mettere/togliere, costruire/decostruire: nello spazio indeterminato in cui si incontrano gli opposti ribolle la musica del cantautore cresciuto tra California e Ghana. Sul palco allestito nel Giardino della Triennale di Milano per il Tri-P Music Festival (First Aid Kit, Alva Noto, Mark Lanegan Band sono alcuni degli artisti che suoneranno da qui al prossimo 25 luglio), è suo lo show che inaugura la rassegna Contaminafro. Identità in evoluzione che, dal 26 giugno al 1° luglio, tra Triennale, mare culturale urbano e Fabbrica del Vapore esplora le culture africane contemporanee (rigorosamente al plurale, perché non si cada nella trappola dell’appiattimento folkloristico) proponendo concerti, spettacoli di teatro e di danza, mostre, conferenze e DJ set. Due polistrumentisti lo accompagnano con chitarre, fiati, archi e tastiere, ma è sulla sua particolarissima voce – ora calda e soul, ora squillante in abbacinanti falsetti – che si modella tutta l’esibizione. Non stupisce che Moses Sumney abbia iniziato a comporre musica a cappella, ben prima di imparare a suonare la chitarra: al centro dei brani pulsa il cantato, emozionante, a tratti giocoso, sempre avvolgente, pronto a trascinare con sé tutto il resto in un flusso di raffinatissima compostezza che, come un fumo denso, sale dal basso, cresce lentamente e poi si dissolve. Mettere e togliere, costruire e decostruire. Tra jazz, soul, R&B, elettronica e neofolk. Identità in evoluzione, appunto.

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