Medea in Florida nel 1961

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La citazione

«E questo è quanto (Casinò - Martin Scorsese)»

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Servizio pubblicato su FilmTv 43/2018

Medea in Florida nel 1961


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Scusate, ma non ho potuto resistere. Understudy for Death (Hard Case/Titan Books, pp. 224, € 8,69), da poco uscito in inglese, è un quasi inedito di Charles Willeford (1919-1988). Un romanzo pubblicato nel 1961 in una collana di pulp fiction della Newsstand Library con un titolo sgradito all’autore (Understudy for Love – dove understudy è l’«attore sostituto») e da allora mai più ristampato. Se però c’è bisogno di agganci all’attualità italiana, eccone due: mentre da Feltrinelli continuano a uscire i volumi della tetralogia del detective Hoke Moseley iniziata con Miami Blues (recensito in queste colonne sul Film Tv n. 31/2017), leggo che il prossimo film di Giuseppe Capotondi, con Donald Sutherland e Mick Jagger, è tratto da Il quadro eretico (The Burnt Orange Heresy), uno dei primo romanzi tradotti in italiano di Willeford (Bompiani, 1996). Dico subito che Understudy for Death non è a livello né di Il quadro eretico (che è un noir sull’arte astratta, scandito da citazioni di Gorgia) né dei migliori Willeford del periodo pulp, come The Woman Chaser (in italiano Il cacciatore di donne, su un aspirante sceneggiatore psicopatico) e The Black Mass of Brother Springer (su un finto predicatore bianco in una comunità nera). Si sente che Willeford scrive per il mercato; per esempio, ogni 30 pagine deve mettere scene di sesso nello stile metaforico e fiammeggiante dell’epoca (anche se alcune sono decisamente disturbanti). Ma il risultato non è certo privo di interesse: da una parte ricorda i romanzi mainstream di Philip K. Dick, come Confessioni di un artista di merda. Dall’altra mostra tutta l’originalità della scrittore, malgrado i limiti del format. Siamo a Lake Springs, Florida, dove succede un’orribile tragedia: una madre di famiglia uccide i due figlioletti e si suicida. Nel biglietto che lascia scrive: «Non ce la faccio più. La televisione è più importante delle nostre vite. Tutto è niente». Il cinico reporter di un quotidiano locale deve indagare e scrivere una serie di pezzi sul tema dei suicidio, tanto per alzare la tirature. Il fatto che un’autrice della Newsstand Library, Elaine Williams, si suicidò nel 1963 dopo che le venne censurato un romanzo lesbico, getta sul libro una luce inquietante. Ed emerge un’America di provincia angosciante e isterica, dove tutti bevono come spugne, hanno il mito della piscina come status symbol e smaniano di finire sui giornali e di essere famosi per 15 minuti. Ma oltre che una rilevanza sociologica, il romanzo ne ha una metanarrativa: la Medea di Lake Springs frequentava un corso di scrittura creativa, e pure il reporter ha una commedia (in versi) nel cassetto. L’episodio più bello è l’incontro con il vecchio insegnante, un disilluso artigiano della macchina da scrivere che sforna cinque racconti a settimana, contando di venderne almeno uno. Per Willeford arte ed economia vanno sempre a braccetto. Con il suo disincanto di ex hobo e ex soldato segnato dalla guerra (i poemetti in prosa oggi leggibili in The Second Half of the Double Feature sono tra le cose più agghiaccianti che abbia mai letto), Willeford guardava nel futuro. Nel 1961, però, anche lui doveva guadagnarsi la pagnotta (in seguito si laureò, si addottorò e andò a insegnare al college: come Harry Crews, ma senza condividerne gli eccessi). E se è evidente il disprezzo che nutre per il protagonista di Understudy for Death, il finale raffazzonato e buonista è sconcertante. Ho il sospetto che sia un’interpolazione dell’epoca - del resto l’edizione attuale non brilla per filologia. Poco male. D’altronde questo articolo serve solo a divulgare un autore grandissimo e unico.


Alberto Pezzotta

Alberto Pezzotta si è occupato di cinema italiano (Ridere civilmente. Il cinema di Luigi Zampa; Il western italiano; Regia Damiano Damiani; Mario Bava; la curatela, con Stefania Parigi, di Il lungo respiro di Brunello Rondi), di storia della critica (La critica cinematografica; la curatela, con Anna Gilardelli, di Alberto Moravia, Cinema italiano. Recensioni e interventi 1933-1990), di cinema orientale (Tutto il cinema di Hong Kong). Ha collaborato alla Storia del cinema mondiale di Gian Piero Brunetta e alla Storia del cinema italiano del CSC, oltre che a riviste come “Bianco e Nero”, "Imago", “8 1/2”. Scrive di cinema e musica su "Blow Up". Ha tradotto libri, tra gli altri, di Chinua Achebe, Eric Bogosian, Harry Crews, James Dickey, Barry Gifford, Jim Harrison, Hanif Kureishi, Lorrie Moore, Joyce Carol Oates, Hugues Pagan, Derek Raymond, Colm Tóibín.
Twitter: @APezzotta.


Alberto Pezzotta

Alberto Pezzotta si è occupato di cinema italiano (Ridere civilmente. Il cinema di Luigi Zampa; Il western italiano; Regia Damiano Damiani; Mario Bava; la curatela, con Stefania Parigi, di Il lungo respiro di Brunello Rondi), di storia della critica (La critica cinematografica; la curatela, con Anna Gilardelli, di Alberto Moravia, Cinema italiano. Recensioni e interventi 1933-1990), di cinema orientale (Tutto il cinema di Hong Kong). Ha collaborato alla Storia del cinema mondiale di Gian Piero Brunetta e alla Storia del cinema italiano del CSC, oltre che a riviste come “Bianco e Nero”, "Imago", “8 1/2”. Scrive di cinema e musica su "Blow Up". Ha tradotto libri, tra gli altri, di Chinua Achebe, Eric Bogosian, Harry Crews, James Dickey, Barry Gifford, Jim Harrison, Hanif Kureishi, Lorrie Moore, Joyce Carol Oates, Hugues Pagan, Derek Raymond, Colm Tóibín.
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