Più che l’ideologia poté la famiglia

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Quando Rete 4 fu mandata sul satellite. Dialogo tra un canale televisivo e Tommaso Labranca.

La citazione

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Servizio pubblicato su FilmTv 45/2018

Più che l’ideologia poté la famiglia


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Testone. Mascellone. Musso. Muscolini. Duciazzo. Ducerrimo. Benitazzo. Corvo buffone. Merdalini. O semplicemente “Il Merda”. Sono alcuni dei nomi con cui i personaggi di Il silenzio di averti accanto di Giancarlo Marinelli (La Nave di Teseo, pp. 404, € 20) chiamano un personaggio ultimamente spesso presente sulle homepage dei quotidiani, in libreria e al cinema. Segno che l’autore si è documentato. Solo che, mentre sugli scaffali delle librerie e dei supermercati troneggia la M di Antonio Scurati, chi immagina che dietro un titolo come quello di Marinelli (che in realtà è un verso di Alfonso Gatto appena modificato), dietro quella copertina con un bimbo, si parli spesso di Mussolini e si nasconda una riflessione sugli intrecci tra politica e famiglia nella Storia italiana? Perché stanno qui l’originalità e l’interesse del libro: non inseguire un’oggettività difficilmente raggiungibile, ma mostrare l’esemplarità della prospettiva personale. C’è un protagonista contemporaneo che si chiama come l’autore e, nell’imminenza di diventare padre e di dover scegliere un nome per il figlio, fa i conti con la storia di famiglia. Ci sono un nonno fascista (ma fascista “di sinistra”), Marino, e un prozio comunista (ma anti-stalinista), Almo, che durante il ventennio viene mandato al confino dal fratello (ma per salvargli al vita) e che nel Dopoguerra lo ripaga con la stessa moneta. Questa storia ricostruita pezzo per pezzo ha molti lati oscuri e strascichi che percorrono il Novecento: per esempio, si incontrano anche il padre fascista di Pasolini, responsabile del linciaggio di Anteo Zamboni, il povero ragazzo accusato di avere attentato alla vita del Testone a Bologna nel 1926, Giorgio Almirante che fonda il MSI e frange di seguaci di Toni Negri negli anni 70. Una Storia che si dipana in un classico montaggio di flashback, ma che non vuole affatto dimostrare, come leggo in rete, che destra e sinistra erano la stessa roba. No, nessun revisionismo o azzeramento della Storia. Nessuna censura o scusante nei confronti di violenze, nefandezze e leggi razziali. Tra l’altro, se emerge un modello, forse inconscio, è quello di Novecento di Bertolucci. Con una differenza: che alla fine ideologie e ideali impallidiscono di fronte alla famiglia, con tutti i suoi grovigli. Marino diventa fascista per opporsi al padre Carlo, socialista. E Almo diventa comunista per opporsi al fratello. E il padre che, in segreto, si compiace dei successi in politica di Marino è un voltagabbana? O la vittima di un amore paterno che comunque perdona? A Marinelli, da romanziere, interessa che questi amori contraddittori (perché c’è anche quello tra i due fratelli) sono segreti, tormentati, non comunicabili e destinati a una scoperta postuma, ad alimentare fantasmi che si trascinano nel presente. Lo storico e il sociologo vi ravvisano invece un tratto insopprimibile del carattere degli italiani. È la loro rovina o il loro riscatto? Marinelli non ha dubbi: ma perché parla di un altro mondo, di un’altra Italia. Mentre oggi la tragedia è stata sostituita dalla farsa.


Alberto Pezzotta

Alberto Pezzotta si è occupato di cinema italiano (Ridere civilmente. Il cinema di Luigi Zampa; Il western italiano; Regia Damiano Damiani; Mario Bava; la curatela, con Stefania Parigi, di Il lungo respiro di Brunello Rondi), di storia della critica (La critica cinematografica; la curatela, con Anna Gilardelli, di Alberto Moravia, Cinema italiano. Recensioni e interventi 1933-1990), di cinema orientale (Tutto il cinema di Hong Kong). Ha collaborato alla Storia del cinema mondiale di Gian Piero Brunetta e alla Storia del cinema italiano del CSC, oltre che a riviste come “Bianco e Nero”, "Imago", “8 1/2”. Scrive di cinema e musica su "Blow Up". Ha tradotto libri, tra gli altri, di Chinua Achebe, Eric Bogosian, Harry Crews, James Dickey, Barry Gifford, Jim Harrison, Hanif Kureishi, Lorrie Moore, Joyce Carol Oates, Hugues Pagan, Derek Raymond, Colm Tóibín.
Twitter: @APezzotta.


Alberto Pezzotta

Alberto Pezzotta si è occupato di cinema italiano (Ridere civilmente. Il cinema di Luigi Zampa; Il western italiano; Regia Damiano Damiani; Mario Bava; la curatela, con Stefania Parigi, di Il lungo respiro di Brunello Rondi), di storia della critica (La critica cinematografica; la curatela, con Anna Gilardelli, di Alberto Moravia, Cinema italiano. Recensioni e interventi 1933-1990), di cinema orientale (Tutto il cinema di Hong Kong). Ha collaborato alla Storia del cinema mondiale di Gian Piero Brunetta e alla Storia del cinema italiano del CSC, oltre che a riviste come “Bianco e Nero”, "Imago", “8 1/2”. Scrive di cinema e musica su "Blow Up". Ha tradotto libri, tra gli altri, di Chinua Achebe, Eric Bogosian, Harry Crews, James Dickey, Barry Gifford, Jim Harrison, Hanif Kureishi, Lorrie Moore, Joyce Carol Oates, Hugues Pagan, Derek Raymond, Colm Tóibín.
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