Quando Madonna regalò un televisore a Harry Crews

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Quando Rete 4 fu mandata sul satellite. Dialogo tra un canale televisivo e Tommaso Labranca.

La citazione

«Lui adesso vive ad Atlantide / con un cappello pieno di ricordi / ha la faccia di uno che ha capito / e anche un principio di tristezza in fondo all'anima / nasconde sotto il letto barattoli di birra disperata / e a volte ritiene di essere un eroe. (Francesco De Gregori - Atlantide)»

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Matteo Bailo

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Servizio pubblicato su FilmTv 41/2018

Quando Madonna regalò un televisore a Harry Crews


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«Siamo nell’epoca delle immagini del mondo… La mia generazione ha dovuto e deve affrontare il problema di come trasformare in opera letteraria l’assenza di un mondo» scrive Antonio Scurati in La letteratura dell’inesperienza (Bompiani 2006). Lo rileggo ripensando a tanta narrativa italiana contemporanea. Ancora prostrato da Divorare il cielo di Giordano, che ho recensito su Film Tv n. 37/2018 (a proposito: non sono il solo a scrivere certe cose, vedi Maurizio Bianchini su “Blow Up.”), decido di concedermi una vacanza nella nostalgia leggendo la biografia di uno scrittore per cui non si poteva scrivere se non di ciò che si aveva vissuto, e per cui la letteratura era fatta di «sangue, ossa e midollo»: Harry Crews (1935-2012). Blood, Bone and Marrow si intitola il libro di Ted Geltner (pp. 448) uscito il 2017 per la University of Georgia Press. Anche se Crews in Italia non ha mai superato i 600 lettori e da anni non si traduce, ne parlo lo stesso, perché il libro di Geltner, oltre a essere un vero labour of love come non se ne fanno più, ed essere bellissimo, devastante ed emozionante, mi sembra che abbia una sua attualità e interesse anche per chi non ha idea di chi sia l’autore di Lucidi corpi e La festa dei serpenti, che diede il nome perfino a un gruppo di Kim Gordon e Lydia Lunch. Crews, per certi versi, è l’archetipo dello scrittore americano autodistruttivo. Infanzia disgraziata e poverissima nella Georgia redneck. Poi i marines: che gli insegnano la disciplina (gli sarà molto utile nella scrittura) e con le apposite borse di studio gli permettono di laurearsi (negli Usa degli anni 50 era ancora più facile che nell’Italia post Sessantotto), tra varie esperienze on the road di poco posteriori a quelle di Kerouac. Da qualche anno nei college Usa esistono corsi di scrittura creativa, e Harry decide di diventare uno scrittore. Autori preferiti: Flannery O’Connor e Graham Greene. Se Hunter S. Thompson ribatteva a macchina i romanzi di Hemingway per assimilarne il ritmo, Crews prende Fine di una storia e lo fa a pezzi parola per parola, secondo un metodo strutturalista fai da te. Dopo anni di tentativi e di dattiloscritti rifiutati dalle case editrici, arriva l’esordio The Gospel Singer (1968). Ottime recensioni. Elvis Presley (!) lo segnala a Tom Jones (!) che ne compra i diritti. Non se ne farà nulla (lo stesso vale per una sceneggiatura scritta per Michael Cimino, Clown), ma Crews entra nel giro che conta e lavora con il mitico editor Robert Gottlieb di Knopf (quello che aveva dato forma a Comma 22 di Heller dopo quattro anni di lavoro: altri tempi). Poi scrive l’autobiografia Un’infanzia e scopre che non è stata una catarsi, al contrario. Piomba in dieci anni di alcol, droga e sesso in cui non si sa come riesca a mantenere il posto di professore di scrittura creativa all’università della Florida e a fare tanto giornalismo di qualità. Il suo ritratto di Charles Bronson vale quanto quello di Truman Capote su Marlon Brando. E va recuperato il suo lungimirante e terrificante profilo di David Duke, il figuro che negli anni 80 fece uscire dalla fogne il KKK dandogli rilevanza mediatica. Harry è stato un S.O.B. (son of a bitch, ndr), ma mai un fascio né un razzista. Nel 1988 Madonna e Sean Penn si proclamano suoi fan e lo invitano al match Tyson-Spinks (quello durato 91 secondi) organizzato da Donald Trump, all’epoca solo un milionario sbruffone. Quando sa che Harry non possiede un televisore, Madonna gliele regala uno, ma è troppo grande e non entra dalla porta. Harry lo vende subito. Altri progetti cinematografici falliti (anche se Harry appare in Lupo solitario). Più tardi comincia a sfoggiare tatuaggi e tagli di capelli assurdi. Mi fermo qui. Da una vita così nascevano romanzi che nessuno di voi avrà letto, ma che stanno in buona compagnia con quelli di James Dickey e Barry Gifford. A ciascuno il suo. In ogni caso, dopo Blood, Bone and Marrow, per un po’ sarà difficile che legga narrativa contemporanea. Finché non protesta nessuno… 


Alberto Pezzotta

Alberto Pezzotta si è occupato di cinema italiano (Ridere civilmente. Il cinema di Luigi Zampa; Il western italiano; Regia Damiano Damiani; Mario Bava; la curatela, con Stefania Parigi, di Il lungo respiro di Brunello Rondi), di storia della critica (La critica cinematografica; la curatela, con Anna Gilardelli, di Alberto Moravia, Cinema italiano. Recensioni e interventi 1933-1990), di cinema orientale (Tutto il cinema di Hong Kong). Ha collaborato alla Storia del cinema mondiale di Gian Piero Brunetta e alla Storia del cinema italiano del CSC, oltre che a riviste come “Bianco e Nero”, "Imago", “8 1/2”. Scrive di cinema e musica su "Blow Up". Ha tradotto libri, tra gli altri, di Chinua Achebe, Eric Bogosian, Harry Crews, James Dickey, Barry Gifford, Jim Harrison, Hanif Kureishi, Lorrie Moore, Joyce Carol Oates, Hugues Pagan, Derek Raymond, Colm Tóibín.
Twitter: @APezzotta.


Alberto Pezzotta

Alberto Pezzotta si è occupato di cinema italiano (Ridere civilmente. Il cinema di Luigi Zampa; Il western italiano; Regia Damiano Damiani; Mario Bava; la curatela, con Stefania Parigi, di Il lungo respiro di Brunello Rondi), di storia della critica (La critica cinematografica; la curatela, con Anna Gilardelli, di Alberto Moravia, Cinema italiano. Recensioni e interventi 1933-1990), di cinema orientale (Tutto il cinema di Hong Kong). Ha collaborato alla Storia del cinema mondiale di Gian Piero Brunetta e alla Storia del cinema italiano del CSC, oltre che a riviste come “Bianco e Nero”, "Imago", “8 1/2”. Scrive di cinema e musica su "Blow Up". Ha tradotto libri, tra gli altri, di Chinua Achebe, Eric Bogosian, Harry Crews, James Dickey, Barry Gifford, Jim Harrison, Hanif Kureishi, Lorrie Moore, Joyce Carol Oates, Hugues Pagan, Derek Raymond, Colm Tóibín.
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