Slowdive: Crazy Diamond

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Simone Emiliani dice che Giovani si diventa è il film da salvare oggi in TV.
Su IRIS alle ore 17:05.

Scompare a 90 anni l'attore feticcio di Ingmar Bergman, indimenticabile in Il settimo sigillo , in seguito “rubato” da Hollywood per ruoli memorabili. A cominciare da padre Merrin in L’esorcista. Riproponiamo l'articolo pubblicato su Film Tv in occasione del suo ottantesimo compleanno.

Si sta trasformando il dibattito su un tema maledettamente serio come il razzismo nella solita farsa. Per una volta, però, non siamo solo noi italiani a sfidare il senso del ridicolo, visto che una catena di supermercati svizzera ha deciso di ritirare i mitici Moretti solo perché si chiamano così. Ai Moretti Tommaso Labranca dedicò un suo Collateral nel 2011, urgente e formidabile oggi più di ieri.

Su Film Tv n° 23 abbiamo dedicato un Serial Graffiti all'universo di True Detective . Qui vi riproponiamo la recensione della prima stagione.

L'esorcista di William Friedkin è in streaming su Prime Video

Una delle uscite (annullate) del mese è un film di un autore spesso segnalato nella nostra rubrica Scanners. Doppia pelle di Quentin Dupieux era programmato per il 19 marzo. Recuperiamone un altro, tra i suoi, mai arrivato in Italia.

La citazione

«Povero pensiero... finisce sempre per sfracellarsi contro il muro dei fatti. (Lev Troskij)»

scelta da
Adriano Aiello

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Articolo pubblicato esclusivamente su questo sito

Slowdive: Crazy Diamond


Cosa resterà degli anni 90? Di sicuro una certa idea di rock, di cui fu alfiere la band di Reading sciolta nel 1995 e richiamata alle chitarre nel 2014. Li abbiamo sentiti live all'Alcatraz di Milano lo scorso 4 marzo. Tra distorsioni e omaggi a Syd Barrett una proposta ancora potente

Che cosa manca oggi del rock degli anni 90? Molte cose; forse, addirittura, il rock stesso. Con l’affermarsi di nuove tendenze musicali, questo genere ha perso gradualmente rilevanza nella cultura di massa. Tra gli aspetti di cui si sente maggiormente la mancanza, c'è l’immediatezza espressiva dell’epoca (di enorme rilevanza), ma forse, ancor di più, l’introspezione. Vedere dal vivo nel 2018 –il 4 marzo scorso sul palco dell’Alcatraz di Milano- un gruppo come gli Slowdive (originari di Reading) è così un’occasione per ritrovare i suoni di un movimento che fu, per il rock di quel decennio, essenzialità psichedelica e gioventù. Poco più che teenager, nei primissimi anni 90, gli Slowdive divennero, infatti, assieme ad altri gruppi coevi (i My Bloody Valentine, per esempio), alfieri del genere "shoegaze": lievi melodie vocali investite da riverberi e potenti distorsioni; un sospiro giovanile romantico ed evanescente, in distacco dall’alienazione della darkwave e dagli intellettualismi del passato. Riunito nel 2014, dopo lo scioglimento del 1995, il gruppo ha dato alle stampe nel 2017 l’omonimo Slowdive. Nei brani suonati dal vivo non ci sono gli approdi futuristici dei Radiohead, la monumentale potenza dei Sigur Rós, e nemmeno le traiettorie formali del post rock degli anni 2000. Di tutti questi elementi vi è pero una traccia, un indizio in origine, tra gli acidi arpeggi di chitarra, le tenui percussioni riverberate, i puntelli di note di Slomo -brano in apertura al concerto e al nuovo lavoro- nel pop magico e nebbioso di Alison, dal secondo album Souvlaki (1993). Gli Slowdive dal vivo, come su disco, stratificano i suoni; restano immersi, immobili e lontani, in una musica all’origine stessa del dream pop, dove possono riaffermare la loro incontaminata interiorità, l’essenza di teenager rimasti protetti dal mondo, a suon di distorsioni. Il canto sussurrato di Neil Halstead e Rachel Goswell (menti del progetto) è assimilabile all’atmosfera eterea dei Cocteau Twins: il sussulto sognante -con la grande voce, nel gruppo scozzese, di Elizabeth Fraser- diventa negli Slowdive una vertigine cristallizzata, un movimento reiterato al rallentatore. Dal nuovo disco il gruppo esegue inoltre, nella serata milanese, la rockeggiante Star Roving e la piacevole Sugar for the Pill. Solo attingendo dal passato avviene, però, che la vertigine e l’introspezione viaggino davvero insieme: nell’omonima Slowdive e nella scurissima Avalyn, entrambe dal primo ep; fino alla classica e possente Catch the Breeze, dal loro disco d’esordio e capolavoro Just For a Day (1991). Voci e trame sonore restano imprigionate in un immobilismo indistinto: lentissimo sprofondare tra estasi e dannazione. In onore a un uomo emblema di gioventù e musica straniante, il gruppo si concede poi verso chiusura una cover di Golden Hair di Syd Barrett: ipotetico ossequio chitarristico per una grande nevicata.


Matteo Bailo

Una laurea in filosofia e una passione per la musica che lo porta a inseguire concerti in giro per la regione, e a procurarsi strumenti troppo impegnativi rispetto alla sua chitarra.
Lavora per Film Tv dall'agosto 2012, per il quale cura la rubrica Muzik - L'impero dei suoni, e redige i listini dei palinsesti.

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