Slowdive: Crazy Diamond

facebook_0.png
twitter.png
vimeo.png
Instagram.png
Oggi Free
Luca Fontò dice che La signora e i suoi mariti è il film da salvare oggi in TV.
Su Cine Sony alle ore 10:10.

Una serie tv da cominciare? Attenzione, perché secondo Alice Cucchetti è magnetica e non potrete fare a meno di finirla.

La figura del Papa è stato oggetto di recente di una delle nostre liste. Ma se il Papa, più che una presenza, fosse una specie di fantasma irraggiungibile? Ovviamente, secondo Marco Ferreri.

L'ultimo film di Paul Schrader, First Reformed , esce direttamente in dvd, ma per noi è il film della settimana. Ripercorriamo la carriera di questo regista con un ritratto di Roberto Manassero.

Il blu è un colore caldo, soprattutto se si tratta di un giallo di Simenon raccontato da Amalric.

Quando Rete 4 fu mandata sul satellite. Dialogo tra un canale televisivo e Tommaso Labranca.

La citazione

«Non solo Dio non esiste, ma provate a trovare un idraulico durante il week end! (Woody Allen)»

scelta da
Emanuela Martini

cinerama
8222
cineteca
2996
servizi
2799
opinionisti
1759
locandine
997
serialminds
747
scanners
473
Articolo pubblicato esclusivamente su questo sito

Slowdive: Crazy Diamond


Cosa resterà degli anni 90? Di sicuro una certa idea di rock, di cui fu alfiere la band di Reading sciolta nel 1995 e richiamata alle chitarre nel 2014. Li abbiamo sentiti live all'Alcatraz di Milano lo scorso 4 marzo. Tra distorsioni e omaggi a Syd Barrett una proposta ancora potente

Che cosa manca oggi del rock degli anni 90? Molte cose; forse, addirittura, il rock stesso. Con l’affermarsi di nuove tendenze musicali, questo genere ha perso gradualmente rilevanza nella cultura di massa. Tra gli aspetti di cui si sente maggiormente la mancanza, c'è l’immediatezza espressiva dell’epoca (di enorme rilevanza), ma forse, ancor di più, l’introspezione. Vedere dal vivo nel 2018 –il 4 marzo scorso sul palco dell’Alcatraz di Milano- un gruppo come gli Slowdive (originari di Reading) è così un’occasione per ritrovare i suoni di un movimento che fu, per il rock di quel decennio, essenzialità psichedelica e gioventù. Poco più che teenager, nei primissimi anni 90, gli Slowdive divennero, infatti, assieme ad altri gruppi coevi (i My Bloody Valentine, per esempio), alfieri del genere "shoegaze": lievi melodie vocali investite da riverberi e potenti distorsioni; un sospiro giovanile romantico ed evanescente, in distacco dall’alienazione della darkwave e dagli intellettualismi del passato. Riunito nel 2014, dopo lo scioglimento del 1995, il gruppo ha dato alle stampe nel 2017 l’omonimo Slowdive. Nei brani suonati dal vivo non ci sono gli approdi futuristici dei Radiohead, la monumentale potenza dei Sigur Rós, e nemmeno le traiettorie formali del post rock degli anni 2000. Di tutti questi elementi vi è pero una traccia, un indizio in origine, tra gli acidi arpeggi di chitarra, le tenui percussioni riverberate, i puntelli di note di Slomo -brano in apertura al concerto e al nuovo lavoro- nel pop magico e nebbioso di Alison, dal secondo album Souvlaki (1993). Gli Slowdive dal vivo, come su disco, stratificano i suoni; restano immersi, immobili e lontani, in una musica all’origine stessa del dream pop, dove possono riaffermare la loro incontaminata interiorità, l’essenza di teenager rimasti protetti dal mondo, a suon di distorsioni. Il canto sussurrato di Neil Halstead e Rachel Goswell (menti del progetto) è assimilabile all’atmosfera eterea dei Cocteau Twins: il sussulto sognante -con la grande voce, nel gruppo scozzese, di Elizabeth Fraser- diventa negli Slowdive una vertigine cristallizzata, un movimento reiterato al rallentatore. Dal nuovo disco il gruppo esegue inoltre, nella serata milanese, la rockeggiante Star Roving e la piacevole Sugar for the Pill. Solo attingendo dal passato avviene, però, che la vertigine e l’introspezione viaggino davvero insieme: nell’omonima Slowdive e nella scurissima Avalyn, entrambe dal primo ep; fino alla classica e possente Catch the Breeze, dal loro disco d’esordio e capolavoro Just For a Day (1991). Voci e trame sonore restano imprigionate in un immobilismo indistinto: lentissimo sprofondare tra estasi e dannazione. In onore a un uomo emblema di gioventù e musica straniante, il gruppo si concede poi verso chiusura una cover di Golden Hair di Syd Barrett: ipotetico ossequio chitarristico per una grande nevicata.


Matteo Bailo

Una laurea in filosofia e una passione per la musica che lo porta a inseguire concerti in giro per la regione, e a procurarsi strumenti troppo impegnativi rispetto alla sua chitarra.
Lavora per Film Tv dall'agosto 2012, per il quale cura la rubrica Muzik - L'impero dei suoni, e redige i listini dei palinsesti.


Matteo Bailo

Una laurea in filosofia e una passione per la musica che lo porta a inseguire concerti in giro per la regione, e a procurarsi strumenti troppo impegnativi rispetto alla sua chitarra.
Lavora per Film Tv dall'agosto 2012, per il quale cura la rubrica Muzik - L'impero dei suoni, e redige i listini dei palinsesti.

FilmTv è una pubblicazione di Tiche Italia s.r.l. - p.iva 05037430963
Credits - Contatti
Privacy Policy