Suono eremita

facebook_0.png
twitter.png
vimeo.png
Instagram.png
Oggi Free
Pier Maria Bocchi dice che Prima di mezzanotte è il film da salvare oggi in TV.
Su IRIS alle ore 07:55.

Cinque anni fa usciva Interstellar , accompagnato da polemiche relative alla veridicità scientifica e altro ancora. Qui le riflessioni pubblicate all'epoca da Roy Menarini.

Oltre a Nicholas Ray, la 27ª edizione del Torino Film Festival ha reso omaggio a un altro grande del cinema: Nagisa Oshima. Un autore che, ancora oggi, resta impresso nella memoria per il nitore e la fluidità dei suoi meravigliosi movimenti di macchina.

Raging Rose di Julia Kowalski è in streaming su ArteKino

Il 22 novembre arriva in versione doppiata e ne abbiamo approfittato per una panoramica sulle serie "eredi" di Il Trono di Spade , su Film Tv n° 47. Qui vi riproponiamo la recensione pubblicata in occasione della sua prima uscita, in versione originale sottotitolata.

È tempo di spie. Su Film Tv n° 46, in occasione dell'uscita della seconda stagione di Jack Ryan , esploriamo il mondo delle spie e dello spionaggio nelle serie tv. In questa sezione allora torniamo a una delle spie più famose della storia del cinema.

La citazione

«La televisione è meglio del cinema. Sai sempre dov'è la toilette. (Dino Risi)»

scelta da
Pedro Armocida

cinerama
8978
servizi
3352
cineteca
2953
opinionisti
2035
locandine
1053
serialminds
876
scanners
499
Articolo pubblicato esclusivamente su questo sito

Suono eremita


Intervista al compositore Fabio Barovero. Dalle musiche del mondo a viaggi in contemplazione solitaria.

Per anni ha suonato le tastiere e la fisarmonica nei Mau Mau: tra ritmi africani e folk volto all’incontro di culture lontane. Un percorso che ha consentito a Fabio Barovero di colmare distanze tra generi musicali e affermarsi come compositore di colonne sonore, vincendo nel 2005 il Nastro d’Argento per La febbre, di Alessandro D’Alatri. Negli ultimi mesi ha curato le musiche per il film Il testimone invisibile - regia di Stefano Mordini, uscito in dicembre e disponibile ora in streaming sulla piattaforma Infinity – e dato alle stampe un nuovo album strumentale, Eremitaggi (Felmay). Opere oscure, in dialogo tra elettronica e musica classica. Dubbi rivolti a una realtà da cui estraniarsi.

soundtrack.jpg

Ascoltando i tuoi due ultimi lavori si trovano diverse affinità. Quali sono state le differenze a livello compositivo?
In Eremitaggi c’è un processo creativo rivolto ai suoni contemporanei, con lo scopo di una personale gratificazione. Il film di Mordini invece, essendo il rifacimento di una pellicola spagnola (Contrattempo, disponibile su Netflix, nda), voleva rifarsi, anche a livello musicale, alle atmosfere del thriller. In questi casi, il riferimento imprescindibile e spesso abusato dai musicisti è Bernard Herrmann, famoso per il suo lavoro con Hitchcock. Se la forma poteva andare in quella direzione, il mio compito di compositore era conferire al suono un’identità propria. Ho coniugato quindi l’uso dell’orchestra con l’elettronica che uso abitualmente. Riscontrare punti di contatto fra questa colonna sonora ed Eremitaggi, che gode invece di una forma più libera, è per me un buon segno. Dopo anni di compromessi, è molto importante poter far passare coerentemente una mia visione, porre dei mattoni che consolidino una cifra stilistica personale.

10450_30_7061 pbarovero alta.jpg

Una cifra stilistica dalla quale emerge il nesso tra suoni sintetici e approccio umano.
Mi annoio terribilmente a lavorare da solo con il computer e i campionamenti. La fortuna è poter avere intorno musicisti agli archi con cui collaborare. Oltre al semplice confronto umano, il suono stesso ne trae giovamento e dignità: unire l’elettronica alla registrazione con microfono di un violino conferisce al tutto un aspetto più materico.

Nello scrivere musica applicata al cinema quali sono i tuoi riferimenti?
Trovo affinità con i lavori di Trent Reznor e Atticus Ross, come in alcuni film di David Fincher. Il testimone invisibile mi ha offerto invece la bella opportunità di lavorare con musica (in un certo senso) orchestrale, provando a restituire la dimensione sonora dell’orchestra stessa e andando oltre una sua idea classica. I synth possono sostituire una cassa o un basso, portando l’ascoltatore lontano dalla visualizzazione mentale di uno strumento, e favorendo la sua esperienza di spettatore con una maggiore immersione. Il processo tecnologico offre oggi enormi possibilità, e suoni che, pur non imponendosi all’attenzione di chi guarda il film, devono ambire sempre a un risultato seducente. Nonostante la mia musica possa apparentemente sembrare algida, credo ci sia una sorta di romanticismo in quello che faccio.

La sensazione all’ascolto è di un calore timbrico dal quale emerge un’austerità oscillante, tra mistero e rassicurazione. Come spieghi, in quest’ottica, Eremitaggi?
È riferito al piacere di abbandonarsi alla propria opera senza rispondere ad altri condizionamenti. Lavorare con le immagini è di grande stimolo, sviluppa la capacità di scrivere musica finalizzata a far funzionare qualcos’altro. Ciò rischia, alcune volte, di legare l’attività compositiva ad aspetti dimostrativi. Nel caso di Eremitaggi – che è il mio terzo album solista in quindici anni – sono libero da vincoli. Il piacere sta nel recuperare un’essenzialità formale in grado, per prima cosa, di emozionare me. Il titolo esprime anche un bisogno di fuga da un mondo costantemente connesso.

Un bisogno ben rappresentato dal video del brano Millenaria, dove un uomo sembra voler rompere con gli assilli di una società opprimente, cercando conforto nello scorrere di un fiume. Un contrasto tra solarità dell’ambientazione e straniamento sonoro.
Il fiume dove ho fatto le riprese si trova sotto il mio studio. Conosco da molti anni il performer Mr. Puma, collaboratore di Pippo Delbono. Un giorno l’ho invitato in quel luogo a interpretare un uomo perbene, una persona che si trova in distacco con il mondo e con se stessa, e compie gesti quasi mistici. Una situazione non certo leggiadra ma sicuramente serena.

FBA_5.jpg

Il tuo percorso ha visto concerti in giro per il mondo, progetti paralleli, evoluzioni dalla world music, al folk fino all’ambient. Come hai coniugato tutte queste esperienze?
Fin dai tempi con i Mau Mau ho sempre cercato di usare lo strumento che suonavo di più, la fisarmonica, per creare atmosfere. Il mio utilizzo non era filologicamente aderente alla scuola della musica popolare, ma volto alla ricerca di un mio suono. È stata quest’attitudine a portarmi alla musica per immagini. Allo stesso tempo, il mio istinto mi spinge anche verso sonorità più viscerali. È un po’ come entrare e uscire dai mondi: rinchiudersi in una grotta a fare un certo tipo di cose e poter amare, al contempo, la vecchia musica da osteria. In alcuni casi questi stili s’incontrano, in altri rimangono radicalizzati. In passato mi soffermavo di più a chiedermi come attuare una sintesi tra loro. Oggi è un po’ come abitare una casa con molte stanze, ognuna delle quali arredata in modo diverso: in una c’è molto caos, in un’altra un ordine rigoroso. 

Tra i tuoi progetti c’è stata la Banda Ionica, fondata nel 1997 assieme a Roy Paci.
L’idea nacque assistendo nel sud d’Italia alle celebrazioni della Settimana Santa. Mi venne il desiderio di saperne di più su canti funerari cui non si era conservata alcuna traccia registrata. Il lavoro di recupero si tradusse in due album e nel coinvolgimento di un esteso numero di musicisti. In quel periodo di revival, l’intento era di liberare la banda strumentale dalla sua aura museale, e portare l’Ottocento verso il contemporaneo, anche grazie all’elettronica.

Ho letto di un workshop a Sarajevo, in cui hai preso parte nel 1999, intitolato “Se non ci fossero le canzoni impazzirei”.
Mi fa molto piacere ricordare questa cosa. Era un momento in cui si guardava ai Paesi del Mediterraneo come a una grandissima risorsa, e si credeva anche nella necessità di fare rete, grazie alla cultura, in un luogo dilaniato dalla guerra. Arci organizzò il workshop per una settimana, tra Sarajevo e Mostar, con l’obiettivo di far incontrare giovani musicisti da tutto il Mediterraneo. La frase dell’iniziativa richiamava quella pronunciata – si racconta – da un signore di Sarajevo che, durante il conflitto, era solito sfidare i colpi dei cecchini cantando in strada.


Matteo Bailo

Una laurea in filosofia e una passione per la musica che lo porta a inseguire concerti in giro per la regione, e a procurarsi strumenti troppo impegnativi rispetto alla sua chitarra.
Lavora per Film Tv dall'agosto 2012, per il quale cura la rubrica Muzik - L'impero dei suoni, e redige i listini dei palinsesti.

FilmTv.Press è una pubblicazione di Tiche Italia s.r.l. - p.iva 05037430963 - Registrazione Tribunale di Milano n° 109 del 6 maggio 2019
Credits - Contatti
Privacy Policy