Un'irresistibile pluralità

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Quando Rete 4 fu mandata sul satellite. Dialogo tra un canale televisivo e Tommaso Labranca.

La citazione

«Se una rana avesse le ali non sbatterebbe tante volte il culo per terra (John McCabe)»

scelta da
Emanuela Martini

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Servizio pubblicato su FilmTv 47/2018

Un'irresistibile pluralità


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Tra gli scrittori “inventati” da André Breton nella Antologia dello humour nero (come Jean-Pierre Brisset, Jacques Vaché, Jacques Rigaut…), Arthur Cravan è uno dei più interessanti. Nato a Losanna nel 1883 come Fabian Avenarius Lloyd, attraversò come guastatore letterario la Parigi predadaista, arrivando a essere sfidato a duello da Apollinaire. Si vantava di essere nipote di Oscar Wilde e sosteneva che lo zio non fosse morto e che anzi fosse andato a trovarlo. Era protagonista di conferenze in cui terrorizzava e scandalizzava il pubblico con performance a metà tra Fluxus e la body art. Aiutato da un fisico possente (due metri per un quintale), con mossa anti-intellettualistica posava a boxeur, anche se nei pochi incontri ufficiali che riuscì a sostenere (una volta contro il mitico Jack Johnson, poi immortalato da Miles Davis) finì spesso ingloriosamente al tappeto. Coltivatore di pseudonimi e di eteronimi («chissà che non riesca a lasciare/la mia funesta pluralità», si legge in una sua poesia), scomparve in Messico nel 1918 in circostanze misteriose (naufragio? Omicidio? Suicidio?), spezzando il cuore alla sua affezionatissima Mina Loy, una che poi frequentò Duchamp e Djuna Barnes. Secondo Blaise Cendrars, un altro grande affabulatore, Cravan fu anche ricattatore, pescatore, tassista e raccoglitore di arance. Chissà se qualcuno ha mai pensato di fare un film su di lui. In realtà, una ventina d’anni c’è stato un romanzo (Pugni d’ombra di Antonia Logue), un po’ troppo romanticizzante. Quarant’anni fa Gérard Depardieu sarebbe stato un perfetto Cravan. Oggi, chissà, potrebbe interpretarlo Channing Tatum. Unico autore della rivistina “Maintenant” che vendeva per strada, Cravan ha lasciato una smilza opera letteraria raccolta in Grande trampoliere smarrito (Adelphi, pp. 196, € 13). È curata da Edgardo Franzosini, che fa seguire ai testi una sostanziosa biografia con lo stile oggettivo, attonito e piacevolmente labirintico (quelle meravigliose note che aprono altri mondi…) con cui ha già affrontato visionari e folli come Béla Lugosi, Johann Ernst Biren, Raymond Isidore, Anselmo Paleari e Rembrandt Bugatti. Franzosini ama le vite che sembrano inventate, secondo una linea che parte da Marcel Schwob (Vite immaginarie), passa per Borges (Storia universale dell’infamia) e forse incrocia l’arte della concisione e l’acutezza di Aldo Buzzi. Al contrario di Borges, Franzosini avverte sempre quando affabula, ipotizza, presume. Ma nel caso di Cravan, va detto, il soggetto biografato ha una sua autonomia che si ribella alla sintesi. I suoi testi vivono di vita propria, la parafrasi fa loro torto. A partire dal caustico To be or not to be... american, che sembra un ritratto di Trump. O il resoconto dell’incontro con André Gide, in cui Cravan progetta di farsi assumere come segretario-accompagnatore del già celebre scrittore, ma non scatta la scintilla. È un capolavoro di perfidia, maldicenza, iconoclastia - con quella nota finale in cui mette in vendita «al costo di 15 centesimi» l’unica lettera che gli ha mandato Gide (oggi ci sarebbe eBay…). Da questo incontro mancato Gide trasse comunque molto di più: apprendo da Franzosini che si ispirò a Cravan per il personaggio di Lafcadio Wluiki in I sotterranei del Vaticano.


Alberto Pezzotta

Alberto Pezzotta si è occupato di cinema italiano (Ridere civilmente. Il cinema di Luigi Zampa; Il western italiano; Regia Damiano Damiani; Mario Bava; la curatela, con Stefania Parigi, di Il lungo respiro di Brunello Rondi), di storia della critica (La critica cinematografica; la curatela, con Anna Gilardelli, di Alberto Moravia, Cinema italiano. Recensioni e interventi 1933-1990), di cinema orientale (Tutto il cinema di Hong Kong). Ha collaborato alla Storia del cinema mondiale di Gian Piero Brunetta e alla Storia del cinema italiano del CSC, oltre che a riviste come “Bianco e Nero”, "Imago", “8 1/2”. Scrive di cinema e musica su "Blow Up". Ha tradotto libri, tra gli altri, di Chinua Achebe, Eric Bogosian, Harry Crews, James Dickey, Barry Gifford, Jim Harrison, Hanif Kureishi, Lorrie Moore, Joyce Carol Oates, Hugues Pagan, Derek Raymond, Colm Tóibín.
Twitter: @APezzotta.


Alberto Pezzotta

Alberto Pezzotta si è occupato di cinema italiano (Ridere civilmente. Il cinema di Luigi Zampa; Il western italiano; Regia Damiano Damiani; Mario Bava; la curatela, con Stefania Parigi, di Il lungo respiro di Brunello Rondi), di storia della critica (La critica cinematografica; la curatela, con Anna Gilardelli, di Alberto Moravia, Cinema italiano. Recensioni e interventi 1933-1990), di cinema orientale (Tutto il cinema di Hong Kong). Ha collaborato alla Storia del cinema mondiale di Gian Piero Brunetta e alla Storia del cinema italiano del CSC, oltre che a riviste come “Bianco e Nero”, "Imago", “8 1/2”. Scrive di cinema e musica su "Blow Up". Ha tradotto libri, tra gli altri, di Chinua Achebe, Eric Bogosian, Harry Crews, James Dickey, Barry Gifford, Jim Harrison, Hanif Kureishi, Lorrie Moore, Joyce Carol Oates, Hugues Pagan, Derek Raymond, Colm Tóibín.
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