Una villa-specchio

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La citazione

«Guardatevi da tutte le imprese che richiedono vestiti nuovi (H.D. Thoreau)»

scelta da
Carolina Crespi

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Servizio pubblicato su FilmTv 39/2020

Una villa-specchio


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Della vita privata di Alberto Sordi, almeno fino all’omonima biografia di Alberto Anile (Edizioni Sabinae, 2020), si è sempre saputo poco. Tra pettegolezzi ed elaborazioni letterarie c’era comunque da divertirsi: vedi il racconto L’imprudenza di Mario Soldati, che parla in modo impareggiabile del viluppo di tentazione e senso di colpa (ora si legge nell’antologia a cura di Domenico Scarpa Cinematografo, Sellerio, 2006). Anche la sua villa di piazzale Numa Pompilio, davanti alle terme di Caracalla, è stata oggetto di leggende. In una pagina memorabile di La casa sopra i portici (Bompiani, 2012) Carlo Verdone racconta la visita in una specie di museo severo e tetro, con i divani ancora incellofanati e cessi sordidi per gli ospiti: una specie di anima oscura del comico. Oggi la villa, progettata da Clemente Busiri Vici nel 1928-1929 e comprata da Sordi nel 1954, inaccessibile se non per pochi intimi a partire dal 1972, per la prima volta è aperta al pubblico, fino al 31 gennaio 2021: è una delle location della mostra Il centenario - Alberto Sordi 1920-2020. Ed esce un bellissimo catalogo per Skira, Villa Sordi (pp. 104, € 25). La prima cosa che colpisce è che in questa casa, dove Sordi abitò fino alla morte, il tempo sembra essersi fermato nel 1954. Non c’è un oggetto di design, non un quadro astratto. C’è qualche De Chirico, certo (non dei più belli), qualche minuscolo Zavattini, ma per il resto, tra broccati e lampadari, tappeti, pendole e libri rilegati in pelle, si respira un’aria al tempo stesso artificiosa e famigliare. La casa di un ricco zio scapolo. Una casa imperiale, certo, con tanto di sala di proiezione/teatro decorata da sculture (di Andrea Spadini) e scenografie (di Gino Severini). E piccoli sfizi bizzarri: una palestra-biblioteca, con una cyclette antidiluviana, un curioso toro meccanico (sic) e un telefono a disco; una “barbieria” che in realtà è una specie di camerino, ricordo trasfigurato dei tempi dell’avanspettacolo. Una casa che è specie di Vittoriale, un museo-mausoleo anticipato del suo abitatore (e non è scontato: ci sono uomini di cinema che non conservano nulla, neanche una locandina; uno di questi, parlo per esperienza, era Damiano Damiani). E proprio per questo una casa d’artista, che è bello sia stata salvaguardata. Forse, più che uno specchio oscuro, questa villa è un’utopia, un sogno distorto di normalità. Sopraffatto dall’orrore dei suoi personaggi, Sordi aveva bisogno di riprendere fiato, tra un paesaggio del Settecento e una vista invidiabile su Roma, eterna e corrotta.


Alberto Pezzotta

Alberto Pezzotta si è occupato di cinema italiano (Ridere civilmente. Il cinema di Luigi Zampa; Il western italiano; Regia Damiano Damiani; Mario Bava; la curatela, con Stefania Parigi, di Il lungo respiro di Brunello Rondi), di storia della critica (La critica cinematografica; la curatela, con Anna Gilardelli, di Alberto Moravia, Cinema italiano. Recensioni e interventi 1933-1990), di cinema orientale (Tutto il cinema di Hong Kong). Ha collaborato alla Storia del cinema mondiale di Gian Piero Brunetta e alla Storia del cinema italiano del CSC, oltre che a riviste come “Bianco e Nero”, "Imago", “8 1/2”. Scrive di cinema e musica su "Blow Up". Ha tradotto libri, tra gli altri, di Chinua Achebe, Eric Bogosian, Harry Crews, James Dickey, Barry Gifford, Jim Harrison, Hanif Kureishi, Lorrie Moore, Joyce Carol Oates, Hugues Pagan, Derek Raymond, Colm Tóibín.
Twitter: @APezzotta.

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