Black Mirror n° 51/2019

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Matteo Marelli dice che Il minestrone è il film da salvare oggi in TV.
Su RaiMovie alle ore 00:55.

Dal 1° aprile sbarca su Netflix una delle comedy più stratificate e divertenti degli anni dieci: dal Dan Harmon che poi creerà Rick & Morty, la vicenda di sette outsider diversissimi che stringono amicizia formando un gruppo di studio nella scalcagnata università pubblica di Greendale. Qui vi riproponiamo la recensione della quinta stagione, che ne ripercorre la faticosa e altalenante vicenda produttiva.

L'esorcista di William Friedkin è in streaming su Prime Video

Scompare a 90 anni l'attore feticcio di Ingmar Bergman, indimenticabile in Il settimo sigillo , in seguito “rubato” da Hollywood per ruoli memorabili. A cominciare da padre Merrin in L’esorcista. Riproponiamo l'articolo di carriera pubblicato su Film Tv in occasione del suo ottantesimo compleanno

Una delle uscite (annullate) del mese è un film di un autore spesso segnalato nella nostra rubrica Scanners. Doppia pelle di Quentin Dupieux era programmato per il 19 marzo. Recuperiamone un altro, tra i suoi, mai arrivato in Italia.

Un ricordo di Emir Kusturica e di un equivoco lungo un festival e oltre.

La citazione

«sarà mica la maniera di lavorare… non si lavora così dai… ogni lavoro anche il più banale necessita di un minimo di regia»

scelta da
Andrea Bellavita

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Black Mirror


Pubblicato su FilmTv 51/2019

Black Mirror n° 51/2019

Faccio coming out: a me Checco Zalone non ha mai fatto molto ridere. Ma un po’ sì. Non è snobismo (mi divertono cose molto più stupide), ma gusti. Eppure, giù il cappello, ci ha (già) preso un’altra volta. La bagarre mediatica intorno al trailer-videoclip Immigrato è un capolavoro di marketing: non solo ha riacceso, a un mese dall’uscita, l’attenzione per un film che si aspettava da troppo tempo, ma ha riequilibrato in suo favore il rischio di deludere le attese. Se bastano pochi minuti per far parlare così tanto (e così in alto) di sé, allora significa che il contenuto è denso, e dunque bisognerà guardarlo con attenzione. E farselo piacere. Sul tema (stereotipo sì/stereotipo no) ho avuto conversazioni profondissime con amici che scrivono su questa rivista, ma ho letto e ascoltato anche uno stupidario giornalistico e opinionistico imbarazzante. Se la clip avesse divertito e trovato d’accordo tutti, la sua efficacia sarebbe stata inferiore, e invece è proprio il barricatismo a dimostrare come Zalone sia riuscito ancora una volta a far emergere alcuni tra i nostri peggiori difetti nazionali: l’ipocrisia, il politicamente corretto d’accatto, l’ultrasensibilità pelosa. Detesto sottolineare l’ovvio: non è satira (tantomeno irrisione) sull’immigrato, ma sul modo in cui gli italiani lo percepiscono. Come già nel caso di Gli uomini sessuali l’oggetto siamo sempre noi, “noi normali”. E questa volta è ancora più scoperto, banale, esplicito, con il giochetto su Celentano, il “prima l’italiano”, la posa ducesca sul balcone. In modo quasi infantile, l’italiano normale di Zalone (a cui preferisco quello medio di Maccio Capatonda) è spaventato dalla somma degli spiccioli, si sente defraudato dalla possibilità di portare il carrello e fare benzina, teme la sconfitta sessuale nei confronti del nero prestante, perde la vestaglia e il pigiama di seta, il posto nel soggiorno, evoca subito la metafora anale. Ma il problema non sarà piuttosto la debolezza degli stereotipi usati per raccontare noi… noi normali?


Andrea Bellavita

francophile, franc bourgeois e francamente non serio (e me ne infischio), dopo una (tarda) giovinezza dedicata allo studio più alto e rigoroso, mi converto in maturità al pop più sfrenato, oscenamente pop, porno pop. ne scrivo (a tratti) su FilmTv, Segnocinema, Doppiozero, L’Officiel. lo insegno all’università. principalmente lo guardo (cinema e tv), lo leggo (comics, ma non graphic novel), lo ascolto. non lo gioco: non ho tempo.

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