Black Mirror n° 07/2021

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Oggi Free
Matteo Marelli dice che Shining è il film da salvare oggi in TV.
Su Italia1 alle ore 21:20.

Avventure da vedere e rivedere, capolavori dell’animazione e lezioni sul rapporto tra uomo e natura: sono i film dello Studio Ghibli, (quasi) tutti disponibili su Netflix.

È una questione di intesa. Lo sguardo di Jonah Hill su Stevie è simile a quello di Jodie Foster su Fred in Il mio piccolo genio . Entrambi con lo stesso provvisorio smarrimento, la stessa solitudine. Con una differenza: l’attrice, nel suo esordio nella regia, era anche protagonista. Jonah Hill no: si affida anima e corpo al bravissimo protagonista, Sunny Suljic, già sorprendente in Il sacrificio del cervo sacro . E poi ancora strani incroci: Scott Rudin, tra i produttori di Mid90s e anche di Il mio piccolo genio .

Il miglior film hollywoodiano dell’anno l’ha fatto la HBO, naturalmente è una miniserie e non un film, ma della Hollywood perduta (non necessariamente quella classica) riprende l’impostazione e la tradizione di trarre da un bestseller un’opera d’autore colta e insieme popolare, come un tempo erano film quali Ragtime , La scelta di Sophie o Il colore viola .

«Continuare a vivere significa continuare a fare film» dice Máximo Espejo, il regista di Légami! È paralizzato sulla sedia a rotelle, in preda a pulsioni fisiche voraci e inappagabili per la bella protagonista, ma non importa: importa il cinema, che si fa «con il cuore e con i coglioni», e quelli funzionano. Il cinema si deve , anche se non si vede : il cinema si fa anche da ciechi, ed è il caso di Mateo Blanco, che perde la vista e l’amore in un incidente ma torna alla celluloide per ricomporre Gli abbracci spezzati .

Sperimentatore eccentrico con l’umiltà del mestierante o dell’artigiano, Nobuhiko Ôbayashi è divenuto un culto per caso, per la sua instancabile volontà di immaginare, al di fuori da ogni schema. Al nome del regista giapponese in genere viene associato un solo titolo: House (1977). Un caso difficilmente superabile di follia su pellicola, in cui l’immaginazione sale al potere senza che nessun limite - di budget, buon gusto o buon senso - la possa rallentare.

La citazione

«Solo chi lascia il labirinto può essere felice, ma solo chi è felice può uscirne (Michael Ende - Lo specchio nello specchio)»

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Black Mirror


Pubblicato su FilmTv 07/2021

Black Mirror n° 07/2021

A chi non l’avesse mai esperito, consiglio il viaggio mistico di guardare (tutta intera, eh…) una puntata di Il cantante mascherato, programmone da prime time su Rai1 presentato da Milly Carlucci. Per chi non ne avesse il tempo (o il coraggio), ne traccio gli elementi fondamentali: un gruppo di VIP (soprattutto cantanti, ma non solo) si esibiscono completamente ricoperti da enormi costumi e maschere, vagamente inquietanti, con giganteschi testoni, che al pubblico italiano evocano un po’ certi carnevali grandiosi e un po’ i Krampus o le altre declinazioni regionali. Il senso di straniamento è facilmente spiegato: il format originale è sudcoreano. A quell’immaginario appartengono tali figure mute, macrocefale, colorate, grottesche e ingenuamente teatrali: i meno giovani ne ricorderanno di analoghe nel Takeshi’s Castle presentato da Takeshi Kitano in versione comica (da noi: Mai dire Banzai e tutti gli epigoni). Ma lontani dal Far East è davvero spaesante vedere un’enorme Pecorella che scuote il testone, si elettrizza in mossette, ammicca dietro occhi vuoti. E lo stesso per un Baby Alieno, un Lupo, una Tigre azzurra, un Orsetto, un Pappagallo… Meno eccentrico è trovare di fronte a queste marionette deformi la solita varia umanità a far da giuria (tecnicamente, riconoscere da alcuni indizi l’identità del “bestio” e smascherarlo): Facchinetti, Insinna, la Balivo, Costantino della Gherardesca e la povera Patty Pravo. Poi però può accadere qualcosa di straordinario: che dietro il capone di Pecorella si riveli Alessandra Mussolini, e allora capisci che per alcune (giustamente interminabili) serate, il meccanismo l’ha costretta a un mutismo (belati canori esclusi) che mai la tv ci ha concesso. E ti trovi a sperare che dietro a Orsetto, Pappagallo e Giraffa, ci siano tutti, ma proprio tutti, e che Il cantante mascherato possa durare in eterno, come il Grande fratello VIP, sublime specchio di riduzione a maschera senza parola. E viva la Corea.


Andrea Bellavita

francophile, franc bourgeois e francamente non serio (e me ne infischio), dopo una (tarda) giovinezza dedicata allo studio più alto e rigoroso, mi converto in maturità al pop più sfrenato, oscenamente pop, porno pop. ne scrivo (a tratti) su FilmTv, Segnocinema, Doppiozero, L’Officiel. lo insegno all’università. principalmente lo guardo (cinema e tv), lo leggo (comics, ma non graphic novel), lo ascolto. non lo gioco: non ho tempo.

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