Punti di vista n° 25/2020 - Cosa vogliono di più

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Simone Emiliani dice che Via da Las Vegas è il film da salvare oggi in TV.
Su IRIS alle ore 01:05.

Si sta trasformando il dibattito su un tema maledettamente serio come il razzismo nella solita farsa. Per una volta, però, non siamo solo noi italiani a sfidare il senso del ridicolo, visto che una catena di supermercati svizzera ha deciso di ritirare i mitici Moretti solo perché si chiamano così. Ai Moretti Tommaso Labranca dedicò un suo Collateral nel 2011, urgente e formidabile oggi più di ieri.

Su Film Tv n° 23 abbiamo dedicato un Serial Graffiti all'universo di True Detective . Qui vi riproponiamo la recensione della prima stagione.

L'esorcista di William Friedkin è in streaming su Prime Video

Scompare a 90 anni l'attore feticcio di Ingmar Bergman, indimenticabile in Il settimo sigillo , in seguito “rubato” da Hollywood per ruoli memorabili. A cominciare da padre Merrin in L’esorcista. Riproponiamo l'articolo di carriera pubblicato su Film Tv in occasione del suo ottantesimo compleanno

Una delle uscite (annullate) del mese è un film di un autore spesso segnalato nella nostra rubrica Scanners. Doppia pelle di Quentin Dupieux era programmato per il 19 marzo. Recuperiamone un altro, tra i suoi, mai arrivato in Italia.

La citazione

«Tutti i travestimenti del mondo non coprono la puzza di marcio. (Zatōichi)»

scelta da
Nicola Cupperi

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Punti di vista


Pubblicato su FilmTv 25/2020

Punti di vista n° 25/2020 - Cosa vogliono di più

La notizia: per la terza volta, Angela Vettese, direttrice di un corso di laurea magistrale allo IUAV di Venezia, ha visto rifiutata la sua candidatura a diventare Professore ordinario. Reazione (logica) dei non addetti ai lavori: esticazzi? Provo a spiegare: è come se la migliore delle critiche (e direttrici) di una rivista si vedesse negare l’accredito rosa pastille a Cannes, ma con effetti economico-professionali a lungo termine. E non è una questione di gender: per chi si interessa all’arte contemporanea, “la Vettese”, è un termine neutro, un noumeno, come “il Mereghetti”. Alla Vettese viene imputata scarsa maturità e metodologia scientifica (leggi: non pubblicare su certe riviste e non scrivere un certo tipo di libri) e troppa indulgenza verso la divulgazione (leggi: scrivere su “Il Sole 24 Ore” e pubblicare i libri che vendono). I commissari hanno commesso un errore criminale (in buona o in cattiva fede), ma l’Università avrebbe gli anticorpi per sopravvivere ai bizantinismi normativi: sarebbe sufficiente che chi giudica accendesse il cervello. È molto più rapido di cambiare le regole dei concorsi. Il punto è un altro, anzi, tre. Primo: la Vettese è una delle più grandi conoscitrici dell’arte contemporanea a livello internazionale, mentre nessuno dei cinque commissari, per oggetto di ricerca e studio, arriva all’Ottocento. Secondo: chi si occupa di contemporaneo (in arte, letteratura, cinema…) davvero (vedere e curare mostre, andare al cinema e ai festival, magari lavorarci, fare critica…) ha forme di restituzione della propria attività di ricerca che non possono (e non devono) essere valutate e commisurate in base al numero delle note o delle citazioni incrociate. Il lavoro sul contemporaneo è scoperta e riflessione in itinere: non può essere solo rendicontazione di ciò che è già stato detto. Terzo: la Vettese non è un’outsider, ma il perno sul quale lo IUAV ha deciso (da anni) di costruire l’unica vera offerta universitaria dedicata all’arte contemporanea. I cinque commissari hanno oltraggiato la libertà dell’insegnamento oltre a quella dell’insegnante. Forse perché non sono ancora arrivati nemmeno al Settecento.


Andrea Bellavita

francophile, franc bourgeois e francamente non serio (e me ne infischio), dopo una (tarda) giovinezza dedicata allo studio più alto e rigoroso, mi converto in maturità al pop più sfrenato, oscenamente pop, porno pop. ne scrivo (a tratti) su FilmTv, Segnocinema, Doppiozero, L’Officiel. lo insegno all’università. principalmente lo guardo (cinema e tv), lo leggo (comics, ma non graphic novel), lo ascolto. non lo gioco: non ho tempo.

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