I viaggiatori della sera di Romero

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La citazione

«Smettete di pensare che la scienza possa aggiustare tutto se le date 3 miliardi di dollari. (Kurt Vonnegut)»

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Simone Arcagni

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Editoriale


Pubblicato su FilmTv 24/2021

I viaggiatori della sera di Romero

«Tutto è già stato detto», mi diceva Kevin Jerome Everson in una conversazione di qualche tempo fa. Letteratura, arte, cinema, musica hanno detto tutto quel che c’era da dire sulla direzione presa dagli Stati Uniti (e quindi dal mondo). Quindi perché meravigliarsi se tutto va male? Il cinema, per quel che ci riguarda, lo aveva previsto e, come da copione, tutto va male. George A. Romero è un caso particolare. Uno dei grandi moralisti statunitensi proprio nel senso swiftiano, Romero ha amato il suo paese con un trasporto enorme e non ne ha ricavato nulla se non la dubbia nomea di “maestro dell’horror”. Ad arricchire la sua filmografia, che non è solo zombie, anche se gli zombie li amiamo con un trasporto infinito, giunge questo The Amusement Park, mediometraggio del 1973 (ritrovato nel 2018 e uscito on demand sulla piattaforma statunitense Shudder l'8 giugno 2021) nel quale Romero mette in scena il suo soggetto preferito: la fine - o le estreme conseguenze - del neocapitalismo liberista. Un film dolcissimo nella sua ferocia, se si perdona l’evitabilissimo ossimoro. Un uomo, nemmeno tanto anziano, ci illustra come la società contemporanea tenda sempre più a mettere da parte le persone anziane. Prima che il film inizi, ci rammenta una verità tanto banale quanto inevitabile: un giorno anche noi saremo “vecchi”. Potrebbe essere addirittura un racconto di Mark Twain, il film. Il parco divertimenti nel quali gli anziani vedono svanire il proprio ruolo e funzione è una evidente metafora (Romero le ama) degli Usa. I vecchi vanno al macero, per loro non c’è spazio. Come per gli altri film del periodo, Romero si affida a un montaggio franto, dal passo surreale, come un Keaton rallentato, fortemente allucinatorio. Moralista nel senso etimologico del termine, Romero crea un’immagine dolente dei rapporti di forza in seno a un’economia di mercato senza regole. Il fine vita coincide con il fine produzione. La gioventù è lo spazio (il tempo...) della produzione. Nel 1973, anno di realizzazione del film, il Sessantotto era finito da un pezzo; il concerto di Altamont l’epitaffio di un sogno andato a male. La contestazione se ne stava fra le pieghe del Laurel Canyon, fra canzoni immortali e cocaina. La storia sembrava giunta a un punto fermo (anche se a New York, nello stesso momento, stava nascendo il punk). A rivederlo oggi, il film, con tanto di motociclisti che annunciano il futuro Knightriders - I cavalieri, ma anche gli Hell’s Angels di Zombi, si capisce che Romero, qualunque cosa si pensi del suo talento di cineasta, è un vero autore. Uno che ha fatto sempre un “solo” film. Un film che ci (ri)guardava come società e mondo. Perché, tanto, un giorno diventiamo vecchi pure noi.


Giona A. Nazzaro

Delegato generale Settimana Internazionale della Critica di Venezia. Programmatore Visions du Réel di Nyon (Svizzera). Collaboratore Festival del Film di Locarno. Autore di libri e saggi. Dischi, libri, gatti, i piaceri. Il resto, in divenire.

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