L'essenziale è invisibile agli occhi

facebook_0.png
twitter.png
Instagram.png
Oggi Free
Pier Maria Bocchi dice che Stregata dalla luna è il film da salvare oggi in TV.
Su Sky Romance alle ore 21:00.

Si sta trasformando il dibattito su un tema maledettamente serio come il razzismo nella solita farsa. Per una volta, però, non siamo solo noi italiani a sfidare il senso del ridicolo, visto che una catena di supermercati svizzera ha deciso di ritirare i mitici Moretti solo perché si chiamano così. Ai Moretti Tommaso Labranca dedicò un suo Collateral nel 2011, urgente e formidabile oggi più di ieri.

Su Film Tv n° 23 abbiamo dedicato un Serial Graffiti all'universo di True Detective . Qui vi riproponiamo la recensione della prima stagione.

L'esorcista di William Friedkin è in streaming su Prime Video

Scompare a 90 anni l'attore feticcio di Ingmar Bergman, indimenticabile in Il settimo sigillo , in seguito “rubato” da Hollywood per ruoli memorabili. A cominciare da padre Merrin in L’esorcista. Riproponiamo l'articolo di carriera pubblicato su Film Tv in occasione del suo ottantesimo compleanno

Una delle uscite (annullate) del mese è un film di un autore spesso segnalato nella nostra rubrica Scanners. Doppia pelle di Quentin Dupieux era programmato per il 19 marzo. Recuperiamone un altro, tra i suoi, mai arrivato in Italia.

La citazione

«You Cannot Be Serious! (John McEnroe)»

scelta da
Rinaldo Censi

cinerama
9277
servizi
3733
cineteca
3168
opinionisti
2183
locandine
1086
serialminds
993
scanners
511

Editoriale


Pubblicato su FilmTv 14/2020

L'essenziale è invisibile agli occhi

Non è come nell’originale letterario di H.G. Wells, o come nel classico Universal diretto da James Whale nel 1933. E quindi non è come nella versione di Paul Verhoeven, L’uomo senza ombra, dalla cui premessa morale - o meglio: immorale - questo nuovo L’uomo invisibile nasce. No. Nel film di Leigh Whannell, disponibile su TIMVISION, Chili, Rakuten non c’entra la chimica. Non c’entra nemmeno il corpo umano, perché non è messa in questione la sua integrità, la sua organicità. Qui non c’è nessun siero che, iniettato, assunto, renda invisibili e, contemporaneamente, eticamente aberranti (aperta parentesi: facile, pensando ai precursori, che quel siero stesse anche per la droga e per l’alcol, e che l’invisibilità stesse per la fine del controllo della propria identità, della morte del super-ego, di uno sguardo su di sé in grado di controllare il comportamento: in fondo L’uomo invisibile non è distante dall’uomo bigger than life di Dietro lo specchio di Nicholas Ray, chiusa parentesi). No. In questo bellissimo film del 2020 il costume dell’uomo invisibile è composto - interamente - da piccole videocamere. Non c’entra la chimica. C’entra l’ottica. Come a dire che oggi è la massima visibilità a poter garantire l’invisibilità. Le riprese di quella moltitudine di microcamere servono a omettere, a escludere. A creare un punto cieco. A nascondere il vero, reale, punto di vista, dietro uno sciame di piccoli sguardi. A ricoprire la realtà per secretarne la matrice (anche se in questo caso mater non è la radice giusta). Deep Fake. Ecco: in questo film che riesce a dare una forma cinematografica magistrale, di genere, all’angoscia dello stalking e del gaslighting (fa benissimo Ilaria Feole a citare Angoscia di George Cukor), è chiaro che la questione in gioco sia soprattutto la credibilità delle immagini: che è nulla, ci dice il film, perché ogni ripresa delle camere di sorveglianza finisce per mentire. Non c’è legame tra verità e sguardo. Non è casuale che il finale, che un tempo avremmo detto reazionario, sia dedicato alla scelta di un personaggio, l’aiutante, tra il credere e il non credere a quelle immagini. Non è casuale che l’ultima inquadratura sia uno sguardo della protagonista rivolto a noi, che l’abbiamo guardata sino a quel momento. L’umanità che L’uomo invisibile mette in scena è rassegnata alla crisi dell’immagini, sa che non c’è verità accessibile, ma solo credenza. Opinione emotiva. Scelta soggettiva. È questo l’oggi, è questo il punto del problema. L’aveva già capito John Carpenter nel 1992 col suo Avventure di un uomo invisibile, scegliendo di fare del protagonista un agente di cambio, un uomo della finanza, ovvero il protagonista di un sapere che - lo dice tanto cinema post-crisi del 2008 - nell’invisibilità, nel suo non essere controllabile e comprensibile ai nostri occhi, trova il suo potere di governo. Lo capiamo noi, oggi, di fronte a un virus invisibile che governa le nostre vite. Fa paura, L’uomo invisibile di Leigh Whannell, perché è un saggio di regia che fa del limite virtù, come fosse figlio di Hitchcock o di Val Lewton e Tourneur. Ma fa paura, soprattutto, perché nel momento in cui non possiamo e non sappiamo vedere e dunque sapere, siamo costretti, fragilissimi, a delegare, a un eccesso di credenza che supera l’idea di rappresentazione e rappresentanza politica: a fidarci o meno (poco importa: a nulla serve) di qualcosa o di qualcuno che pensa per noi, sappia o non sappia quel che ha fatto, quel che fa, con nessun riscontro possibile.

FilmTv.Press è una pubblicazione di Tiche Italia s.r.l. - p.iva 05037430963 - Registrazione Tribunale di Milano n° 109 del 6 maggio 2019
Credits - Contatti - Supporto tecnico
Privacy Policy