La fine del medioevo?

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La citazione

«Non è più possibile parlare d'arte escludendo la scienza e la tecnologia. Non è più possibile analizzare i fenomeni fisici escludendo le realtà metafisiche. (Gene Youngblood)»

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Simone Arcagni

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Editoriale


Pubblicato su FilmTv 15/2021

La fine del medioevo?

Il ministro Dario Franceschini annuncia: «Abbiamo abolito la censura!». E tutti si rallegrano: è finita l’epoca oscurantista in cui si tagliava Rocco e i suoi fratelli, si sequestrava Il Decameron e si bruciava Ultimo tango a Parigi. La legge n. 220 del 14 novembre 2016 vede finalmente realizzati i decreti attuativi: basta commissioni con la facoltà di comminare tagli e divieti. Saranno i produttori a dotare i film di quattro bollini (“per tutti”, 6, 14 e 18 anni), e in seguito sarà un’apposita commissione a verificarli. A un principio di autoregolamentazione si affianca poi un sistema di tipo americano: i minori, a partire da una certa età, potranno comunque andare al cinema (si spera) a vedere i film loro sconsigliati, se in presenza di un maggiorenne - «Papà, mi porti a vedere Nymph()maniac vol. 2?».
Al di là del giubilo, i problemi che lascia aperti il provvedimento sono tanti. Come la mettiamo con la Legge Mammì, che proibisce la programmazione televisiva dei film V.M. 18 anni e relega quella dei V.M. 14 alla seconda serata? Forse il ministro non sa che per aggirare queste legge, centinaia di film vietati sono stati tagliati in seconda battuta per ottenere la derubricazione. Il Decameron e La chiave da V.M. 18 a V.M. 14. Ma anche Umberto D. da V.M. 16 a “per tutti”. Molte di queste copie tagliate sono finite in dvd, ma questa è un’altra faccenda. Cosa succederà adesso? L’avente diritti di La grande abbuffata dirà: Ferreri è “per tutti”! L’apposita commissione lo verificherà, e il film potrà essere trasmesso in prima serata senza i tagli subìti per il precedente passaggio televisivo? Qualcuno si occuperà di togliere dalla circolazione la copia tagliata e di trasmettere quella rispondente alla volontà di Ferreri? I dubbi sono leciti.
Se la censura è odiosa, abietta e da combattere in ogni forma, il sistema dei divieti però un senso l’aveva: quello di essere un consiglio per la visione a tutela dei giovanissimi e delle persone sensibili. Io non taglierei un fotogramma da Salò, ma non lo farei vedere a un quindicenne. Solo che da trent’anni la censura non svolge più questa funzione. In parte perché i film piccoli sono stati massacrati e quelli grandi hanno avuto sempre la strada spianata (perché Cuore selvaggio è “per tutti”, Nymph()maniac vol. 1 è solo V.M. 14 e Totò che visse due volte è stato bocciato?). In parte perché il pensiero che passa adesso è che tutti possano, anzi debbano vedere tutto. Dopo il rogo, ecco Ultimo tango a Parigi accessibile a bimbi e scolaresche. Fa uno strano effetto, tra il ridicolo e il repellente, a noi che abbiamo più di mezzo secolo sulle spalle, e siamo cresciuti con la gioia di sfidare i divieti. Che soddisfazione, che conquista era vedere minorenni Arancia meccanica, Zombi o La bestia. Era un’esperienza educativa. E infine, perché alzare i calici, se da trent’anni la censura non taglia quasi nulla? Più che altro sono stati i distributori a farlo (De Paolis e L’umanità di Dumont: ah, l’autoregolamentazione...). O meglio: da trent’anni il grosso dei tagli si fa sui film del passato, sui Festa Campanile, i Bolognini, i Cicero... E la nuova legge non sembra occuparsene. Sapete quale sarebbe stata davvero una buona notizia? Se i divieti applicati a tutti i film anteriori a una certa data (poniamo il 1970) fossero stati dichiarati decaduti.


Alberto Pezzotta

Alberto Pezzotta si è occupato di cinema italiano (Ridere civilmente. Il cinema di Luigi Zampa; Il western italiano; Regia Damiano Damiani; Mario Bava; la curatela, con Stefania Parigi, di Il lungo respiro di Brunello Rondi), di storia della critica (La critica cinematografica; la curatela, con Anna Gilardelli, di Alberto Moravia, Cinema italiano. Recensioni e interventi 1933-1990), di cinema orientale (Tutto il cinema di Hong Kong). Ha collaborato alla Storia del cinema mondiale di Gian Piero Brunetta e alla Storia del cinema italiano del CSC, oltre che a riviste come “Bianco e Nero”, "Imago", “8 1/2”. Scrive di cinema e musica su "Blow Up". Ha tradotto libri, tra gli altri, di Chinua Achebe, Eric Bogosian, Harry Crews, James Dickey, Barry Gifford, Jim Harrison, Hanif Kureishi, Lorrie Moore, Joyce Carol Oates, Hugues Pagan, Derek Raymond, Colm Tóibín.
Twitter: @APezzotta.

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