Le conseguenze di Isabella

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Giulio Sangiorgio dice che Gli indocili è il film da salvare oggi in TV.
Su Rai3 alle ore 01:15.

È una questione di intesa. Lo sguardo di Jonah Hill su Stevie è simile a quello di Jodie Foster su Fred in Il mio piccolo genio . Entrambi con lo stesso provvisorio smarrimento, la stessa solitudine. Con una differenza: l’attrice, nel suo esordio nella regia, era anche protagonista. Jonah Hill no: si affida anima e corpo al bravissimo protagonista, Sunny Suljic, già sorprendente in Il sacrificio del cervo sacro . E poi ancora strani incroci: Scott Rudin, tra i produttori di Mid90s e anche di Il mio piccolo genio .

Il miglior film hollywoodiano dell’anno l’ha fatto la HBO, naturalmente è una miniserie e non un film, ma della Hollywood perduta (non necessariamente quella classica) riprende l’impostazione e la tradizione di trarre da un bestseller un’opera d’autore colta e insieme popolare, come un tempo erano film quali Ragtime , La scelta di Sophie o Il colore viola .

«Continuare a vivere significa continuare a fare film» dice Máximo Espejo, il regista di Légami! È paralizzato sulla sedia a rotelle, in preda a pulsioni fisiche voraci e inappagabili per la bella protagonista, ma non importa: importa il cinema, che si fa «con il cuore e con i coglioni», e quelli funzionano. Il cinema si deve , anche se non si vede : il cinema si fa anche da ciechi, ed è il caso di Mateo Blanco, che perde la vista e l’amore in un incidente ma torna alla celluloide per ricomporre Gli abbracci spezzati .

Sperimentatore eccentrico con l’umiltà del mestierante o dell’artigiano, Nobuhiko Ôbayashi è divenuto un culto per caso, per la sua instancabile volontà di immaginare, al di fuori da ogni schema. Al nome del regista giapponese in genere viene associato un solo titolo: House (1977). Un caso difficilmente superabile di follia su pellicola, in cui l’immaginazione sale al potere senza che nessun limite - di budget, buon gusto o buon senso - la possa rallentare.

Dopo dieci anni di lavorazione e le prime première europee, i film del progetto DAU vengono resi disponibili al pubblico on demand: addentriamoci in questa opera colossale, analizzando i primi cinque film noleggiabili online.

La citazione

«Tutti i luoghi che ho visto, che ho visitato ora so ne sono certo: non ci sono mai stato. (Giorgio Caproni - Esperienza)»

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Pedro Armocida

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Editoriale


Pubblicato su FilmTv 46/2020

Le conseguenze di Isabella

Sul suo account Instagram, fonte di energia corroborante, Isabella Rossellini ha annunciato in un post pieno di punti esclamativi di essere insignita del premio Stella della Mole del Torino Film Festival: riservato a chi «contribuisce in modo originale, universale e senza tempo alla cultura cinematografica», con le sue 12 punte lanciate in altrettante direzioni pare fatto apposta per la sessantottenne attrice, regista, scrittrice, modella, etologa, forza della natura. E forza per la natura: laureata in Comportamento e conservazione animale, passata dalle stelle alla stalla (una fattoria ristrutturata a Long Island, dove vive con cani, polli e pecore), dopo le serie Green Porno (sulla vita sessuale degli animali) e Mammas (sulla maternità nelle varie specie), durante il lockdown ha dato vita a uno spettacolo teatrale in streaming, Sex & Consequences. Filmandosi col cellulare, con la regia in remoto di Paul Magid (insieme hanno già firmato Darwin, What? What?, vedi Guida al cinema del lockdown sul Film Tv n. 41/2020), Isabella torna a indossare costumi bestiali, recitando con baffi da criceto e set d’occhi da ragno supportata dai cani Pinocchio e Morsi, oltre che da non così docili comparse ovine. L’etologia e il documentario naturalistico sono sempre stati tra le sue passioni, a 19 anni scrisse al “National Geographic” per chiedere di fare un apprendistato; non ci fu risposta e cominciò, invece, a fare la modella, «perché ero una bellezza», spiega con semplicità in una recente intervista al “New York Times”. Una bellezza magnetica, perfino più perfetta di quella di mamma Ingrid Bergman, una bellezza da musa (lo è stata per due dei più grandi, Martin Scorsese e David Lynch, suoi storici partner), da testimonial di cosmetici, da sogno. Una bellezza che l’ha portata a indossare le fantasie di registi e spettatori, ma della cui natura e caducità è sempre stata consapevole, come dimostra il suo ironico ruolo stregonesco in La morte ti fa bella. Il corpo è al centro del suo lavoro da anni: il suo magnifico corpo messo in gioco con tutti i segni del tempo; il corpo animale di cui studia i meccanismi; il corpo del padre, il più grande di tutti, quel Roberto Rossellini il cui ventre «da scrofa» era star di My Dad Is 100 Years Old. Per coincidenza, o per sintonia genetica, sulla caducità si apre il bel documentario di Alessandro Rossellini The Rossellinis (una delle due apparizioni su schermo di Isabella che stavano per arrivare in sala prima della chiusura: l’altra è il doc di Pappi Corsicato Pompei - Eros e mito, dove è presenza, non solo voce, narrante): una manciata di eredi visitano la tomba di Roberto, scovano un ossicino nell’urna, a Isabella viene chiesto se opterà per la cremazione. «Sì sì, incenerita», dichiara soddisfatta con erre arrotata, godendosi forse l’idea di questa ulteriore trasformazione fisica, della concretezza del suo futuro status di polvere. Niente a che fare con sogni, fantasie, fantasmi: Isabella Rossellini si è strappata agli spettri che tanto cinema cuce intorno alla figura femminile, alle proiezioni desideranti e alle ambizioni di eterna giovinezza che intrappolano la donna. Si è conquistata un diritto assolutamente proibito alle dive: quello di invecchiare, di essere fatta di carne, di essere autentica. Fosse per noi, le daremmo tutti i premi del mondo.


Ilaria Feole

Ilaria Feole è nata nell’anno di Il grande freddo, Il ritorno dello Jedi e Monty Python – Il senso della vita e tutto quello che sa l’ha imparato da questi tre film. Scrive di cinema e televisione per Film Tv e  Spietati.it. È autrice della monografia Wes Anderson - Genitori, figli e altri animali edita da Bietti Heterotopia.

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