Marienbad n° 26/2020

facebook_0.png
twitter.png
Instagram.png
Oggi Free
Simone Emiliani dice che Qualcosa è cambiato è il film da salvare oggi in TV.
Su RaiMovie alle ore 21:10.

Avventure da vedere e rivedere, capolavori dell’animazione e lezioni sul rapporto tra uomo e natura: sono i film dello Studio Ghibli, (quasi) tutti disponibili su Netflix.

È una questione di intesa. Lo sguardo di Jonah Hill su Stevie è simile a quello di Jodie Foster su Fred in Il mio piccolo genio . Entrambi con lo stesso provvisorio smarrimento, la stessa solitudine. Con una differenza: l’attrice, nel suo esordio nella regia, era anche protagonista. Jonah Hill no: si affida anima e corpo al bravissimo protagonista, Sunny Suljic, già sorprendente in Il sacrificio del cervo sacro . E poi ancora strani incroci: Scott Rudin, tra i produttori di Mid90s e anche di Il mio piccolo genio .

Il miglior film hollywoodiano dell’anno l’ha fatto la HBO, naturalmente è una miniserie e non un film, ma della Hollywood perduta (non necessariamente quella classica) riprende l’impostazione e la tradizione di trarre da un bestseller un’opera d’autore colta e insieme popolare, come un tempo erano film quali Ragtime , La scelta di Sophie o Il colore viola .

«Continuare a vivere significa continuare a fare film» dice Máximo Espejo, il regista di Légami! È paralizzato sulla sedia a rotelle, in preda a pulsioni fisiche voraci e inappagabili per la bella protagonista, ma non importa: importa il cinema, che si fa «con il cuore e con i coglioni», e quelli funzionano. Il cinema si deve , anche se non si vede : il cinema si fa anche da ciechi, ed è il caso di Mateo Blanco, che perde la vista e l’amore in un incidente ma torna alla celluloide per ricomporre Gli abbracci spezzati .

Sperimentatore eccentrico con l’umiltà del mestierante o dell’artigiano, Nobuhiko Ôbayashi è divenuto un culto per caso, per la sua instancabile volontà di immaginare, al di fuori da ogni schema. Al nome del regista giapponese in genere viene associato un solo titolo: House (1977). Un caso difficilmente superabile di follia su pellicola, in cui l’immaginazione sale al potere senza che nessun limite - di budget, buon gusto o buon senso - la possa rallentare.

La citazione

«Il cinema è come un uomo a cavallo che arriva in una cittadina del West, e noi non sappiamo niente di lui. (Jean-Claude Carrière)»

scelta da
Marianna Cappi

cinerama
10127
servizi
4781
cineteca
3609
opinionisti
2429
serialminds
1230
locandine
1148
scanners
531

Editoriale


Pubblicato su FilmTv 26/2020

Marienbad n° 26/2020

Dev’essere stato un complotto, il 5G dei dibattiti sull’audiovisivo, la scia chimica nell’accesissimo forum «politicamente corretto contro politicamente scorretto». Dev’essere stato questo, cos’altro sennò? Dev’essere che Soros, Bill Gates, le case farmaceutiche, i vaccini, le prove della non esistenza del COVID-19, ecco, tutti loro, insieme, forse, sono cambiati, modificati, e geneticamente, probabilmente. Un aiutino dagli alieni, forse un suggerimento dell’Unione Europea, ed eccolo qui. L’han messo tra noi, ed è di certo un complotto. Proprio quando eravamo riusciti a dividerci in squadre, a «hitlerizzare il nemico», a volere vedere Via col vento solo e soltanto su HBO Max, in streaming negli Usa, e mica in dvd, Blu-ray o su Netflix (su Netflix!), TIMVISION, Chili, Rakuten. Proprio ora che eravamo passati fischiettando sulla complessità, che ci eravamo accordati tutti, ma proprio tutti, sul fatto che il punto era «il disclaimer sì o no», ma solo come sinonimo di «pro e contro la censura», e ora che avevamo usato le parole «fascismo», «maccartismo», e cose così, belle forti, niente. L’hanno caricato. L’hanno caricato ora che sapevamo riconoscere amici e nemici in modo netto, chiarissimo, ora che ognuno di noi, da parti ostinate e contrarie, era certo d’essere nel giusto (e col c***o, dai, che in medio stat virtus). Ora che eravamo arrivati al pensiero binario, facile, pulito, igienico, direi, ora che nessuno rifletteva sul fatto che negli Stati Uniti la guerriglia sul politicamente corretto, coi suoi ritornelli, è la stessa da 30 anni (La cultura del piagnisteo, la definiva un signore), ora che eravamo pronti a tornare a non capire le pagine di L’impero del bene di Philippe Muray o a dimenticare, di fronte a questo pericolo attualissimo, che per anni avevamo applaudito con gran senso dell’esotismo ai libri, ai film, ai porno che decostruivano lo sguardo patriarcale, bianco, occidentale, come merito primo, eccolo, eccolo qui. Proprio ora. Proprio ora che Netflix (Netflix!), per ipocrita scelta editoriale, aveva tolto una puntata di Community perché c’era un blackface, e se la sommavamo a una manciata d’altre ipocrite scelte editoriali potevamo dire che l’ipocrisia era di tutti, nessuno escluso, tranne noi (e, nel caso, i nostri editori). Ora che eravamo comodi a casa, a fare attivismo in remoto con l’alibi del virus, a schierarci nella guerra delle immagini, a denunciare il puritanesimo che uccide l’immaginario, o a voler diritti civilcinematografici per tutti. Eccola, la nostra Caporetto, il complotto, il 5G del nostro forum culturale. Il maggior successo di queste settimane (in cui i cinema riaprono, un poco, ma i film nuovi non glieli dà nessuno, tra parentesi) è 365 giorni. Su Netflix (su Netflix!). Un bruttissimo softcore come non se ne vedevano da tempo, in questi tempi levigati, un filmaccio in cui un giovane mafioso italiano palestrato rapisce una donna polacca in carriera, la stupra ma sai, è solo perché lei in fondo sotto sotto lo vuole. La nemesi di L’uomo invisibile, una sagra pecoreccia di stereotipi vetusti, un dépliant della cultura dello stupro, con un maschio alfa modello Corona e una donnina che si compra con le dimensioni, la sottomissione e due o tre giri di shopping durissimo. Come possiamo dire ora che siamo nel regno del politicamente corretto, perdindirindina? E perché quei cinici manipolatori del volemose bene di Netflix lo mettono in home page? Come la contestualizziamo questa cosa qui? A furia di fare morale, ci siam dimenticati la nostra: ci conviene tornare a parlare del linguaggio di un film, della sua forma, a dare strumenti per comprendere un’opera, per ponderare il suo ruolo dentro lo spirito del tempo, che non è proprio tutto tutto dentro le nostre camerette. Ci voleva un UFO per ricordarcelo. Devono averlo fatto apposta. Deve essere il sistema.

FilmTv.Press è una pubblicazione di Tiche Italia s.r.l. - p.iva 05037430963 - Registrazione Tribunale di Milano n° 109 del 6 maggio 2019
Credits - Contatti - Supporto tecnico
Privacy Policy