Marienbad n° 26/2020

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Pier Maria Bocchi dice che Stregata dalla luna è il film da salvare oggi in TV.
Su Sky Romance alle ore 21:00.

Si sta trasformando il dibattito su un tema maledettamente serio come il razzismo nella solita farsa. Per una volta, però, non siamo solo noi italiani a sfidare il senso del ridicolo, visto che una catena di supermercati svizzera ha deciso di ritirare i mitici Moretti solo perché si chiamano così. Ai Moretti Tommaso Labranca dedicò un suo Collateral nel 2011, urgente e formidabile oggi più di ieri.

Su Film Tv n° 23 abbiamo dedicato un Serial Graffiti all'universo di True Detective . Qui vi riproponiamo la recensione della prima stagione.

L'esorcista di William Friedkin è in streaming su Prime Video

Scompare a 90 anni l'attore feticcio di Ingmar Bergman, indimenticabile in Il settimo sigillo , in seguito “rubato” da Hollywood per ruoli memorabili. A cominciare da padre Merrin in L’esorcista. Riproponiamo l'articolo di carriera pubblicato su Film Tv in occasione del suo ottantesimo compleanno

Una delle uscite (annullate) del mese è un film di un autore spesso segnalato nella nostra rubrica Scanners. Doppia pelle di Quentin Dupieux era programmato per il 19 marzo. Recuperiamone un altro, tra i suoi, mai arrivato in Italia.

La citazione

«Solo chi lascia il labirinto può essere felice, ma solo chi è felice può uscirne (Michael Ende - Lo specchio nello specchio)»

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Editoriale


Pubblicato su FilmTv 26/2020

Marienbad n° 26/2020

Dev’essere stato un complotto, il 5G dei dibattiti sull’audiovisivo, la scia chimica nell’accesissimo forum «politicamente corretto contro politicamente scorretto». Dev’essere stato questo, cos’altro sennò? Dev’essere che Soros, Bill Gates, le case farmaceutiche, i vaccini, le prove della non esistenza del COVID-19, ecco, tutti loro, insieme, forse, sono cambiati, modificati, e geneticamente, probabilmente. Un aiutino dagli alieni, forse un suggerimento dell’Unione Europea, ed eccolo qui. L’han messo tra noi, ed è di certo un complotto. Proprio quando eravamo riusciti a dividerci in squadre, a «hitlerizzare il nemico», a volere vedere Via col vento solo e soltanto su HBO Max, in streaming negli Usa, e mica in dvd, Blu-ray o su Netflix (su Netflix!), TIMVISION, Chili, Rakuten. Proprio ora che eravamo passati fischiettando sulla complessità, che ci eravamo accordati tutti, ma proprio tutti, sul fatto che il punto era «il disclaimer sì o no», ma solo come sinonimo di «pro e contro la censura», e ora che avevamo usato le parole «fascismo», «maccartismo», e cose così, belle forti, niente. L’hanno caricato. L’hanno caricato ora che sapevamo riconoscere amici e nemici in modo netto, chiarissimo, ora che ognuno di noi, da parti ostinate e contrarie, era certo d’essere nel giusto (e col c***o, dai, che in medio stat virtus). Ora che eravamo arrivati al pensiero binario, facile, pulito, igienico, direi, ora che nessuno rifletteva sul fatto che negli Stati Uniti la guerriglia sul politicamente corretto, coi suoi ritornelli, è la stessa da 30 anni (La cultura del piagnisteo, la definiva un signore), ora che eravamo pronti a tornare a non capire le pagine di L’impero del bene di Philippe Muray o a dimenticare, di fronte a questo pericolo attualissimo, che per anni avevamo applaudito con gran senso dell’esotismo ai libri, ai film, ai porno che decostruivano lo sguardo patriarcale, bianco, occidentale, come merito primo, eccolo, eccolo qui. Proprio ora. Proprio ora che Netflix (Netflix!), per ipocrita scelta editoriale, aveva tolto una puntata di Community perché c’era un blackface, e se la sommavamo a una manciata d’altre ipocrite scelte editoriali potevamo dire che l’ipocrisia era di tutti, nessuno escluso, tranne noi (e, nel caso, i nostri editori). Ora che eravamo comodi a casa, a fare attivismo in remoto con l’alibi del virus, a schierarci nella guerra delle immagini, a denunciare il puritanesimo che uccide l’immaginario, o a voler diritti civilcinematografici per tutti. Eccola, la nostra Caporetto, il complotto, il 5G del nostro forum culturale. Il maggior successo di queste settimane (in cui i cinema riaprono, un poco, ma i film nuovi non glieli dà nessuno, tra parentesi) è 365 giorni. Su Netflix (su Netflix!). Un bruttissimo softcore come non se ne vedevano da tempo, in questi tempi levigati, un filmaccio in cui un giovane mafioso italiano palestrato rapisce una donna polacca in carriera, la stupra ma sai, è solo perché lei in fondo sotto sotto lo vuole. La nemesi di L’uomo invisibile, una sagra pecoreccia di stereotipi vetusti, un dépliant della cultura dello stupro, con un maschio alfa modello Corona e una donnina che si compra con le dimensioni, la sottomissione e due o tre giri di shopping durissimo. Come possiamo dire ora che siamo nel regno del politicamente corretto, perdindirindina? E perché quei cinici manipolatori del volemose bene di Netflix lo mettono in home page? Come la contestualizziamo questa cosa qui? A furia di fare morale, ci siam dimenticati la nostra: ci conviene tornare a parlare del linguaggio di un film, della sua forma, a dare strumenti per comprendere un’opera, per ponderare il suo ruolo dentro lo spirito del tempo, che non è proprio tutto tutto dentro le nostre camerette. Ci voleva un UFO per ricordarcelo. Devono averlo fatto apposta. Deve essere il sistema.

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