Mulholland Drive n° 49/2020

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Ilaria Feole dice che Kramer contro Kramer è il film da salvare oggi in TV.
Su Sky Collection alle ore 23:30.

Avventure da vedere e rivedere, capolavori dell’animazione e lezioni sul rapporto tra uomo e natura: sono i film dello Studio Ghibli, (quasi) tutti disponibili su Netflix.

È una questione di intesa. Lo sguardo di Jonah Hill su Stevie è simile a quello di Jodie Foster su Fred in Il mio piccolo genio . Entrambi con lo stesso provvisorio smarrimento, la stessa solitudine. Con una differenza: l’attrice, nel suo esordio nella regia, era anche protagonista. Jonah Hill no: si affida anima e corpo al bravissimo protagonista, Sunny Suljic, già sorprendente in Il sacrificio del cervo sacro . E poi ancora strani incroci: Scott Rudin, tra i produttori di Mid90s e anche di Il mio piccolo genio .

Il miglior film hollywoodiano dell’anno l’ha fatto la HBO, naturalmente è una miniserie e non un film, ma della Hollywood perduta (non necessariamente quella classica) riprende l’impostazione e la tradizione di trarre da un bestseller un’opera d’autore colta e insieme popolare, come un tempo erano film quali Ragtime , La scelta di Sophie o Il colore viola .

«Continuare a vivere significa continuare a fare film» dice Máximo Espejo, il regista di Légami! È paralizzato sulla sedia a rotelle, in preda a pulsioni fisiche voraci e inappagabili per la bella protagonista, ma non importa: importa il cinema, che si fa «con il cuore e con i coglioni», e quelli funzionano. Il cinema si deve , anche se non si vede : il cinema si fa anche da ciechi, ed è il caso di Mateo Blanco, che perde la vista e l’amore in un incidente ma torna alla celluloide per ricomporre Gli abbracci spezzati .

Sperimentatore eccentrico con l’umiltà del mestierante o dell’artigiano, Nobuhiko Ôbayashi è divenuto un culto per caso, per la sua instancabile volontà di immaginare, al di fuori da ogni schema. Al nome del regista giapponese in genere viene associato un solo titolo: House (1977). Un caso difficilmente superabile di follia su pellicola, in cui l’immaginazione sale al potere senza che nessun limite - di budget, buon gusto o buon senso - la possa rallentare.

La citazione

«Povero pensiero... finisce sempre per sfracellarsi contro il muro dei fatti. (Lev Troskij)»

scelta da
Adriano Aiello

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Mulholland Drive


Pubblicato su FilmTv 49/2020

Mulholland Drive n° 49/2020

Riapro per caso Tempo di uccidere di Ennio Flaiano, e mi metto a cercare le mie sottolineature di gioventù (a matita, come un tempo si usava). Per un nutrito numero di pagine non ne trovo nemmeno una, poi per caso mi cade l’occhio su tre righe in cui il segno della grafite è calcato all’inverosimile. È il passaggio in cui il tenente italiano impegnato/intrappolato nella campagna d’Etiopia e incapace di accettare la perdita e la sconfitta riflette sul tema con queste parole, scolpite nella memoria di chiunque ne abbia affrontato la lettura: «Mi chiedevo se era quella la rassegnazione, quel vuoto aspettare, contando i giorni come i grani di un rosario, sapendo che non ci appartengono, ma sono giorni che pure dobbiamo vivere perché ci sembrano preferibili al nulla». Non so se ci avete fatto caso (e mi scuso con chi non frequenta i social, ma mai come oggi la loro funzione di diario dei tempi mi sembra necessaria e degna di attenzione): ma dalla nuova chiusura delle sale dopo l’illusione di Tenet non c’è più traccia sulle bacheche, neanche su quelle degli utenti più cinefili, di quel sentimento di attesa, di nostalgia, di desiderio di ritorno alla normalità che aveva caratterizzato tutto il periodo del primo lockdown. È l’indice di una nuova normalità? O di una - violenta, e malaccetta - rassegnazione? Si discute dei nuovi film offerti in prima visione streaming senza più domandarsi che film sarebbero stati se visti in sala; si seguono e commentano i festival online (non conosco i dati, ma a occhio direi che il TFF è stato un successo) senza più porsi problemi sulle dinamiche di azzeramento della socialità (e della convivialità) che sinora sono stati alla base di questi eventi; si lanciano news entusiastiche sulla messa in cantiere di questo o quel sequel, o del nuovo _______ (mettete il nome che più vi aggrada), senza più preoccuparsi delle destinazioni finali di fruizione. Il mondo gira in fretta, la testa anche. Si piange un poco, poi vigliaccamente ci si abitua, parafrasando Dostoevskij. L’annus horribilis che sta per finire e che tutti invocavano di dimenticare tra qualche mese diventerà, inevitabilmente, un momento da ricordare. Il momento, oserei dire. Dobbiamo vivere, vogliamo vivere.


Filippo Mazzarella

Filippo Mazzarella (1967) va al cinema da circa 49 anni e da almeno venti macina una media di due film al giorno senza sapere perché né tantomeno capendo esattamente cosa vede. Allo stesso modo, possiede 12.000 dischi che non ha mai ascoltato e 40.000 albi a fumetti che non ha mai letto. Nonostante il vizio del millantato credito, oltre che a FilmTV collabora anche a Corriere della Sera – ViviMilano, alle riviste Ciak e SegnoCinema e al prestigioso Dizionario Mereghetti. Direttore artistico di Cartoomics e consulente di Asti Film Festival, nel tempo libero vorrebbe completare la sua collezione di giocattoli vintage di Star Wars. Ma non ne ha, di tempo libero.
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