Non ci sono più i mostri di una volta

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La citazione

«Un ingenuo e stupido film americano può insegnarci qualcosa “per mezzo” della sua scempiaggine. Ma non ho imparato mai niente da uno scaltrito film inglese. (Ludwig Wittgenstein)»

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Editoriale


Pubblicato su FilmTv 40/2021

Non ci sono più i mostri di una volta

Di fronte alle vicende tragiche e grottesche della cronaca italiana, spesso si sente commentare: «Ci vorrebbe un Monicelli che le raccontasse». Il Monicelli di Vogliamo i colonnelli e di Un borghese piccolo piccolo: spietato e feroce fino alla sgradevolezza, ma sorretto da una moralità laica e sconsolata; e al tempo stesso in grado di far ridere, di cogliere il lato comico del dramma. Perché il riso, agli autori della commedia all’italiana, non serviva ad assolvere, ma a evitare che i personaggi diventassero eroi. Per almeno un decennio si è sperato che qualche regista italiano (Bellocchio? Garrone?) facesse un film su Berlusconi. Ma quando l’ha fatto Sorrentino, ne è uscito il prevedibile viluppo barocco, complice e invischiato, sublime e poetico, in cui si fa una gran fatica a ridere. Guarda caso.
Ci sarà mai qualcuno capace di girare un film sulla coppia Luca Morisi-Matteo Salvini, o su personaggi a loro paragonabili? Una vicenda molto cinematografica, colma di archetipi: il moralista dalla doppia vita e dalla doppia morale, il fustigatore fustigato che di spada ferisce ma di spada perisce, il creatore di mostri che diventa un mostro, il peccatore che si rivela una fragile pecorella e implora il perdono (e con quella fisionomia che avrebbe fatto felice Lombroso, Morisi ricorda irresistibilmente Peter Lorre in M - Il mostro di Düsseldorf...). Ma anche una vicenda colma di tanto male, di tanto schifo, di tanto odio: quello che per anni è stato riversato sulle vittime non solo mediatiche della cosiddetta Bestia (un nome quanto meno diabolico), di preferenza donne. Una vicenda comunque complessa ed emblematica di dinamiche che si spostano dalla rete alla realtà, diventando ancora più criminali e pericolose. Come raccontare tutto questo?
Uno dei commenti che più sono circolati si rifà a un altro luogo comune: «Risparmiate il mostro, che è tale perché anche noi siamo dei mostri; il mostro Morisi lo abbiamo creato noi, web - e gossip - dipendenti». Noi chi? Viene voglia di ribattere. Ecco, se c’è una cosa in cui la commedia all’italiana classica non è mai caduta è il relativismo morale, il qualunquismo, la notte in cui tutte le vacche sono nere. In I mostri Dino Risi porgeva uno specchio allo spettatore non perché dicesse: «Sono anch’io come Ugo Tognazzi. Che figo» (che invece è un po’ quello che capita agli spettatori di Massimo Boldi). Ma perché dicesse: «Davvero faccio così schifo? Che vergogna. Cerchiamo di cambiare». I personaggi di Alberto Sordi spesso soccombevano di fronte alla vergogna. Era il contrario di ogni assoluzione. Ma quanto di rado questo succede nel cinema e nella società italiana di oggi, che da tempo ha allegramente eliminato il senso di colpa e sembra non sapere più cos’è il disgusto. È per questo che ci sono così pochi scrittori e registi in grado di raccontare frontalmente questi anni. Forse non ce l’avrebbe fatta neanche Monicelli.


Alberto Pezzotta

Alberto Pezzotta si è occupato di cinema italiano (Ridere civilmente. Il cinema di Luigi Zampa; Il western italiano; Regia Damiano Damiani; Mario Bava; la curatela, con Stefania Parigi, di Il lungo respiro di Brunello Rondi), di storia della critica (La critica cinematografica; la curatela, con Anna Gilardelli, di Alberto Moravia, Cinema italiano. Recensioni e interventi 1933-1990), di cinema orientale (Tutto il cinema di Hong Kong). Ha collaborato alla Storia del cinema mondiale di Gian Piero Brunetta e alla Storia del cinema italiano del CSC, oltre che a riviste come “Bianco e Nero”, "Imago", “8 1/2”. Scrive di cinema e musica su "Blow Up". Ha tradotto libri, tra gli altri, di Chinua Achebe, Eric Bogosian, Harry Crews, James Dickey, Barry Gifford, Jim Harrison, Hanif Kureishi, Lorrie Moore, Joyce Carol Oates, Hugues Pagan, Derek Raymond, Colm Tóibín.
Twitter: @APezzotta.

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