Restiamo umani

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Christophe Honoré quest'anno è al Festival di Cannes con Plaire, aimer et courir vite , in gara anche per la Queer Palm. Vi riproponiamo uno degli Scanners a lui dedicati.

La citazione

«Guardatevi da tutte le imprese che richiedono vestiti nuovi (H.D. Thoreau)»

scelta da
Carolina Crespi

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Editoriale


Pubblicato su FilmTv 25/2018

Restiamo umani

La notizia è questa. La settimana scorsa negli Stati Uniti sono scesi in sciopero i baristi di tutti i casinò del paese. Tra Las Vegas, Atlantic City, Reno e le riserve indiane, parliamo di 50 mila persone. Era stata annunciata una loro futura sostituzione con “bracci meccanici” che rispondono alle comande degli avventori, e versano da bere. Fra l’altro, arti robotici brevettati a Torino, quindi la cosa un poco ci riguarda. Non sappiamo come finirà, ma certo il segnale è allarmante. Anche per l’immaginario. Cosa sarebbe il cinema americano senza i barman? In ben due generi - western e commedia - hanno o hanno avuto il ruolo dello psicologo, qualche volta attivo (interagisce, dà consigli, all’occorrenza manda al diavolo) altre semplice ascoltatore indaffarato. In Sfida infernale di John Ford il dialogo relativo forse più bello. «Mec» chiede Wyatt Earp «sei mai stato innamorato?». «No, ho fatto il barista tutta la vita». Ecco, appunto. Ma tralasciando almeno un altro centinaio di esempi memorabili (uno però non riesco a evitarlo: una barista da saloon, Linda Hunt in Silverado di Lawrence Kasdan, personaggio magnifico) credo di poter eleggere a rappresentante di tutta la categoria il leggendario Vincent Gardenia di Skin Deep - Il piacere è tutto mio di Blake Edwards, al quale il protagonista erotomane John Ritter chiede esplicitamente: «Posso essere curato?». La risposta la trovate anche su YouTube; possiamo però ricordare che la medicina prescritta non è, per dire, il bromuro, ma lo scotch whisky J & B. Pare funzioni. La sera prima di scrivere questo pezzo incontro Mariuccia Ciotta e Roberto Silvestri, ai quali anticipo il contenuto dell’editoriale. «Dovresti vedere Passengers con Jennifer Lawrence» sostengono, titolo che non mi dice niente, così come il nome oscuro del regista norvegese Morten Tyldum. E invece li ringrazio, perché nel film c’è un’astronave che trasporta la protagonista e Chris Pratt verso una meta dove non arriveranno mai vivi, sulla quale oltre a loro è sveglio solo un barista interpretato dall’inglese Michael Sheen. Si chiama Arthur, richiama un po’ il Lloyd di Shining ma è più affabile, non è un fantasma ma un androide, benché senziente e dotato di libero arbitrio. Splendida figura. Tra l’altro, Mariuccia e Roberto mi dicono del film mentre siamo seduti sul patio di un bar, intorno a noi solo esseri umani. Meglio così.

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