Visioni dal fondo n° 47/2019

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Francesco Foschini dice che Jane Eyre è il film da salvare oggi in TV.
Su IRIS alle ore 17:00.

Si sta trasformando il dibattito su un tema maledettamente serio come il razzismo nella solita farsa. Per una volta, però, non siamo solo noi italiani a sfidare il senso del ridicolo, visto che una catena di supermercati svizzera ha deciso di ritirare i mitici Moretti solo perché si chiamano così. Ai Moretti Tommaso Labranca dedicò un suo Collateral nel 2011, urgente e formidabile oggi più di ieri.

Su Film Tv n° 23 abbiamo dedicato un Serial Graffiti all'universo di True Detective . Qui vi riproponiamo la recensione della prima stagione.

L'esorcista di William Friedkin è in streaming su Prime Video

Scompare a 90 anni l'attore feticcio di Ingmar Bergman, indimenticabile in Il settimo sigillo , in seguito “rubato” da Hollywood per ruoli memorabili. A cominciare da padre Merrin in L’esorcista. Riproponiamo l'articolo di carriera pubblicato su Film Tv in occasione del suo ottantesimo compleanno

Una delle uscite (annullate) del mese è un film di un autore spesso segnalato nella nostra rubrica Scanners. Doppia pelle di Quentin Dupieux era programmato per il 19 marzo. Recuperiamone un altro, tra i suoi, mai arrivato in Italia.

La citazione

«Tutti i travestimenti del mondo non coprono la puzza di marcio. (Zatōichi)»

scelta da
Nicola Cupperi

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Visioni dal fondo


Pubblicato su FilmTv 47/2019

Visioni dal fondo n° 47/2019

Nessuno si può lamentare, di questi tempi. Dopo un ottobre dominato da Tarantino e Joker, sono arrivati Scorsese e Parasite, l’animazione di Mattotti e l’affare Dreyfus secondo Polanski: un pugno di film destinati a far parlare di sé per i prossimi anni (o almeno speriamo). Ma tutto scompare di fronte a ciò che in questi giorni, dal 18 novembre 2019, circola nelle sale, grazie alla distribuzione della solita Cineteca di Bologna: la versione restaurata di La donna che visse due volte, il film più bello di tutti i tempi secondo il sondaggio decennale di “Sight & Sound” (fatto nel 2012, il prossimo sarà nel 2022). La vicenda è nota: il film di Hitchcock non trovò un gran numero di estimatori quando uscì nel 1958, ed era anzi stato rubricato come un film secondario del grande maestro. In sessant’anni è passato da opera minore a titolo più importante da quando esiste il cinematografo: niente male. Qualcuno, però, se n’era già accorto. Per esempio, Éric Rohmer, che scrisse parole di cui siamo così innamorati da cedergli il resto della rubrica: «In Vertigo la figura - i titoli di testa di Saul Bass ce la disegnano - è quella della spirale o, più esattamente, dell’elicoide. Retta e cerchio si congiungono attraverso l’intervento di una terza dimensione: la profondità. A dire la verità, non troveremo che due spirali materialmente rappresentate in tutto il film, quella della ciocca di capelli che scende sulla nuca di Madeleine, copia di quella di Carlotta Valdés, e non dimentichiamo che è questa che suscita il desiderio nel detective, e poi quella della scala che sale alla torre. Per il resto, l’elica sarà ideale [...]. Idee e forme seguono lo stesso percorso, ed è perché la forma è pura, bella, rigorosa, straordinariamente ricca e libera, che si può dire che i film di Hitchcock, e Vertigo in testa, hanno come oggetti - oltre a quelli con i quali riescono ad avvincere i nostri sensi - le Idee, nel senso nobile, platonico, del termine». (Éric Rohmer, “Cahiers du cinéma”, n. 93, 1959).


Roy Menarini

Roy Menarini fa troppe cose, ma non ne può fare a meno. Né di meno. Insegna cinema a studenti universitari, scrive di cinema per i lettori, organizza incontri di cinema per gli appassionati, studia cinema per la ricerca, parla di cinema per gli amici sui social, vede cinema per il bene di se stesso e dei suoi cari. Farebbe fatica anche senza musica, libri e sport, ma senza il cinema... proprio no, grazie. 
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