Visioni dal fondo n° 10/2020

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Francesco Foschini dice che Jane Eyre è il film da salvare oggi in TV.
Su IRIS alle ore 17:00.

Si sta trasformando il dibattito su un tema maledettamente serio come il razzismo nella solita farsa. Per una volta, però, non siamo solo noi italiani a sfidare il senso del ridicolo, visto che una catena di supermercati svizzera ha deciso di ritirare i mitici Moretti solo perché si chiamano così. Ai Moretti Tommaso Labranca dedicò un suo Collateral nel 2011, urgente e formidabile oggi più di ieri.

Su Film Tv n° 23 abbiamo dedicato un Serial Graffiti all'universo di True Detective . Qui vi riproponiamo la recensione della prima stagione.

L'esorcista di William Friedkin è in streaming su Prime Video

Scompare a 90 anni l'attore feticcio di Ingmar Bergman, indimenticabile in Il settimo sigillo , in seguito “rubato” da Hollywood per ruoli memorabili. A cominciare da padre Merrin in L’esorcista. Riproponiamo l'articolo di carriera pubblicato su Film Tv in occasione del suo ottantesimo compleanno

Una delle uscite (annullate) del mese è un film di un autore spesso segnalato nella nostra rubrica Scanners. Doppia pelle di Quentin Dupieux era programmato per il 19 marzo. Recuperiamone un altro, tra i suoi, mai arrivato in Italia.

La citazione

«Certainly it constitutes bad news when the people who agree with you are buggier than batshit.»

scelta da
Lorenza Negri

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Visioni dal fondo


Pubblicato su FilmTv 10/2020

Visioni dal fondo n° 10/2020

Quand’è che un film è “invecchiato male”? Si tratta di una delle categorie più usate dagli appassionati e dai frequentatori di vecchi titoli - e pochissimo dai cinefili, invece, legati alla sacralità dell’opera. Il suo contrario (“è bello come la prima volta”) non cambia di molto la questione. È una caratteristica specifica del cinema, specialmente oggi che viviamo l’epoca dell’archivio digitale permanente. Per comprendere la differenza con altri mezzi artistici, pensiamo alla musica. A nessuno verrebbe in mente di affermare, per esempio, che In ginocchio da te di Gianni Morandi sia un pezzo invecchiato (male o bene); casomai “vecchio”, inascoltabile per i più giovani, legato ad altri contesti di consumo, a melodie percepite come eccessive. Se lo ascoltiamo adesso, siamo in grado di contestualizzarlo al suo tempo. Come facciamo per i Beatles, per il progressive rock o per Luigi Nono. Non lo paragoniamo immediatamente all’oggi o alla nostra fruizione contemporanea. Credo che questo possa valere anche per la letteratura (un romanzo di Sartre è vecchio, non invecchiato) o per la pittura (chi considererebbe invecchiato Andy Warhol, anche se nessuno oggi potrebbe fare una tela che raffigura lattine di zuppe pronte o di pomodori pelati senza farsi ridere dietro?). Al cinema, la contestualizzazione (fuor d’accademia o di cinefilia) non vale. Vogliamo che il film funzioni ancora e sempre. Altrimenti decretiamo che non funziona più, perché è datato. Peggio pure per le serie televisive, dove la teleologia è ancora più evidente: vedere oggi un’intera stagione di Starsky & Hutch è materia per cultori radicali. Nessun altro, sia pure affetto da retromania, lo guarderebbe con costanza. Un linguaggio televisivo troppo obsoleto. Quindi? Fa sospettare che il cinema (seguito dalla tv) sia nato contemporaneo. Che rivesta un ruolo collettivo di attualizzazione perenne. Che sia sempre in contatto con il suo tempo. Lo immortala, certo, ma è impastato di presente. Ecco perché è una formidabile fonte storica: trasuda presente da tutti i fotogrammi.


Roy Menarini

Roy Menarini fa troppe cose, ma non ne può fare a meno. Né di meno. Insegna cinema a studenti universitari, scrive di cinema per i lettori, organizza incontri di cinema per gli appassionati, studia cinema per la ricerca, parla di cinema per gli amici sui social, vede cinema per il bene di se stesso e dei suoi cari. Farebbe fatica anche senza musica, libri e sport, ma senza il cinema... proprio no, grazie. 
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