Visioni dal fondo n° 10/2021

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Mariuccia Ciotta dice che Francisca è il film da salvare oggi in TV.
Su Rai3 alle ore 01:20.

Avventure da vedere e rivedere, capolavori dell’animazione e lezioni sul rapporto tra uomo e natura: sono i film dello Studio Ghibli, (quasi) tutti disponibili su Netflix.

È una questione di intesa. Lo sguardo di Jonah Hill su Stevie è simile a quello di Jodie Foster su Fred in Il mio piccolo genio . Entrambi con lo stesso provvisorio smarrimento, la stessa solitudine. Con una differenza: l’attrice, nel suo esordio nella regia, era anche protagonista. Jonah Hill no: si affida anima e corpo al bravissimo protagonista, Sunny Suljic, già sorprendente in Il sacrificio del cervo sacro . E poi ancora strani incroci: Scott Rudin, tra i produttori di Mid90s e anche di Il mio piccolo genio .

Il miglior film hollywoodiano dell’anno l’ha fatto la HBO, naturalmente è una miniserie e non un film, ma della Hollywood perduta (non necessariamente quella classica) riprende l’impostazione e la tradizione di trarre da un bestseller un’opera d’autore colta e insieme popolare, come un tempo erano film quali Ragtime , La scelta di Sophie o Il colore viola .

«Continuare a vivere significa continuare a fare film» dice Máximo Espejo, il regista di Légami! È paralizzato sulla sedia a rotelle, in preda a pulsioni fisiche voraci e inappagabili per la bella protagonista, ma non importa: importa il cinema, che si fa «con il cuore e con i coglioni», e quelli funzionano. Il cinema si deve , anche se non si vede : il cinema si fa anche da ciechi, ed è il caso di Mateo Blanco, che perde la vista e l’amore in un incidente ma torna alla celluloide per ricomporre Gli abbracci spezzati .

Sperimentatore eccentrico con l’umiltà del mestierante o dell’artigiano, Nobuhiko Ôbayashi è divenuto un culto per caso, per la sua instancabile volontà di immaginare, al di fuori da ogni schema. Al nome del regista giapponese in genere viene associato un solo titolo: House (1977). Un caso difficilmente superabile di follia su pellicola, in cui l’immaginazione sale al potere senza che nessun limite - di budget, buon gusto o buon senso - la possa rallentare.

La citazione

«Noi siamo orfani della Rivoluzione. E spesso pensiamo che non c'è più una vittoria possibile, che il mondo è disincantato e alla fine ci rassegniamo. Il cinema, al contrario, ci dice, a suo modo, che ci sono vittorie possibili anche nel mondo peggiore.... Non bisogna disperarsi. È quel che il cinema ci racconta, io credo. Ed è per questo che dobbiamo amarlo. (Alain Badiou)»

scelta da
Mariuccia Ciotta

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Visioni dal fondo


Pubblicato su FilmTv 10/2021

Visioni dal fondo n° 10/2021

In questa infinita pausa dalle sale sto leggendo con piacere le testimonianze di coloro che ricordano le proprie esperienze cinematografiche. E risfogliando, come mi capita di fare spesso, il gigantesco volume di enrico ghezzi, Paura e desiderio - cose (mai) viste 1974-2001, ritrovo a pagina 127 un pezzo che il critico scrisse esattamente quarant’anni fa, nel 1981.
Narra, ghezzi, di una proiezione universitaria di 2001: Odissea nello spazio avvenuta in un’aula di Padova. La cosa curiosa di quella serata è che, in assenza di VHS, dvd, internet (tutti mezzi che i professori di cinema useranno in seguito), del capolavoro di Kubrick fu mostrata una copia in Super 8. Invece che indignarsi, ghezzi quella sera si rende conto che improvvisamente esplode qualcosa di imprevisto: «Sembra ricominciare il cinema... come vedere Griffith, Kubelka, Brakhage e Straub insieme... una nuova esperienza fantastica». Intitolato non a caso L’incantesimo della copia imperfetta, il saggetto originariamente pubblicato su “il Manifesto” racconta questa strana magia anti-filologica: «Smozzicato, ridotto ai lati, con i colori sfarinati e violenti, l’inquadratura tremolante, buia o bruciata, il quadro sembra la finestra di un passato realmente “prima del cinema”». 
A me è scattata anche una certa nostalgia per tempi in cui in aula si usava la pellicola. Della didattica del cinema all’Università si parla anche nel bel volume Il cinema come disciplina (Mimesis, a cura di David Bruni, Antioco Floris, Massimo Locatelli, Simone Venturini) che ricostruisce la storia della “presa della Bastiglia” accademica tra 1970 e 1990 da parte del cinema, Cenerentola delle materie serie e per questo a lungo ostracizzata dai dipartimenti umanistici. Padova, sì, ma anche Bologna (quest’anno si festeggia il mezzo secolo del DAMS), Siena, Milano, Roma, Trieste, Sassari, Napoli, Parma, Sassari sono state solo alcune delle sedi che hanno legittimato per sempre la cultura cinematografica in Italia. Anche attraverso proiezioni avventurose e artigianali come quella di 2001.


Roy Menarini

Roy Menarini fa troppe cose, ma non ne può fare a meno. Né di meno. Insegna cinema a studenti universitari, scrive di cinema per i lettori, organizza incontri di cinema per gli appassionati, studia cinema per la ricerca, parla di cinema per gli amici sui social, vede cinema per il bene di se stesso e dei suoi cari. Farebbe fatica anche senza musica, libri e sport, ma senza il cinema... proprio no, grazie. 
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