Visioni dal fondo n° 47/2014

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Visioni dal fondo


Pubblicato su FilmTv 47/2014

Visioni dal fondo n° 47/2014

Christopher Nolan si sta scusando via stampa. Si è scusato per gli errori scientifici presenti in Interstellar, si è scusato per i buchi (neri) di sceneggiatura, si è scusato perché i dialoghi nella versione originale sono coperti da suoni e rumori. Ha pacatamente spiegato le sue scelte e si è detto consapevole di quel che ha fatto, e non pentito. Le sue dichiarazioni, poco pubblicizzate, confermano ciò che ho sempre pensato: lo fa apposta. Mi riesce difficile credere che una produzione da 160 milioni di dollari, scritta e realizzata da un regista esperto e da suo fratello sceneggiatore di professione, possa incorrere in sorprendenti svarioni o non si accorga di spazzare sotto al tappeto le contraddizioni della trama. Lasciamo perdere il fatto che Interstellar possa affascinare indipendentemente da questioni strutturali (come pensa chi scrive): è proprio nel rapporto tra racconto e spettatore che si cela il trucco, ovvero il prestige. In buona sostanza, il sospetto è che Nolan indebolisca a bella posta la coerenza interna della sceneggiatura e sparga lungo lo script un numero rilevante di dubbi, problemi, incertezze e spiegazioni inconsistenti. Volontariamente. Pensiamoci: perché i suoi film - al di là dell’innegabile talento visivo - hanno tanto successo? Memento, The Prestige o Inception non sono solo i puzzle film analizzati da accademici di tutte le latitudini, sono anche congegni narrativi che creano dibattiti tra spettatori, alimentano le discussioni sui social network, scatenano le discettazioni della fan culture. Insieme ai colpi di scena e ai diversi livelli di racconto, Nolan inserisce anche errori e passaggi oscuri. Questi apparenti difetti di fabbricazione, in verità, non fanno che aumentare i discorsi intorno al film, e persino chi ne ridicolizza le carenze in verità fa il suo gioco, infilandosi spesso in torrenziali battibecchi su Facebook. Non basta il finale a sorpresa, ci vogliono anche le zone oscure e i passaggi sbrigativi. Anche perché (per riempire i vuoti, capire meglio, saggiare la tenuta, o dimostrare di avere ragione) capita spesso che lo spettatore torni a vedere Interstellar, come ho fatto io. In fondo, la passione per il cinema significa anche abboccare all’amo per il piacere di farlo.

Articolo inserito in Speciale Dunkirk

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