Un'educazione parigina di Jean-Paul Civeyrac

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«Scrivere è anche non parlare (Marguerite Duras)»

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Marianna Cappi

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Scanners pubblicato su FilmTv 44/2018

Un'educazione parigina


Regia di Jean-Paul Civeyrac

«La pretesa disarmante della “grande opera” e la naïveté di credere che per raggiungerla basti la nobiltà dei riferimenti». Così i “Cahiers du Cinéma” stroncano Mes provinciales di Jean-Paul Civeyrac (autore “Positif”). Sorrido. Che pretesa di grandeur può nascondere un autore che sceglie il territorio di Garrel e Eustache? Nessuna. Non è un paradosso. Civeyrac, docente La Fémis e autore ignorato dai festival, sa perfettamente di essere minore. Riconosce il suo essere figlio. Stretto nelle radici che lo abbracciano. Soffocato. Racconta di Étienne, lionese, a Parigi per studiare cinema e fare film. Oggi come oggi, ma in b/n, mentre la radio parla di Macron. La capitale riscrive il mondo del giovane, ne allarga i confini, lo sconcerta, lo fa perdere. Gli fa perdere la patria: gli ideali con cui era partito, il primo amore, il legame coi genitori. Scopre dalle parole di un collega quanto il cinema possa essere arte, quanto debba essere radicale. Fa l’amore con una, con due, con tre giovinette, discute di cosa significhi tradire. E tradire se stesso. S’innamora di una coinquilina, che fa politica, che alle parole sul cinema preferisce fatti concreti, e che no, non lo vuole. Gira. Gira con negli occhi la pioggia di Ho vent’anni di Chuciev, i versi di Novalis e il senso della fine di Fuoco fatuo, gira un film che anticipa la morte dell’amico che ammirava, quello che lo criticava, quello che sapeva dire le cose e di cui non aveva visto nessun fotogramma. Gira e scopre, precorre l’esistere: è questo, il vero del cinema? Civeyrac ci è passato. Eppure, oggi come oggi, mentre la radio parla di Macron, gira un film di ieri: perché ieri è la sua patria, lo sono i film di Garrel e di Eustache, lo è il turbamento di chi si chiede di continuo cosa significhi essere politico e cosa possa, debba fare il cinema. Non c’entrano i giovani di ora. Sul finale, due anni dopo, Étienne guarda fuori dal suo appartamento. Borghese, come nelle paure di ieri. Lui è fermo. La macchina da presa si dirige verso la finestra, la oltrepassa. Non importa quanto sia indegna, da lì, la vista di Parigi. Importa che nonostante lui sia adulto, e fermo, il cinema si muova. Ancora oggi. On Demand su CG Entertainment e su tutte le principali piattaforme streaming.

Un'educazione parigina (2018)
Titolo originale: Mes provinciales
Regia: Jean-Paul Civeyrac
Genere: Drammatico - Produzione: Francia - Durata: 137'
Cast: Andranic Manet, Diane Rouxel, Jenna Thiam, Gonzague Van Bervesseles, Corentin Fila, Nicolas Bouchaud, Charlotte Van Bervesseles, Sophie Verbeeck, Christine Brücher, Grigori Manoukov
Sceneggiatura: Jean-Paul Civeyrac

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