The Politician

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La citazione

«What happened to Gary Cooper? The strong, silent type. That was an American. He wasn’t in touch with his feelings. He just did what he had to do. (David Chase - The Sopranos)»

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Serial Minds pubblicato su FilmTv 40/2019

The Politician


Stagione: 1

Payton Hobart ha una certezza: vuole diventare presidente degli Stati Uniti. Gli adulti fanno spallucce, consapevoli che per quella carica ormai «l’aura di impossibilità» è bella che andata, e Payton si industria a compiere le tappe necessarie, prima delle quali farsi eleggere presidente del liceo: la sua campagna è impeccabile, ha un pool di amici/spin doctor e una fidanzata/first lady, oltre a una ricca ed eccentrica madre adottiva (Gwyneth Paltrow in grande spolvero e in odore di autoparodia della sua veste di guru del benessere). Il guaio non è solo che gli manca un vice, ma anche che Payton soffre del male più contemporaneo di tutti, un’assenza di empatia che gli impedisce di comprendere le necessità del suo elettorato, ma anche quelle di chi lo ama; può solo fingere tutto, interesse, emozione, comprensione. Ma non è questo, fare politica oggi? Al primo prodotto realizzato per il suo milionario contratto con Netflix, Ryan Murphy scodella una commedia teen che oscilla tra farsa e dramma, ideale crasi tra il cinismo di Election e l’autismo di Rushmore: Payton ha l’energia terrificante di Tracy Flick e l’attitudine indisponente di Max Fischer (le citazioni di Wes Anderson si sprecano, dalla sigla con lo scrigno-inventario agli archi pizzicati in colonna sonora, dalla coppia di gemelli idioti alle presenze di Paltrow e di Bob Balaban), come loro è un adolescente che vorrebbe farsi grande, ma che prima di essere uomo deve capire come essere umano. A un paio di decenni da quei film di culto e dai rispettivi piccoli mostri protagonisti (ma vent’anni son passati pure da Popular e dieci da Glee, le altre due serie teen di Murphy), le cose vanno solo peggiorando: «La comunicazione eccessiva ha portato a una mancanza di intimità» chiosa sorniona mamma Gwyneth, didascalica come solo un personaggio di Murphy può permettersi. E The Politician, oltre a essere una soap opera sul filo tra camp e mélo (come ogni cosa firmata Murphy) e un romanzo di formazione disfunzionale (come il suo primo film, Correndo con le forbici in mano), è anche un’altra piccola american horror story sull’elettorato Usa ai tempi del vuoto pneumatico (di emozioni, di identità) e del politicamente corretto coatto. Su cui Murphy riflette in duplice direzione: da un lato con un cast come sempre a prova di diversity (non solo etnica, ma di età, orientamento e identità sessuale: c’è il meraviglioso trio di settantenni Jessica Lange, Bette Midler e Judith Light; ci sono interpreti gay e non-binary, ovvero che non si identificano né col genere maschile né con quello femminile), dall’altro raccontando lo svuotamento di senso del politically correct, una vuota parata nelle mani di Payton e dei rivali, a caccia di alleati acchiappa-voti: lesbiche, disabili, malati terminali, haitiani, tutte le minoranze fanno gioco, usate in modo strumentale, per costruire un’altra identità del tutto fasulla, quella del politician. Sua controparte è l’elettore, cui è dedicato un episodio autonomo, narrato dal punto di vista di un adolescente del tutto disinteressato a qualsiasi istanza identitaria, emblema di un elettorato che “non sa/non risponde”.

The Politician (2019)
Titolo originale: The Politician
Creata da: Ryan Murphy, Brad Falchuk, Ian Brennan
Stagione: 1
Genere: Commedia - Produzione: Usa - Durata: 45'
Cast: Ben Platt, Gwyneth Paltrow, Bette Midler, Judith Light, Zoey Deutch, Lucy Boynton, Julia Schlaepfer, Laura Dreyfuss, Theo Germaine, Rahne Jones

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Ilaria Feole

Ilaria Feole è nata nell’anno di Il grande freddo, Il ritorno dello Jedi e Monty Python – Il senso della vita e tutto quello che sa l’ha imparato da questi tre film. Scrive di cinema e televisione per Film Tv e  Spietati.it. È autrice della monografia Wes Anderson - Genitori, figli e altri animali edita da Bietti Heterotopia.

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