Film Review - Batman Begins

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Servizio pubblicato su FilmTv 01/2015

Film Review - Batman Begins


Quando, nel gennaio del 2003, la Warner scommette su di lui per dare nuova linfa alla deperita saga cinematografica dell’Uomo pipistrello, Christopher Nolan è un regista britannico trentaduenne con alle spalle tre titoli, due dei quali visti quasi esclusivamente da una ristretta nicchia di pubblico.

Quando, nel gennaio del 2003, la Warner scommette su di lui per dare nuova linfa alla deperita saga cinematografica dell’Uomo pipistrello, Christopher Nolan è un regista britannico trentaduenne con alle spalle tre titoli, due dei quali visti quasi esclusivamente da una ristretta nicchia di pubblico. Quello che gli viene affidato non è solo il destino di uno dei supereroi più iconici e amati dell'universo cinecomix a stelle e strisce ma anche, a tutti gli effetti, il primo reboot supereroico post 11 settembre: se lo Spider-Man di Raimi si trova a fare i conti con il trauma subito dall'immaginario collettivo mentre la saga è già in corso d'opera, il Batman di Nolan viene sviluppato negli anni immediatamente seguenti all'attacco alle Torri gemelle. Batman Begins ha dunque, non casualmente, un'attenzione particolare nel ridefinire il concetto di paura: quella intima, ancestrale e invalidante che abita un supereroe ineditamente umano e fragile; quella virale e incontenibile, nebulizzata su un'intera metropoli (e per estensione sulla nazione) che si ritrova preda di un attacco terroristico su larga scala.

Nolan affronta la demistificazione della maschera di Batman assorbendone la figura nella già definita galleria di (anti) eroi danneggiati della sua filmografia: come l'amnesia devastante di Memento, come la privazione del sonno di Insomnia, i traumi subiti dal giovanissimo Bruce Wayne (la caduta nella tana dei pipistrelli e l'omicidio dei genitori) e le fobie che ne derivano costituiscono un handicap reale, un ostacolo alla sua piena funzionalità, una tara che lo separa dal resto dell'umanità. Nolan riesce così a fondere le atmosfere cupamente realistiche dei fumetti di Frank Miller (cui il reboot si ispira) con la sua personalissima poetica: per superare le macchie e le ferite che l'hanno segnato, Bruce deve inventarsi un'identità e una storia, ridare forma alla sua personalità e raccontare, a se stesso in primis, una storia di rinascita. Come già il ladro-scrittore di Following, come lo smemorato Lenny in cerca di vendetta, in modo ancor più esemplare l'obiettivo di Bruce Wayne è reinventare se stesso, oltrepassare i suoi limiti: «Devi essere più di un uomo», gli intima Ducard nella prima parte del film, monito che gli eroi di Nolan fanno proprio lungo tutta la sua filmografia.

Con una certa dose di ironia, elemento mai troppo presente né effettivamente perseguito dal cinema di Nolan, il regista imbastisce, in complicità col cosceneggiatore David S. Goyer, quella che è in realtà una duplice “origin story”: oltre a forgiare, con allenamenti e duro training psicologico, la sua figura di giustiziere, il protagonista deve anche costruire ad hoc l'identità di Bruce Wayne, alias il miliardario playboy superficiale e viziato dietro il quale nascondere l'eroe. Il gioco di personaggi-matrioska, di ribaltamenti di ruolo  colpi di scena a scatole cinesi che caratterizza il primo capitolo della saga parte, dunque, proprio dall'anima scissa del suo eroe, per edificare un film-puzzle, montato su maschere, flashback e rivelazioni che cambiano il senso della visione.

  • Curiosità - An Englishman in Gotham

    La Gotham City di Batman Begins è un ibrido fra Chicago, Hong Kong e la Los Angeles di Blade Runner (indicato dal regista come ispirazione), ma gran parte delle location sono state ricostruite nella patria di Nolan, in Inghilterra: dalla Batcaverna edificata negli Shepperton Studios alle aule di tribunale ricreate nell’Università di Londra. D’altronde, pure se in ruoli di americani, sono britannici (Christian Bale, Gary Oldman, Michael Caine, Tom Wilkinson) o irlandesi (Liam Neeson, Cillian Murphy) quasi tutti i membri del cast.

    Ilaria Feole

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Ilaria Feole

Ilaria Feole è nata nell’anno di Il grande freddo, Il ritorno dello Jedi e Monty Python – Il senso della vita e tutto quello che sa l’ha imparato da questi tre film. Scrive di cinema e televisione per Film Tv e  Spietati.it. È autrice della monografia Wes Anderson - Genitori, figli e altri animali edita da Bietti Heterotopia.


Ilaria Feole

Ilaria Feole è nata nell’anno di Il grande freddo, Il ritorno dello Jedi e Monty Python – Il senso della vita e tutto quello che sa l’ha imparato da questi tre film. Scrive di cinema e televisione per Film Tv e  Spietati.it. È autrice della monografia Wes Anderson - Genitori, figli e altri animali edita da Bietti Heterotopia.

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