Film Review - Il cavaliere oscuro

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Pier Maria Bocchi dice che Velluto nero è il film da salvare oggi in TV.
Su IRIS alle ore 03:50.

Quanto vale l’altra metà del cielo, sul grande schermo? Quanto potere hanno le registe e le maestranze al femminile a Hollywood? Uno sguardo alle cifre e ai nomi, resistenti o emergenti, del gentil sesso al cinema.

Tempi duri per i grandi della nuova Hollywood. Quando essere un autore di culto tipo Brian De Palma non basta come garanzia per partire con una nuova produzione. Un'analisi di Giulia D'Agnolo Vallan.

Film di culto, pilastro della storia del cinema, capolavoro assoluto. E... Mel Gibson si prepara a rifarlo. Con un ricco cast, come vi raccontiamo nella prossima newsletter. Rileggiamo le parole di Gianni Amelio.

Arriva il 31 maggio su Prime Video una delle nuove serie più attese dell'anno. Si chiama Good Omens, ed è tratta dal romanzo di Neil Gaiman e Terry Pratchett Buona Apocalisse a tutti! Impossibile non ripensare a American Gods , egualmente tratta da un romanzo dello scrittore inglese.

Tra i film che abbiamo già visto dell'edizione 2019 del Festival di Cannes c'è La Gomera di Corneliu Porumboiu, che non ci ha convinto. Vi invitiamo a confrontare le parole di Roberto Manassero con quelle di Sangiorgio, che con questa recensione, qualche anno fa, nella rubrica Scanners, presentava quest'autore della Nuova onda rumena.

La citazione

«sarà mica la maniera di lavorare… non si lavora così dai… ogni lavoro anche il più banale necessita di un minimo di regia»

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Andrea Bellavita

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Servizio pubblicato su FilmTv 01/2015

Film Review - Il cavaliere oscuro


Difficile isolare uno dei tre Batman da una trilogia/tragedia così completa e coerente (al di là di ogni disputa critico-qualitativa) sotto il profilo autoriale. Trilogia che, nel bene e nel male, ha lasciato un segno importante: ha ritemprato il genere “blockbuster d'autore”, permeato a lungo le chiacchiere cinefile - quanto le autoritarie e imperanti dispute da stadio/social -, figliato cattivi epigoni, scenari roboanti, trailer insopportabili, apocalissi d'accatto per eroi o post-eroi dall'anima infranta e dai nemici iracondi.

Difficile isolare uno dei tre Batman da una trilogia/tragedia così completa e coerente (al di là di ogni disputa critico-qualitativa) sotto il profilo autoriale. Trilogia che, nel bene e nel male, ha lasciato un segno importante: ha ritemprato il genere “blockbuster d'autore”, permeato a lungo le chiacchiere cinefile - quanto le autoritarie e imperanti dispute da stadio/social -, figliato cattivi epigoni, scenari roboanti, trailer insopportabili, apocalissi d'accatto per eroi o post-eroi dall'anima infranta e dai nemici iracondi. Il tentativo di analisi scorporata, quasi impossibile per il terzo film, ha maggiore legittimità per II Cavaliere oscuro, opera che aspira alla grandezza, ma smarrisce l’usuale solidità dell’impianto narrativo dei fratelli Nolan, a favore di una serie di frammenti contenutisticamente autosufficienti. Stesso discorso per la dimensione visiva: se l’intro in IMAX è realmente un’importante vetta di cinema del terzo millennio, e alcune sequenze rifiutano l’indifferenza, la generale imponenza estetica (ormai cifra indissolubile del suo cinema) ha sempre qualcosa di compassato, e di eccessivamente gigantesco. Il ritmo è altalenante, sacrificato a certe lungaggini e a una parte finale troppo estesa e sfilacciata (servono davvero 152 minuti per raccontare questo Batman sofferto e vendicativo, questo Joker realmente grandioso e mirabolante, questo Due facce così didascalico?); soprattutto paga il prezzo delle ossessioni di Nolan, che si incaponisce a spiegare cose che a lui stesso continuano a sfuggire. L’amore in primis. L’eterno tema morale del noir. Infine, il doppio e le sue manifestazioni interiori ed esteriori. La maschera, ovviamente. Che è la dimensione univoca della nemesi Joker, mentre cela malamente l’identità del salvatore di Gotham, sul quale la sceneggiatura opera la definitiva dissoluzione. Bruce Wayne è semplicemente un uomo incapace di mettere insieme i cocci di se stesso; uno che imbastisce grandi feste, costruisce, sperpera e non si dà tregua. Un uomo annoiato, spocchioso e impenitente, incapace di fare i conti con il suo passato, emotivamente disfunzionale. Sopraffatto dalla sua mania di grandezza, sottomesso alla necessità di essere eroe, ma messo a nudo dalle trame lucidamente folli del suo antagonista, che lo incoraggia al caos, alla follia; a un’idea della vita e delle cose che non gli è così dissimile (il doppio, appunto). Sta qui la forza umanista e quindi tragica del Batman di Nolan, non nei gadget, nella coltre che avvolge Gotham o negli scontri animati dal subwoofer e dalle musiche ossessive di Hans Zimmer. Il Cavaliere oscuro è un film disorganico, che funziona a singhiozzo, ma è un’opera che riesce a raccontare l’oggi, la paura, l’incubo del terrorismo e la metropoli attraverso gli struggimenti di un uomo a cui hanno “imposto” di proteggere la sua città. E qui Nolan vince la sua sfida. Con buona pace di chi «ma Batman non è questo, lo hanno stravolto, ne hanno forzato il carattere, sottomesso le caratteristiche al volere del regista». Si chiama cinema e racconta di noi. Prendere o lasciare.

  • Curiosità - Chiuso in un motel

    La successiva morte dell’attore e il grande lavoro svolto sul ruolo hanno fatto del Joker di Heath Ledger una delle figure più riuscite della storia del cinema tratto dai comics. Per dar vita al suo alter ego, Ledger si rinchiuse nella camera di un motel per sei settimane sviluppando tutte le caratteristiche del suo personaggio, compreso i tic, la voce e il sadico ghigno. Il look invece è un mix tra quello del bassista maledetto dei Sex Pistols, Sid Vicious, e il drugo interpretato da Malcolm McDowell in Arancia meccanica.

    Adriano Aiello

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Adriano Aiello

Scrivo. Di cinema, cibo, vino e stanchezza esistenziale in metropolitana. Sarei potuto essere un intellettuale, ma fortunatamente nel 1993 uscì la prima edizione di Championship Manager. Sono tra i 7 più grandi giocatori della storia di Risiko.

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