MACCARTISTA - Intervista a Paul McCartney

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La citazione

«Il cinema è come un uomo a cavallo che arriva in una cittadina del West, e noi non sappiamo niente di lui. (Jean-Claude Carrière)»

scelta da
Marianna Cappi

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Servizio pubblicato su FilmTv 42/2013

MACCARTISTA - Intervista a Paul McCartney


In occasione dell'uscita dell'album New, dalla copertina al neon, l'ex Beatle ha illustrato a John Vignola i temi di un percorso creativo complesso eppure lineare, rispettoso delle regole del pop ma ancora capace di innovare. Parla di sé, Sir Paul, del passato, dei classici come Love Me Do, della propria musica oggi e di quando ancora girava insieme agli altri tre.

«Paul McCartney non è un museo vivente!»...
...sbotta uno dei musicisti più famosi del mondo del rock, quando gli si chiede conto del suo nuovo cd; a lui in realtà piacerebbe «essere ascoltato senza attenzioni particolari, solo se le mie nuove canzoni valgono davvero». Gusto del paradosso, o semplice amore per la musica? In ogni caso, New (Concord Music/Universal) arriva in questi giorni nei negozi, a sei anni da Memory Almost Full, il suo ultimo disco con pezzi totalmente originali (Kisses on the Bottom, circa un anno fa, raccoglieva per lo più standard degli anni 30 e 40 americani): se non è una sorpresa, - e sarebbe stato comunque impossibile - è almeno una radiosa testimonianza di grande curiosità artistica, messa assieme da un settantunenne che ha visto e sentito tutto quello che si doveva, nell’ambito del pop, e ancora, come dice lui, ha «voglia di fare qualche scoperta, di dimenticarsi di ciò che è stato, di ritrovare gli occhi del bambino». L’album è anche un pretesto per affrontare con il diretto interessato un po’ di questioni retrospettive: un ritratto in movimento di uno dei migliori songwriter di sempre, attraverso una serie di temi ricorrenti.

NEW
«Il mio nuovo disco non ha una direzione precisa; ne ha moltissime, a partire dalla produzione, che ho condiviso con altre persone, dagli studi di registrazione, dalle parole che ho usato, dal modo in cui ho pensato ogni singolo brano. Se gli ultimi album facevano i conti con il mio passato, qui ci sono molte istantanee, scattate fra ieri e oggi. Ieri c’era Paul, a diciott’anni, che andava a lavorare come chiunque altro (On My Way to Work), oggi c’è un nuovo amore, una spiritualità (Hosanna) che da diciottenne non avrei mai immaginato. Ho smesso di vedermi come una sola persona, mi immagino come una moltitudine, per citare qualcosa di alto. L’unico limite che mi sono dato è stato quello del linguaggio: rimanere su canzoni che avessero un inizio e una fine, che potessero sembrare classiche, magari, e poi minarne le fondamenta. È stato divertente. Qualche mese fa ho portato un demo a una festa di amici, ho fatto sentire i pezzi meno immediati e nessuno ha pensato che fossero i miei. Un episodio dedicato a chi pensa che il suono alla McCartney sia riconoscibilissimo, magari prevedibile».

RICORDI
«A una certa età, finisci per convivere con i ricordi, per accettarli. Magari prima li volevi distruggere; poi, in un certo momento, diventano preziosi, come fossero àncore che ti rendono più comprensibile la vita. Col tempo, ho capito di aver scritto Yesterday per mia madre, che era morta cinque o sei anni prima; col tempo, ho capito che John Lennon è stato uno dei miei migliori amici; col tempo, ho realizzato che insieme abbiamo vissuto una storia che è stata anche quella di tanti altri giovani, che forse abbiamo reso migliori. Mica male. Mi dà invece un po’ di fastidio che qualcuno ricostruisca la mia vita, o quella dei Beatles, inventando i fatti, o, peggio ancora, tradendo i nostri veri caratteri. Il ritratto di un John Lennon a tutti i costi irascibile e di una zia Mimi molto dura con lui è una stupidaggine. Gli alti motivi (amore per il rock’n’roll, senso dell’avventura) per cui avremmo formato un gruppo, quando eravamo ragazzi, offuscano la vera ragione: volevamo soldi e donne, come tutti i giovani di sempre, e li volevamo in fretta. Poi è arrivato il resto, ed è stato bellissimo».

ANNIVERSARI
«Raramente ricordo con esattezza l’uscita di un mio disco o un anniversario da celebrare. Faccio fatica a collocare Love Me Do nel tempo; ci pensano gli altri, e va bene così. Gli anniversari, soprattutto quelli della scomparsa delle persone care, per me sono penosissimi. Li rendo innocui con una canzone, con qualche idea creativa che riesce ogni volta a risanarmi. Scrivere aiuta a vivere. Sempre».

CANZONI
«Alla chi mi chiedeva quali fossero le migliori canzoni del pop, una volta, ho risposto “le mie”. Volevo essere ironico, dico la verità, perché al momento non mi veniva in mente un pezzo memorabile di qualcun altro. Era un periodo di grande povertà creativa, intorno a me, e pensavo costantemente a come i Beatles fossero il contrario di quello che mi girava intorno. Quindi fu una risposta polemica, rispetto ai “bei vecchi tempi”, anche se confesso che alcune cose che ho scritto mi piacciono davvero tanto: mi rendono orgoglioso del lavoro che faccio e non mi sembra proprio un male. Il resto, ovvero la notorietà, il denaro, i litigi, scompaiono di fronte a questo sentimento: dopo i Beatles ci sono stato io, ci sono stati i Wings e sono successe altre vicende artistiche che ricordo con molto piacere e con quasi nessun risentimento, New compreso».

 

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