Colpi al cuore

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Giulio Sangiorgio dice che Io e te è il film da salvare oggi in TV.
Su IRIS alle ore 03:00.

Cinema e potere, un rapporto intricato e complesso. Ve ne parliamo su FilmTv n° 50 in uno speciale. Qui trovate la recensione della prima stagione di The Crown​, una delle serie citate nello speciale.

Questo articolo è stato scritto dopo la strage al Bataclan di Parigi, nel novembre 2015. Lo riproponiamo dedicandolo a Johnny Hallyday, scomparso il 6 dicembre scorso a 74 anni, e alla sua idea di rock...

Sarà proiettata al #TFF35 la serie d'autore Tokyo Vampire Hotel , ma Sion Sono è un habitué della rubrica Scanners. Vi proponiamo Himizu e vi consigliamo di scoprire tutti gli altri inediti.

Mentre Sky Atlantic HD trasmette la terza stagione di Gomorra - La serie, riproponiamo la riflessione che il giornalista-scrittore fece in esclusiva per Film TV sull’importanza di una fiction televisiva che a trent'anni dalla prima Piovra ha di nuovo il coraggio di raccontare la criminalità organizzata. Un “sistema” che anche il suo libro ZeroZeroZero, a sua volta destinato a ispirare un'altra serie tv diretta da Stefano Sollima, ha saputo descrivere nei suoi connotati transnazionali.

Visconti e il lato positivo della censura, ovvero quando Gianni Amelio vide per la prima volta Rocco e i suoi fratelli .

La citazione

«Quando la leggenda diventa realtà, si stampi la leggenda (John Ford)»

scelta da
Emanuela Martini

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Servizio pubblicato su FilmTv 16/2012

Colpi al cuore


Non poteva finire che così. Dopo tanti anni e tanti film a raccontare figure paterne, reali e putative, Gianni Amelio con Il primo uomo incontra finalmente una madre. La sua presenza fisica, concreta, quasi religiosa, anziana (Catherine Sola) e giovane (Maya Sansa). Una scorciatoia la nostra, perché il film è (anche) altro. Segue il ritorno in senso tragico (nostos) di un “esule”, il Cormery dell’omonimo romanzo incompiuto di Albert Camus a cui il film si ispira.

Non poteva finire che così. Dopo tanti anni e tanti film a raccontare figure paterne, reali e putative, Gianni Amelio con Il primo uomo incontra finalmente una madre. La sua presenza fisica, concreta, quasi religiosa, anziana (Catherine Sola) e giovane (Maya Sansa). Una scorciatoia la nostra, perché il film è (anche) altro. Segue il ritorno in senso tragico (nostos) di un “esule”, il Cormery dell’omonimo romanzo incompiuto di Albert Camus a cui il film si ispira. Ritorno in patria, l’Algeria sconvolta dalla violenza della lotta per l’indipendenza dalla Francia. Cormery ricorda, e noi lo rivediamo ragazzino in quella terra assolata dove libertà e felicità sono idee semplici. Il primo uomo è anche l’ultimo, senza soluzione di continuità che non sia nel mutamento dei corpi e dei luoghi. Un’intuizione esistenzialista propria da sempre del cinema di Amelio. Da qui il rapporto tra le generazioni, tra i personaggi com’erano, come sono e come saranno, in una dialettica poetica dove però, al di là delle apparenze (e in questo senso Il primo uomo funziona come chiusura di un cerchio) le figure femminili hanno una predominanza totale, e sono madri anche se non sempre alla lettera. Non necessariamente presenze positive (la mamma di Rosetta la fa prostituire in Il ladro di bambini), ma certo più resistenti al manifestarsi della Storia. Di fronte all’urgenza della maternità Laura Morante, in Colpire al cuore, sembra sapersi defilare dalla violenza politica; davanti all’impossibilità di un altro viaggio lontano dall’istituto, Rosetta in Il ladro di bambini si fa carico del dolore del fratello più piccolo, e nell’ultima scena, seppure di spalle, lo accudisce come una mamma. In La stella che non c’è Liu Hua, madre inattesa, si scoprirà guida dell’italiano Sergio Castellitto attraverso un paesaggio che è prima fisico e poi mentale. Mentre a Charlotte Rampling in Le chiavi di casa basterà un’occhiata per capire che Kim Rossi Stuart è il padre di Andrea, perché lo tocca timoroso, impacciato... L’insicurezza e l’incomunicabilità (anche al tatto) dei padri, e pure dei fratelli. Non ci sono dubbi che “davanti” alle donne quello di Amelio sia un cinema di uomini. Anche solo amici come Ettore ed Enrico, ragazzi di Via Panisperna; ma più spesso legati dal sangue, come i padri e i figli di Colpire al cuore e Le chiavi di casa, o i fratelli di Così ridevano. Non ci si allontana troppo dalla tradizione culturale italiana, quella del patriarcato arcaico (al Sud ma non solo) o del paternalismo “ideologico” (il fascismo di Porte aperte), rielaborata però con occhi nuovi. Non politici, non sociologici, non neorealisti. I personaggi di Amelio non sono mai proiezioni statistiche, “tipi”, sono troppo carnali per non essere esemplari nella loro unicità. E tuttavia appartengono al loro contesto e al loro tempo, con i quali fanno i conti. L’Italia degli Anni di Piombo (Colpire al cuore), quella del surrogato del Miracolo Economico (Lamerica) e quella del suo contraltare dismesso (La stella che non c’è), fino allo scenario più ampio e significativo, dal quale simbolicamente veniamo: l’Italia con le valigie di cartone di Così ridevano. Titolo cruciale nella filmografia dell’autore, da noi mai troppo amato. Dopo tanti anni, in occasione di questo articolo, abbiamo concretamente cercato di capire perché, rivedendolo su un vecchio vhs. Scopriamo che le asperità del film sono tutte negli occhi di chi guarda. Una sorta di resistenza al romanzo ellittico, quando avremmo voluto lo scarto temporale riempito da un flusso narrativo diverso. All’immaginario dell’autore abbiamo sostituito un fantasma del tutto personale: quello del melodramma conclamato e non solo simbolico. Cercavamo una versione maschile e sudata di Che fine ha fatto Baby Jane?, per la ferocia magari inconsapevole (ma non per questo meno dolorosa) di un fratello sull’altro, e così abbiamo rifiutato l’idea di un Rocco e i suoi fratelli raccontato con sguardo fassbinderiano. Oggi, (ri)visto da quest’ottica, Così ridevano appare un capitolo gigantesco, e forse irripetibile, del cinema italiano.

Filmografia completa di Gianni Amelio

A cura di Mauro Gervasini

  • La fine del gioco

    Il regista Ugo Gregoretti vuole raccontare la storia di un ragazzino in riformatorio, ma questo scappa. Splendido esordio “truffautiano” di Amelio che restituisce all’adolescente inquieto un punto di vista. Produzione Rai per la serie Film Sperimentali per la Tv.

  • La città del sole

    Amelio, laureato in filosofia, omaggia l’opera di Campanella con una riduzione cinematografica (nonostante sia un prodotto Rai) molto interessante che anticipa Lamerica: iconografia austera, antispettacolarità narrativa ma grande respiro visivo, con dolly e carrelli. Come Platone filmato da DeMille.

  • Bertolucci secondo il cinema

    Documentario in 16 mm realizzato dal regista sul set di Novecento di Bernardo Bertolucci, trasmesso dalla Rai nel febbraio del 1976 e recentemente restaurato dal Museo Nazionale del Cinema di Torino. Oltre alle scene di lavorazione, Amelio si concentra sulla figura iconica di Sterling Hayden, il mitico Johnny Guitar, e carpisce il senso di Bernardo per il cinema.

  • Effetti speciali

    Rara incursione nel thriller cinefilo, sempre realizzata per il piccolo schermo e in bianco e nero. Storia del rapporto particolare tra un anziano regista di horror e un “seguace”, è un film popolato da inquietanti presenze (da Laura Betti ad Angela Goodwin).

  • La morte al lavoro

    Ossessionato da una donna che scompare, l’affittuario di un appartamento segue il medesimo destino di chi l’ha preceduto tra quelle mura. L’inquilino del terzo piano secondo Amelio è fin dal titolo un grande omaggio al cinema e al suo mistero.

  • Il piccolo Archimede

    Un intellettuale inglese (John Steiner, il primo assassino di Tenebre) scopre tra i figli dei contadini un bambino prodigio e cerca di aiutarlo. Ma incombe una megera (Laura Betti). Girata per Rai2 e con un cast davvero eccellente, è opera di straordinaria asciuttezza.

  • Colpire al cuore

    Un 15enne intuisce che il padre docente universitario copre e protegge una coppia di studenti passati alla lotta armata. Che in Colpire al cuore un figlio adolescente denunci il padre è una deduzione, perché l’atto delatorio non è né detto né mostrato. Qui sta la grandezza di un film che chiede allo spettatore di mettersi in gioco, scegliendo la propria prospettiva sulle cose.

  • I velieri

    Tratto dal racconto omonimo di Anna Banti, per la serie 10 Scrittori Italiani, 10 Registi Italiani. Molto prima di Mario Martone con Noi credevamo, Amelio riscopre un’autrice fondamentale della nostra letteratura, completamente ignorata non solo dai testi scolastici ma anche dall’editoria, essendo molti dei suoi libri introvabili.

  • I ragazzi di via Panisperna

    L’amicizia sincera ma non sempre facile tra Enrico Fermi ed Ettore Majorana. Solo che Amelio, contro il volere di tutti, sceneggiatori e produttori Rai, toglie i cognomi “pesanti” e lascia, scarnificati nei sentimenti, soltanto Enrico ed Ettore. Come poi in Porte aperte, la Storia si riduce ai minimi termini, quelli degli uomini e delle donne (grande Virna Lisi!) con il loro nome e la loro anima. Successo popolare (versione Tv di 180’) con oltre 6 milioni di telespettatori. 

  • Porte aperte

    Nella Palermo fascista un magistrato (Volonté) riesce a far commutare in ergastolo la condanna a morte di un assassino (Fantastichini). Da Leonardo Sciascia, un film commissionato ad Amelio dal produttore Angelo Rizzoli. Pur senza tradire il libro, da politica (l’antifascismo) e civile la storia si fa più intima, la complicità umana più urgente della riflessione sui delitti e sulle pene.  

  • Il ladro di bambini

    Un giovane carabiniere (Lo Verso) deve scortare da Nord a Sud un fratello e una sorella minorenni. Lei fatta prostituire dalla madre, lui in cerca di un punto di riferimento. Il più desichiano dei film di Amelio è anche un successo di pubblico (oltre 10 miliardi di lire incassati in Italia, ma esce in tutto il mondo). Gran Premio della Giuria al Festival di Cannes.

  • Lamerica

    Imprenditore senza scrupoli (Lo Verso) incontra un vecchio italiano “dimenticato” in Albania dai tempi dell’“Impero” e che gli serve da prestanome. Il loro viaggio verso le coste italiane si trasforma in una odissea. Il capolavoro del regista è un film epico che torna alle radici antropologiche della nostra Storia (l’Albania degli anni 90 come l’Italia del Dopoguerra) con respiro quasi hollywoodiano. Osella per la Miglior Regia alla Mostra di Venezia.

  • Così ridevano

    Due fratelli calabresi migranti a Torino negli anni che vanno dal 1958 al 1964. Speranze, affetti, sotterfugi, tradimenti, ricongiunzioni e ripartenze. Gelido mélo con le luci antinaturalistiche di Luca Bigazzi. Chi lo ama e chi lo detesta: Fofi e Carabba dopo la proiezione veneziana vengono quasi alle mani, entrambi spettatori di un film che si sbrana, ma non può lasciare indifferenti. Strameritato Leone d’oro.

  • Alfabeto italiano: Poveri noi

    Da un progetto di Giovanni Minoli, Beppe Attene e Beppe Sangiorgi, una serie Tv che attraverso i materiali delle Teche Rai ricostruisce per temi vicende della Storia Italiana contemporanea, diffuse prima dalla televisione e poi archiviate. Amelio si occupa dell’episodio Poveri noi. Tra gli altri registi coinvolti, Marco Bellocchio, Silvano Agosti, Giuseppe Bertolucci e Marco Tullio Giordana.

  • La Terra è fatta così

    Documentario realizzato in Irpinia a vent’anni dal terremoto. Il titolo si riferisce alla frase fatalista di una signora irpina («il terremoto accade, la terra è fatta così») ma Amelio, mostrando impietoso le rovine e gli scempi della ricostruzione, dimostra come la devastazione di un territorio non sia stata solo “sfiga”.

  • Le chiavi di casa

    Kim Rossi Stuart accompagna il figlio disabile e abbandonato alla sua nascita verso Berlino, dove lo aspetta una casa di cura. Ispirato al libro Nati due volte di Giuseppe Pontiggia, la storia ancora una volta intima di una paternità ingombrante che si rivela ineludibile stato dell’essere. Grande cast e ottimi riscontri in sala.

  • La stella che non c'è

    Il tecnico industriale Castellitto parte per la Cina per avvisare che un pezzo della sua fabbrica dismessa è difettoso. Liberamente ispirato a La dismissione di Ermanno Rea, è in realtà un viaggio ancora una volta tutto interiore. Chiaro il riferimento ad Antonioni per il film più astratto, e più sottovalutato, del cineasta calabrese. 

  • Il primo uomo

    Jean Cormery torna nella sua patria d’origine, l’Algeria, per incontrare l’anziana madre. È un idealista che ancora crede alla convivenza tra algerini arabi e francesi, e intanto rivive la propria giovinezza difficile per la morte del padre, scomparso in guerra, per l’estrema povertà e per il ruolo centrale dell’arcigna nonna. Tratto dal romanzo incompiuto di Albert Camus, il cui manoscritto venne ritrovato nella macchina con cui fece l’incidente fatale, il 4 gennaio 1960. Il primo uomo è stato presentato al Festival di Toronto 2011 dove ha vinto il Premio della Critica.

Articolo inserito in Speciale Gianni Amelio

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