Ai margini della città

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Maria Sole Colombo dice che Zanna Bianca è il film da salvare oggi in TV.
Su RaiMovie alle ore 17:00.

Parigi brucia. Bruciano centri del potere economico e politico. Bruciano simboli della Storia. Tutti insieme. Contemporaneamente. I primi minuti di Nocturama sono la complessa coreografia degli attentati, il pedinamento dei terroristi, il balletto preparatorio di giovani d’ogni classe ed etnia e di un’unica nazione. La Francia. Nei minuti prima del fuoco, il tempo non scorre linearmente: le ore sono scritte dalle sovraimpressioni. L’ambiente principale è un non-luogo: la metropolitana.

Scoprire che Umberto Lenzi ha scritto per FilmTv. Lo avreste mai pensato?

Chicago, Nairobi, Seul, Londra, Città del Messico, San Francisco, Berlino, Mumbai. Sono otto, sono collegati. Da recuperare senza porsi domande.

Nel 2010 usciva nelle sale Saw 3D, sottotitolo "Il capitolo finale". Il prossimo 31 ottobre, giusto per festeggiare degnamente Halloween, sarà distribuito Saw: Legacy , a dimostrazione che di "finale", in verità, non c'era nulla. La saga di Jigsaw continua, la ripercorriamo a ritroso in attesa del nuovo film...

C'è tutto un cinema che non passa per le sale ma che merita di essere visto, sostenuto, cercato. Due libri per voi che sono anche due inviti a guardare oltre.

La citazione

«Se una rana avesse le ali non sbatterebbe tante volte il culo per terra (John McCabe)»

scelta da
Emanuela Martini

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Servizio pubblicato su FilmTv 46/2010

Ai margini della città


In occasione della pubblicazione il 16 novembre 2010 del box set The Promise: The Darkness On The Edge of Town Story di Bruce Springsteen, contenente il docurock di Thom Zimny, abbiamo ripercorso la storia di quello che tra brani inediti, cause legali e collaborazioni eccellenti resta il più drammatico e memorabile disco del Boss.

Settembre 1975. Viene pubblicato Born to Run, terzo album di Bruce Springsteen, quello che finalmente spacca dopo oltre un lustro di durissima gavetta. Il successo non è ancora planetario come successivamente per Born in the Usa (1984), ma in molti si accorgono che una nuova pagina di mitologia musicale americana, dopo Highwyay 61 Revisited di Bob Dylan e Pet Sounds dei Beach Boys, è stata scritta. Le due principali riviste Usa, “Time” e “Newsweek”, dedicano la cover al cantante. Nasce ufficialmente il Boss. La celebrità non è un pranzo di gala. Per registrare solo il brano che dà il titolo al disco si sono versate lacrime e sangue. «Per incidere una canzone ci vogliono tre ore. Se ci metti sei mesi, qualcosa non va» spiega ridendo Steven Lento, alias Steve Van Zandt (è il cognome del patrigno), all’epoca dei fatti non ancora ufficialmente nella E Street Band nonostante l’apporto risolutivo come arrangiatore della sezione fiati di Tenth Aveneu Freeze-Out. Presi per sfinimento, il batterista Boom Carter e il tastierista David Sancious, quest’ultimo E streeter della prima ora, se ne vanno. Soprattutto, Bruce litiga con il produttore e manager Mike Appel, che mai aveva digerito l’ingresso nello staff del critico di “Rolling Stone” Jon Landau. Landau è l’uomo che dopo un concerto a Cambridge, Massachussets, del 9 maggio 1974 aveva scritto il famoso slogan: «Ho visto il futuro del rock’n’roll e il suo nome è Bruce Springsteen». Soprattutto, è il manager produttore che al Boss spalanca un mondo. Gli fa leggere Flannery O’Connor («Da ragazzo conoscevo bene solo Il padrino di Mario Puzo» ammette Bruce) e vedere un sacco di film, modificando la sua prospettiva culturale. Ma Appel fa causa alla baracca e inchioda tutti a una estenuante odissea giudiziaria. I musicisti, scoraggiati anche da un punto di vista umano (Mike era comunque “uno di loro”), esorcizzano lo stato d’animo lavorando come pazzi per dieci mesi, dall’agosto 1976 al maggio 1977, incidendo in tre fasi diverse una settantina di brani, il materiale che è alla base del quarto album di Springsteen. Il 28 maggio 1977 Appel accetta un concordato amichevole e risolve l’impasse, e nel giugno 1978, dopo una gestazione articolata e difficile, viene pubblicato Darkness on the Edge of Town. Nel film Wings for Wheels di Thom Zimny, regista e storico, autore anche di The Promise. The Making of Darkness on the Edge of Town presentato recentemente al Festival di Roma nella sezione L’Altro Cinema/Extra, Bruce dice di Born to Run: «Ho scritto il disco a 24 anni, racchiude tutto il romanticismo che può esprimere un ragazzo di quell’età, il senso dell’avventura, la certezza che una terra promessa esista e che valga la pena lottare per raggiungerla […]. È una specie di B movie composto da otto canzoni, otto storie che potrebbero essere tutte ambientate in un’unica, lunga, notte d’estate». A distanza di tre anni, Darkness on the Edge of Town racconta quello che accade risvegliandosi dopo quella lunga notte d’estate. «Johnny lavora in fabbrica, Billy invece giù in centro, Terry suona con una rock’n’roll band e cerca il sound che vale un milione di dollari. Io ho un lavoro giù a Darlington, ma certe notti non ci vado... Vado al drive in, invece. Ho inseguito il sogno proprio come fanno quei tizi sullo schermo. Ho guidato una Challenger lungo la Route 9, e quando la promessa si è rotta, sono morte anche un po’ delle mie illusioni...». È l’attacco, devastante, di The Promise, la canzone che dà il titolo al box set di Darkness e al film di Zimny. Una canzone clamorosamente non inserita nell’album finale («Non ce la facevo, mi rappresentava troppo» spiega Bruce) che ben descrive i toni, l’atmosfera, persino i suoni. Il protagonista è costretto a venderla, la sua Challenger, perché non ha soldi. Era la macchina con la quale nel disco precedente sfidava la Thunder Road del sogno, allora altrove possibile, ora altrove perduto. In Born to Run il viaggio si affrontava in due: una volta Terry, amico nascosto nelle backstreets, un’altra volta Wendy, dolce amante con la quale sopportare la tristezza. In Darkness si è soli. «Nella stanza di Candy ci sono le foto dei suoi eroi attaccati alle pareti» e pare che sia tutto, non c’è nessun altro in Candy’s Room, quarto brano dell’album; o forse, al contrario, c’è un sacco di gente che le fa dei regali. E si aspetta il proprio turno per entrare. La solitudine dei paesaggi urbani che danno il titolo al disco, fotografie in bianco e nero che catturano un mondo operaio stanco, disilluso, con gli occhi stropicciati per le levatacce o la testa che rimbomba per il troppo whisky bevuto la notte precedente. Se Born to Run racconta l’America che sta “dietro”, quella del Sogno, Darkness on the Edge of Town si concentra sulla realtà che sta “dentro”. Ci si può identificare con lo sguardo di un uomo che a (soli) 28 anni scrive del suo amore avventuroso per una fanciulla sedotta tra lamiere veloci, vista poco dopo, però, sotto una luce diversa. «Adesso ci sono lacrime nei suoi occhi, e di notte piange finché non si addormenta. Quando torno a casa nel buio, sussurra da lontano “Amore, è andato tutto bene?”» (Racing in the Street). Ma ascoltando il disco a quarant’anni, è con il punto di vista di suo padre, di “un” padre, che ci si identifica. L’uomo che all’alba si alza prima che suoni la sirena della fabbrica, scende dal letto, si veste e se ne va in silenzio. «Attraverso le dimore della paura e del dolore, guardo mio padre mentre varca i cancelli della fabbrica, quando piove» (Factory). Proiettili di poetica dura raccontati attraverso una musica diversa, più cupa. Born to Run era il Wall of Sound di Phil Spector, Darkness on the Edge of Town, nonostante il massiccio intervento della E Street Band (sette musicisti al massimo dell’ispirazione), è rock scarno, essenziale, di una potenza rabbiosa e punk (Badlands, Prove It All Night o la sanguinaria Adam Raised a Cain: brani che dal vivo non lasciano superstiti) asciugato del romanticismo epico di Jungleland o Backstreets. Si corre, la Terra Promessa è ancora un panorama contemplato («Non sono più un ragazzo, sono un uomo. E credo nella Terra Promessa», The Promised Land), ma sembra sempre più un miraggio lontano.

Per tutto il servizio, si ringraziano Massimo Bruno, Giona A. Nazzaro e Luca Rea. Le traduzioni dei testi sono a cura dell’autore.

  • Darkness Box Set

    Lo special box The Promise: The Darkness on the Edge of Town Story (Sony) in vendita dal 16 novembre 2010 a circa 100 euro (130 con i Blu-ray), è una specie di vaso di Pandora ricolmo di prelibatezze. Tutte cose che danno assuefazione, quindi maneggiate con cura. Cd 1: la versione rimasterizzata originale dell’album pubblicato nel 1978. Cd 2 e 3: ventuno inediti registrati per Darknessma esclusi dall’edizione definitiva. Brani epocali come Fire, Because the Night, The Promise, Rendezvous o Talk to Me (quest’ultima “regalata” a Southside Johnny), conosciuti in mille versioni (live, dai bootleg) e ora presenti come furono pensati in origine. Dvd 1: The Promise: The Making of Darkness on the Edge of Town di Thom Zimny, la storia della genesi dell’album con interventi degli E streeter oggi e raro materiale d’epoca, registrato da Barry Rebo, allora un ragazzino, poi negli 80 tra gli inventori dell’HD (non è una battuta!). Le sue riprese in b/n non erano ancora in alta definizione, ma sono ugualmente fantastiche. Dvd 2: un concerto a Houston del 1978. Dvd 3: nel 2009, Bruce e la band eseguono dal vivo tutto Darkness, da Badlands alla title track, al Paramount Theatre di Asbury Park. L’intensità dell’esecuzione è incredibile. La macchina da presa gira e scopre platea e galleria... vuote. A proposito di questa registrazione, Springsteen ricorda come abbiano dovuto accelerare i tempi perché lui e un altro paio di musicisti erano attesi, a cena, dalle mogli! È pur sempre rock’n’roll...

    Mauro Gervasini
  • Perché la notte

    Tra gli outake contenuti in uno dei cd di inediti dello special box The Promise: The Darkness on the Edge of Town Story, c’è un brano tra i più noti della Storia del Rock: Because the Night. La sigla di Fuori orario di enrico ghezzi. Voce di Patti Smith sulle immagini eterne di L’Atalante di Jean Vigo. Dall’album di Bruce del 1978 sono escluse canzoni di bellezza rara, spesso concesse ad altri artisti. Ad esempio Fire, scritta in origine per Elvis Presley (!), diventa un successo delle Pointer Sisters. Anni dopo, Michael Jackson confesserà al Boss di aver conosciuto la sua musica solo attraverso quella versione. A conferma di come l’unico smacco della carriera di Bruce sia la scarsa considerazione nel mondo afroamericano, nonostante si consideri «figlio illegittimo di James Brown». Because the Night viene scritta per Darkness, ma il rocker non è convinto del suo testo confuso. Il mixerista e produttore Jimmy Iovine (si legge “aivine”), collaboratore anche di Patti, le propone la traccia musicale. Ecco cosa dice la musicista nel film The Promise di Zimny: «C’era ancora mio marito Fred “Sonic” Smith. Lui stava a Chicago e io a New York. A causa del fuso orario diverso, stavo sveglia tutta la notte ad aspettare che mi telefonasse. Ero molto innamorata di Fred e non vedevo l’ora di sentire la sua voce. Durante una di queste notti, aspettando la sua chiamata, ho preso in mano la cassetta che mi aveva dato Jimmy. L’ho ascoltata e mi ha subito colpito l’intensità della passione della musica, ho pensato che fosse la musica giusta per metterci il sentimento che provavo per Fred e l’ansia con cui aspettavo le sue telefonate. La notte appartiene agli amanti... Così ho scritto il testo». Bruce di rimando: «Sono estremamente grato a Patti per come ha aperto il suo cuore mettendo nella canzone i suoi sentimenti, rendendola quella che è diventata poi: una bellissima love song». Bruce e Patti suonano insieme per la prima volta Because the Night il 30 dicembre 1977, nel mitico CBGB’s di New York. 

    Mauro Gervasini

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