Cuore & Acciaio

facebook_0.png
twitter.png
vimeo.png
Instagram.png
Oggi Free
Mauro Gervasini dice che Alì è il film da salvare oggi in TV.
Su IRIS alle ore 21:00.

Il 29 giugno scorso è uscito negli Usa Soldado , di Stefano Sollima. In Italia uscirà a ottobre, intanto vi riproponiamo la locandina del film di cui Soldado è sequel, ossia Sicario di Denis Villeneuve.

La ricerca di riscatto di un mite toelettatore di cani, la discesa agli inferi di un ex pugile manesco. Il nuovo film del regista di Gomorra torna nella terra di nessuno delle fiabe dark. Premiato come migliore attore al Festival di Cannes il protagonista Marcello Fonte.

Il 18 maggio arriva su Netflix la seconda attesissima stagione di Tredici . Dove eravamo rimasti?

Esiste davvero gente che non ama la musica?

Christophe Honoré quest'anno è al Festival di Cannes con Plaire, aimer et courir vite , in gara anche per la Queer Palm. Vi riproponiamo uno degli Scanners a lui dedicati.

La citazione

«Alice Harford: I do love you and you know there is something very important we need to do as soon as possible. - Dr. Bill Harford: What's that? - Alice Harford: Fuck.»

scelta da
Fabrizio Tassi

cinerama
8027
servizi
2604
cineteca
2566
opinionisti
1669
locandine
984
serialminds
719
scanners
467
Servizio pubblicato su FilmTv 18/2013

Cuore & Acciaio


Viaggio nel fantasy atipico della serie HBO che dal 2011 infiamma i fan di tutto il mondo partendo dalle prime tre stagioni. Per prepararsi alla settima, un ripasso attraverso la voce di Lena Headey, la perfida regina Cersei Lannister...

L'INVERNO STA ARRIVANDO
Chiunque può essere ucciso. L’affermazione lapidaria esce dalla bocca di Arya Stark ed esplicita, in poche parole, l’assunto narrativo di Il trono di spade e, allo stesso tempo, la ragione del suo spropositato successo. Arya non è la protagonista della serie, perché Il trono di spade, di protagonisti, non ne ha. In compenso, possiede una mole incombente di casate (ognuna con i suoi colori, il suo motto e pure il suo stile d’abbigliamento), la mappa minuziosa di ben due continenti (l’occidentale Westeros, che assomiglia a un’Europa a forma di Gran Bretagna, e l’orientale Essos), lupi e draghi, linguaggi bizzarri, dosi generose di sesso e violenza e uno strano tempo meteorologico per cui le stagioni durano anni interi anziché pochi mesi. Quest’ultimo non è un dettaglio trascurabile: «L’inverno sta arrivando» è il tormentone della serie (oltre che il motto poco ottimista di casa Stark), metafora di un’umana guerra imminente e di un’altrettanto incombente invasione soprannaturale. Il grosso dell’azione si svolge nei Sette regni, una sorta d’impero federale d’ambientazione medievaleggiante che riunisce diversi stati, ognuno con il suo monarca, sotto un’unica corona.

CHI DI SPADA FERISCE...
La 1ª stagione, in partenza finalmente in chiaro su Rai4 giovedì 2 maggio alle 21.10 (il venerdì, in seconda serata, le repliche non censurate), ha un prologo genuinamente horror, ma subito l’occhio si sposta su intrighi di palazzo ben più prosaici. Il primo cavaliere del re Robert Baratheon è stato assassinato e il miglior amico del sovrano, Ned Stark, viene chiamato a prenderne il posto. La 3ª stagione, attesissima dai fan e in onda su Sky Cinema 1 Hd dal 10 maggio, si spalanca nel mezzo di una guerra sanguinosa, tra diversi pretendenti al trono di spade (uno scranno per nulla comodo, fatto di lame attorcigliate) e focolai di ribellione accesi in ogni angolo di Westeros. Fuori dai territori dei Sette regni, una principessa esiliata si considera la legittima erede, mentre a nord della Barriera, nel territorio delle nevi perenni, oscure presenze sono state risvegliate. Sarebbe un delitto raccontare oltre, perché Il trono di spade vive sì di scenari mozzafiato, scrittura coinvolgente, messa in scena accuratissima e scelte di casting straordinariamente azzeccate, ma, ancora di più, di colpi di scena improvvisi e di insospettabili ribaltamenti di fronte. Chiunque può essere ucciso, imparano, a proprie spese, la piccola Arya e lo spettatore, consegnati all’incertezza: le regole narrative che pretendono eroi invulnerabili non valgono, qui, e i personaggi di Il trono di spade si agitano in un mondo paradossalmente simile al nostro, dove una parola di troppo può costare caro. Dev’essere stata questa componente profondamente realistica a convincere la HBO ad avventurarsi nei territori, finora inesplorati, del genere fantastico, adattando Le cronache del ghiaccio e del fuoco, saga letteraria scritta da George R.R. Martin, un signore panciuto e barbuto che potrebbe benissimo essere un personaggio dei suoi stessi libri. Questo, e la quantità di sesso, violenza e temi scabrosi (dall’incesto all’infanticidio) per cui il network cable americano ha un debole (qualcuno ha detto True Blood?). Il ciclo letterario di Martin (recentemente ripubblicato da Mondadori, è in corso di completamento: gli ultimi due libri non sono ancora stati scritti, ma l’autore ha rivelato agli sceneggiatori David Benioff e D.B. Weiss il finale, in caso dovesse morire anzitempo!) è stato tradotto in più di 20 lingue e ha venduto milioni di copie in tutto il mondo, garantendo fin dall’inizio un’accanita fanbase a Il trono di spade.

LA FEBBRE DEL REGNO
Ma il lavoro di Benioff e Weiss non è stato una passeggiata: le vicende letterarie sono raccontate, in ogni capitolo, da un punto di vista diverso e pagina dopo pagina i personaggi e le linee narrative si moltiplicano esponenzialmente e si frantumano in un inferno per la scrittura televisiva. Per ora, i due sembrano cavarsela egregiamente, complici il budget consistente, la cura dei dettagli e le location sparpagliate tra Irlanda, Islanda, Malta e Marocco. E a giudicare dalla febbre che assale gli spettatori a ogni première di stagione, «chiunque può essere ucciso» vuol dire essenzialmente una cosa: dal momento che al gioco dei troni non esistono concorrenti privilegiati né vincitori predestinati, si può tifare per l’uno o per l’altro, come per la propria squadra del cuore.

  • Piccolo e grande schermo

    Se da un punto di vista tecnico Il trono di spade rende indistinguibile narrazione televisiva e cinema, non sono l’apparato visivo né la potenza produttiva a fare della serie HBO la cosa più eccitante degli anni 10 del nuovo secolo. Ancora una volta, come spesso accaduto nella serialità americana, a contare è la scrittura. Dimostrando una volta per tutte che i lavori di adattamento, in barba al mito dell’originale, rappresentano le odierne punte di eccellenza - come attestano serie quali Dexter, The Walking Dead e persino il nostro piccolo, ottimo In Treatment - il racconto di Il trono di spade possiede una struttura intelligente. Da una parte gioca su un montaggio alternato quasi scolastico, permettendo alla complessa materia romanzesca di scorrere su più binari narrativi con grande fluidità; dall’altra dilata tempi e personaggi in modo tale da offrire a ciascuno il tempo necessario ad affermarsi, raffinarsi e compiere le proprie azioni nella maniera più verosimile. Il motore che muove le componenti di questa macchina della scrittura è il registro epico. Soggiacente a quello antropologico - come in I Soprano e nelle altre serie HBO - il respiro epico dona potenza e fuoco alle cronache dei troni. Moltiplicando trame, nemici, pretendenti, spasimanti, guerrieri e politici dall’intrigo facile, Il trono di spade alimenta una narrazione infinita, tiene in gioco (appunto) il risiko dei singoli obiettivi, si compiace di infilare tra un complotto e l’altro perversi riferimenti alla politica americana. Inoltre, i realizzatori sanno gestire il fantastico con parsimonia, senza mai subordinare le intricate macchinazioni umane al potere del meraviglioso. La statura di Game of Thrones (titolo originale della serie) rischia a questo punto di incenerire il fiabesco del cinema. E se la delusione per Lo Hobbit. Un viaggio inaspettato 3D di Jackson, al di là delle schiaccianti aspettative disattese, provenisse in verità dal fatto che oggi c’è Il trono di spade a regnare sull’immaginario fantasy? 

    Roy Menarini
  • Donna & Regina - Intervista a Lena Headey

    Il maestoso adattamento di Le cronache del ghiaccio e del fuoco affresca guerre, intrighi e lotte intestine tra avide casate nobiliari, con una miriade di personaggi egoisti e ambiziosi, spaventati e spietati, come Cersei Lannister, madre iperprotettiva del sadico Joffrey. La regina è interpretata da Lena Headey, attrice britannica che attraversa una fase professionale iperattiva e spesso nel ruolo di atipica genitrice (la vedremo nell’horror thriller The Purge dal 1° agosto, nel soprannaturale Shadowhunters. Città di ossa dal 29 agosto e prossimamente nel fantasy Mariah Mundi and the Midas Box).

    Qual è l’aspetto più complesso del tuo ruolo?
    Capire l’ossessione di Cersei per i suoi figli, la sua incapacità di realizzare che il maggiore, Joffrey, è un mostro. Lei lo sa in certa misura, ma non sa offrirgli altro che indulgenza. Mentre giravo la 1ª stagione ero incinta e adesso che sono madre capisco: proteggere i figli diventa la cosa più importante. E per Cersei la famiglia è tutto.

    Qual è la scena che più rappresenta Cersei?
    Il dialogo “alcolico” con Sansa nella 2ª stagione. È la prima e unica volta che la si vede abbassare la guardia ed essere sincera, lei che nasconde sempre le sue emozioni. Da ubriaca lascia trasparire la sua solitudine e la sua amarezza. In vino veritas.

    Il cast è prevalentemente britannico.
    Sì, da Sean Bean a Charles Dance, ad Aidan Gillen: c’è sempre qualcuno con cui andare a bere la sera, soprattutto Sean è uno che apprezza un drink! Il rapporto più stretto però l’ho maturato con Peter Dinklage – durante le riprese viviamo insieme, ci mettiamo sotto la coperta come due nonne e ci recitiamo le battute - che interpreta mio fratello Tyrion, nonché il personaggio più intrigante della serie.

    Perché?
    Perché è ironico e in gamba, e Cersei lo odia e invidia a morte. Di primo acchito sembra che lo disprezzi perché è un nano e la loro madre è morta dandolo alla luce, ma lei detesta la sua schiettezza e invidia il fatto che lui, per quanto odiato dal padre, possa ambire al potere in quanto uomo. Cersei odia la sua condizione femminile, l’essere merce di scambio per creare nuovi legami di potere attraverso il matrimonio. La sua esistenza è un inferno di frustrazione, odio e vulnerabilità, la sua vita è dominata dalla paura, che cela dietro l’aggressività. È destinata a spezzarsi.

    Qual è l’aspetto più impegnativo dell’esperienza in Il trono di spade?
    La celebrità. Prima mi riconoscevano per aver interpretato Sarah Connor nella serie tratta da Terminator, ora mi scambiano per Cersei. Il mio personaggio, così manipolatrice e spietata, è una che risveglia forti sentimenti, e va a finire spesso che mi becco della stronza da qualche fan focoso. Ma ci sono anche quelli che amano Cersei, perché oggi i cattivi piacciono.

    Che aria tira sul set?
    Gelida! Molte scene si girano in Irlanda: a volte moriamo di freddo, ed è grottesco perché il regista ci intima di non lasciarci sfuggire l’alito che “fa la nuvoletta”, ma bisogna pur recitare le battute!

    Lorenza Negri

Articoli consigliati


Visioni dal fondo n° 07/2016» Visioni dal fondo (n° 07/2016)
Il trono di spade (S05)» Serial Minds (n° 24/2015)
Il trono di spade (S03-S04)» Serial Minds (n° 22/2014)
Il trono di spade (S01-S02)» Serial Minds (n° 23/2012)
Un uomo va alla guerra - Intervista a...» Interviste (n° 14/2015)
Il trono di spade (S06)» Serial Minds (n° 27/2016)
Simply the best 2016 - Le nostre...» Servizi (n° 51/2016)

FilmTv è una pubblicazione di Tiche Italia s.r.l. - p.iva 05037430963
Credits - Contatti
Privacy Policy