Shonda Rhimes parla di Netflix e della diversity

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Pier Maria Bocchi dice che Sesso, bugie e videotape è il film da salvare oggi in TV.
Su Cine Sony alle ore 23:00.

Torna in sala in versione restaurata Bande à part di Jean-Luc Godard. Riproponiamo il recente articolo di Mauro Gervasini + controlocandina di Rinaldo Censi.

Dopo l'editoriale di Ilaria Feole, la risposta di Pier Maria Bocchi. Parliamo dell' odierno femminile cinematografico ?

L'ampio servizio retrospettivo che dedicammo a Clint Eastwood in occasione dei suoi 80 anni... Il prossimo 31 maggio ne compirà 88 e intanto è di nuovo nelle sale - dall'8 febbraio - con Ore 15:17 - Attacco al treno

Su Netflix ora c'è The Bad Batch , che non ci ha convinto. È l'esordio di Ana Lily Amirpour che ci aveva folgorato.

Cinema e potere, un rapporto intricato e complesso. Ve ne parliamo su FilmTv n° 50 in uno speciale. Qui trovate la recensione della prima stagione di The Crown​, una delle serie citate nello speciale.

La citazione

«Il banco di prova di un'intelligenza di prim'ordine è la capacità di tenere due idee opposte in mente nello stesso tempo e, insieme, di conservare la capacità di funzionare (Francis Scott Fitzgerald)»

scelta da
Emanuela Martini

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Shonda Rhimes parla di Netflix e della diversity


Shonda Rhimes ha rilasciato a Variety diverse dichiarazioni sulla sua nuova avventura con il colosso streaming Netflix, sul suo nuovo sito Internet e sulla questione della diversity celebrata agli Oscar e agli Emmy.

A convincerla a firmare un contratto con Netflix dopo 15 anni con ABC è stata la promessa di una «strada totalmente aperta» per la sua compagnia di produzione Shondaland, ha detto la potente autrice televisiva americana. Aggiungendo che con Netflix: «Ho uno scenario aperto per fare qualsiasi cosa io voglia». Una libertà creativa cui, dopo 15 anni di restrizioni sui contenuti e sul tipo di programmi possibili sui network, le è risultata irresistibile. 

Il contratto, che si dice abbia un valore di 25 milioni di dollari all'anno, non è tra le cose che Rhimes ha voluto discutere, ma ha specificato che crede di non essere stata sufficientemente valorizzata, come molti altri artisti, dagli studios: «La Disney ha fatto 2 miliardi di dollari con Grey’s Anatomy. Io non ho due miliardi. Ho dovuto imparare come non essere fregata. Grey's è stata la mia prima serie e potete immaginarvi i termini del contratto del vostro primo Tv show»

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Con la sua compagnia Shondaland ha lanciato il mese scorso anche un sito Internet per riflettere su argomenti importanti di varia natura. Non è un sito dove si troveranno consigli di bellezza o altre frivolezze: «Non siamo interessati agli stili di vita: vogliamo parlare della vita». Il sito già ospita le sue videointerviste alla tennista Billie Jean King e alla ex first lady Michelle Obama.

«Amo che non sia una pagina solo per i fan delle mie serie, ma per la gente che vive pensando alle cose che succedono nel mondo in modo inclusivo. È un modo perché si divertano, leggano e partecipino a una conversazione. L'obiettivo è di dare una voce alla gente e avere un voce a disposizione che sia rilevante, affidabile e originale»

Rhimes ha poi espresso la sua frustrazione per il modo in cui il mondo dell'entertainment affronta il tema della diversity, sostenendo che se pur c'è più consapevolezza la mentalità deve ancora cambiare. Cosa che per Rhimes diventa evidente ogni volta che una persona di colore o una donna ha successo: «Oh mio dio! Ci sono neri in Tv e la gente li guarda!», ha esclamato sarcasticamente aggiungendo poi che siamo ancora in una situazione in cui un blockbuster come Wonder Woman viene definito un film da donne, per via della sua star e della sua regista Patty Jenkins. «Un film è un film è un film, ma deve avere un aggettivo davanti se non è per uomini bianchi».

Nel suo lavoro, dice: «La diversità tra attori, scrittori, registi e produttori è naturale perché questo è il mondo in cui vivo. Il mio mondo non funziona intorno allo stare attenti che tutti siano inclusi, perché l'inclusione è una conseguenza del fatto che c'è sempre gente di colore nel mio ufficio».

Infine le è stato chiesto se ha mai pensato di candidarsi in politica, e lei ha dato una risposta piuttosto definitiva: «No. Non si può scrivere mentre si fa campagna elettorale».

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